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Home / Fisco e tasse » Pignoramento / Come diminuire o annullare una cartella esattoriale

Come diminuire o annullare una cartella esattoriale

Vediamo in questo post come diminuire o annullare una cartella esattoriale anche alla luce di una recente sentenza della Cassazione. Quando non bisogna pagare interessi e sanzioni, come e quando applicare la prescrizione e quando il ricorso giudiziale o in autotutela consente di non pagare il debito.

di The Wam

Aprile 2024

Come diminuire o annullare una cartella esattoriale: ovvero cosa fare per ottenere e far valere le prescrizioni di sanzioni e interessi. Ma non solo, vediamo in questo post anche quando è possibile annullare il debito dopo un ricorso in autotutela o davanti al giudice. Cosa ha sancito una recente sentenza della Cassazione. (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Come diminuire o annullare una cartella esattoriale: la prescrizione

Partiamo dalla base: per capire come attivare la prescrizione per ridurre l’importo di una cartella esattoriale, è fondamentale conoscere le tempistiche specifiche per le imposte statali e locali.

La tempistica della prescrizione per imposte statali e locali

Le imposte dovute all’Erario, cioè allo Stato, hanno un termine di prescrizione di 10 anni. In questo gruppo ci sono le tasse sul reddito, come l’IRPEF per le persone fisiche, l’IRES per le società e l’IRAP per le attività produttive. Anche l’IVA e le imposte di bollo, ipotecarie e catastali, oltre all’imposta di registro, quelle sulle successioni e donazioni rientrano in questa categoria.

Per quanto riguarda le imposte locali, quelle che paghiamo a Comuni, Province e Regioni, la prescrizione è di 5 anni. Questa categoria include l’IMU e la TARI. Unica eccezione è il bollo auto, che si prescrive in soli 3 anni (è una imposta regionale).

La prescrizione inizia a decorrere dall’ultimo atto con cui si è richiesto il pagamento: può essere un avviso di accertamento o una cartella esattoriale. Ogni volta che riceviamo una comunicazione ufficiale, come una raccomandata A/R o una PEC, che intima il pagamento, il conteggio della prescrizione si azzera e riparte da capo.

Anche il comportamento del contribuente può influenzare la prescrizione: se si effettua una richiesta di pagamento o si decide di pagare a rate, la prescrizione si interrompe. Nel caso in cui ci fosse un inadempimento, il periodo di prescrizione ricomincia dall’ultimo pagamento effettuato.

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Quando si prescrivono sanzioni e interessi

In questo paragrafo, verifichiamo come e quando le sanzioni e gli interessi legati a una cartella esattoriale entrano in prescrizione. Ci basiamo sulle indicazioni fornite da una recente sentenza della Cassazione (la numero 4690 del 26 febbraio 2024).

Prescrizione di sanzioni e interessi

La Corte di Cassazione ha chiarito che le sanzioni e gli interessi associati a una cartella esattoriale si prescrivono in 5 anni. Avviene indipendentemente dal fatto che il tributo principale a cui si riferiscono possa avere un periodo di prescrizione di 10 anni.

Per esemplificare, prendiamo in considerazione una cartella esattoriale innescata da un accertamento fiscale, come quello relativo a una compravendita immobiliare esaminata dall’Agenzia delle Entrate:

Lo stesso principio si applica a situazioni diverse, come le sanzioni per mancato pagamento dell’IRPEF o per una dichiarazione dei redditi incompleta.

Questa distinzione è fondamentale per capire quali azioni bisogna intraprendere quando si riceve una cartella esattoriale e quali parti dell’atto possono essere “oggetto di sgravio “scontate” dopo un certo periodo di tempo.

Lo sconto parziale della cartella esattoriale

In questo paragrafo verifichiamo come ottenere uno sconto sulla cartella esattoriale, ci soffermiamo in particolare su sanzioni e interessi. E sempre in riferimento alla prescrizione.

Diritti del contribuente e prescrizione

Dopo cinque anni dalla notifica della cartella esattoriale, se non ci sono stati atti che interrompono la prescrizione (come un’intimazione di pagamento o un fermo amministrativo), il contribuente ha il diritto di chiedere uno sgravio parziale della cartella. Quello che riguarda appunto sanzioni e interessi. Questa possibilità si apre sia che il contribuente agisca in autotutela sia che decida di fare ricorso in tribunale.

Questa opzione è valida solo se il termine di prescrizione dell’imposta principale è di dieci anni. Se, al contrario, anche l’imposta principale si prescrive in cinque anni, al compimento di questo termine, il contribuente può richiedere lannullamento totale del debito. Un esempio pratico è rappresentato dalle cartelle per omesso versamento di IMU, TARI o multe stradali.

