Avellino, i 10 dischi più ascoltati dall’9 al 15 giugno 2019

copertina uomo che urla musica
4' di lettura

Rieccoci all’appuntamento con la classifica settimanale dei dischi più ascoltati dagli avellinesi con Michele Acampora e Silvia Limongiello di Camarillo Brillo. Ricordate chi c’era in testa l’ultima volta?

10 – Vinicio Capossela – Ballate per uomini e bestie.

L’artista originario di Calitri è ormai da quasi 30 anni sulle scene, tra musica d’autore e world music. Polistrumentista eclettico, con undici album in studio all’attivo. Ballate per uomini e bestie è stato definito l’album più politico di Vinicio Capossela. Nel quale si augura un ritorno alla natura per uscire dai meccanismi perversi di questi tempi. Un disco importante, rappresentato in modo perfetto dal singolo “Il povero Cristo”.

9 – Jovanotti – Jova Beach Party.

Un mini album, con sette tracce. Il cantautore ha lavorato con sette produttori diversi e li ha registrati in altrettanti studi. IL disco anticipa di un mese il suo tour sulle spiagge /appunto il “Jova Beach Party”). E l’idea che accompagna questo lavoro è proprio quella di una festa collettiva. Come al solito il sound è vario. Spazia dal funk rock all’elettronica, dalla musica latina alla dance. Il consueto miscuglio di Jovanotti, che miracolosamente si tiene sempre. E bene.

8 – Pink Floyd – The division bell.

A venticinque anni dall’uscita, la Pink Floyd Records ripubblica “The Division Bell” su vinile blu trasparente come l’edizione limitata originale del 1994. L’album, l’ultimo inciso in studio dai Pink Floyd, è stato rimasterizzato dai nastri originali analogici da James Guthrie, Joel Plante e Doug Sax al Mastering Lab.

8 – Noel Gallagher – “Black Star dancing 12”.

L’ex Oasis sforna un disco dove sono presenti elementi glam alla David Bowie, un po’ di elettronica e la disco music anni ’80 alla Depeche Mode. E gli anni ’80, come avrete immaginato, caratterizzano il sound di questo lavoro di Gallagher. Ma non mancano momento quasi folk, come Sail on, un brano che è forse la gemma del disco
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6 – Santana – Africa speaks.

A distanza di tre anni dalla riuscitissima reunion della band storica per l’album “IV”, Santana va alla ricerca delle radici della musica a cavallo tra l’America Latina e quella anglosassone, mescolando ritmi e sonorità, con la supervisione garantita del produttore Rick Rubin. Negli studi di Malibu è stato realizzato “Africa speaks”, registrato quasi sempre in presa diretta, senza sovraincisioni o ripetizioni. A dominare l’opera sono la voce dalle inflessioni tribali di Concha Buika, cantante spagnola d’origine afroamericana, ed ovviamente la chitarra di Carlos, che modula le sue corde in maniera coerente all’atmosfera degli undici brani del disco.
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5 – Madonna – Madame X.

L’intramontabile regina del pop regala un disco che è anche un appassionante viaggio nella musica latino americana. Dal Portogallo, dove risiede, a Capoverde passando per un reggaeton in salsa carioca. Non mancano i consueti momenti dance e canzoni in stile Tom Tom Club. Un disco che potrebbe non piacere a qualche vecchio fan, ma è carico di energia.

4 – Ultimo – Colpa delle favole.

Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, è uno degli artisti pop italiani più amati del momento. Chiude con questo album una trilogia iniziata con Pianeti e continuata con Peter Pan. Una trilogia molto fortunata e che lo ha lanciato nell’olimpo pop made in Italy.

3 – Liberato – Liberato.

Alla fine Liberato davvero ha pubblicato un album. Si intitola “Liberato” ed è arrivato sulle piattaforme di streaming tra il 9 maggio (come la sua canzone) e il 10 maggio. Alcune canzoni sono già conosciute (“Guagliò”, “Oi Marì”, “Nunn’a voglio ‘ncuntrà”, “Tu me faje ascì pazz”, “Niente”. Fenomeno esploso nel 2017, cresciuto anche grazie a una sapiente operazione di marketing, mescola generi tipici della canzone napoletana degli ultimi venti anni.

2 – Joy Division – Unknown pleasures.

Il 15 giugno del 1979 la Factory Records pubblica “Unknown Pleasures”, album di debutto di un gruppo britannico guidato da un ragazzo nato nei pressi di Manchester, innamorato dei poeti romantici e del rock: Ian Curtis. L’anno dopo il ragazzo compie una scelta tragica, a soli 23 anni si lascia alle spalle una vita di arte e di sofferenza e, insieme ai Joy Division, lascia a noi uno degli album più importanti della storia della musica che amiamo. 40 anni dopo, il 14 giugno “Unknown Pleasuresa” viene riproposto in vinile 180 grammi di colore rosso rubino con una copertina alternativa che richiama il motivo del design originale.


1 – Bruce Springsteen – Western Stars

“Western Stars” è il titolo del nuovo lavoro di Bruce Springsteen, un appassionato e dolente viaggio attraverso un’America che probabilmente non c’è più, quella dei “perdenti” che popolano i 13 quadri dell’opera. Si parte in autostop per finire in un Motel di second’ordine, dopo aver attraversato deserti e stazioni, ora felici di avere ai propri piedi i fedeli stivali in un’alba di speranza, ora devastati dalla consapevolezza della propria mediocrità d’artista in un tramonto decadente. La musica incede con dei crescendo orchestrali di fiati ed archi che evocano a tratti le colonne sonore dell’epopea western. L’E-Street Band non c’è, ma in questo album non avrebbe avuto diritto di cittadinanza.

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