Come ridurre l’importo di una cartella esattoriale: procedura

In questo paragrafo, vediamo qual è la procedura corretta per ridurre l’importo di una cartella esattoriale, soprattutto quando si tratta di sanzioni e interessi e dopo un certo periodo di tempo.

Percorso verso lo sgravio

Se sono passati almeno cinque anni dall’ultimo avviso di pagamento senza che il contribuente abbia intrapreso azioni legali, non può più rivolgersi direttamente al giudice per chiedere uno sgravio della cartella. I termini per fare ricorso sono infatti specifici:

Il contribuente ha però ancora una possibilità: attendere un nuovo atto dell’Agente della Riscossione e presentare ricorso entro 60 giorni dalla notifica. Gli atti in questione possono essere: un’intimazione di pagamento, un preavviso di ipoteca o di fermo amministrativo, o persino un pignoramento.

Con il proprio avvocato, il contribuente può quindi chiedere al giudice competente di escludere sanzioni o interessi dalla cartella, ottenendo così una riduzione dell’importo dovuto.

Se il tributo oggetto della cartella esattoriale prescrive in cinque anni, il contribuente ha la possibilità, come abbiamo visto, di chiedere l’annullamento totale della cartella al completamento di questo termine.

Annullamento del debito: come procedere

Se ricevi una cartella o un avviso di pagamento dall’Agenzia delle entrate-Riscossione che ritieni ingiusto, hai il diritto di chiederne l’annullamento. Puoi farlo rivolgendoti direttamente all’ente che ha emesso la richiesta, al giudice, o chiedendo una sospensione del pagamento, che agirà come intermediario con l’ente per risolvere la questione.

Rivolgersi all’ente creditore per l’annullamento

Quando ricevi una richiesta di pagamento, è l’ente pubblico creditore (come INPS, Agenzia delle entrate, comuni) che l’ha emessa. Se credi di non dover quella somma o ne devi una parte minore, dovrai chiedere direttamente a questo ente di annullare o ridurre il debito. Questa operazione si chiama “sgravio” ed è una forma di autotutela, con la quale si richiede all’ente di correggere eventuali errori.

Se l’ente accoglie la tua richiesta, comunicherà all’Agenzia delle entrate-Riscossione di cancellare il debito dalla tua cartella. Se, invece, l’Agenzia non riceve la comunicazione, per legge dovrà procedere con la riscossione. Non esiste un termine ultimo per presentare la domanda di sgravio, ma è consigliabile farlo quanto prima. La legge prevede la possibilità di chiedere direttamente all’Agenzia la sospensione del pagamento in attesa che l’ente verifichi la tua situazione.

Fare ricorso al giudice

Se desideri contestare il debito, puoi rivolgerti all’autorità giudiziaria. Troverai le istruzioni per il ricorso direttamente sulla cartella o sull’avviso ricevuto, inclusi i dettagli su come presentarlo e a quale giudice. Se il giudice riconosce le tue ragioni, l’ente sarà obbligato ad annullare il debito.

Qualora l’ente non rispettasse la decisione giudiziaria, puoi avvalerti del “giudizio di ottemperanza” per far applicare la sentenza. In caso di irregolarità, è inoltre possibile segnalare la situazione al Garante del contribuente, fornendo i tuoi dati personali e il codice fiscale con una richiesta scritta.

L’annullamento del debito può essere totale o parziale. Nel primo caso, il tributo viene completamente cancellato; nel secondo, solo una parte. Dopo l’annullamento, seguirà il rimborso delle somme che hai già versato, in maniera totale o parziale a seconda del caso.

Come diminuire o annullare una cartella esattoriale
Nell’immagine un uomo taglia a pezzi una cartella esattoriale che è riuscito ad annullare.

FAQ (domande e risposte)

Come si prescrivono le imposte statali e quelle locali?

Le imposte dovute all’Erario, ovvero allo Stato centrale, hanno un termine di prescrizione di 10 anni. Questo intervallo include diverse tasse, come l’IRPEF, l’IRES, l’IRAP, l’IVA, e altre imposte specifiche come quelle di bollo, ipotecarie, catastali, di registro, sulle successioni e donazioni. Al contrario, le imposte richieste dagli enti locali, quali Comuni, Province e Regioni, cadono in prescrizione in 5 anni, ad eccezione del bollo auto che ha un termine di prescrizione di soli 3 anni.

Quando interrompe la prescrizione una raccomandata a.r.?

La prescrizione viene interrotta da ogni forma di comunicazione ufficiale inviata al contribuente, inclusi avvisi di accertamento o cartelle esattoriali. La ricezione di una diffida tramite raccomandata A/R o PEC azzera il conteggio della prescrizione, facendola ripartire da capo. Questo significa che ogni volta che il contribuente riceve un avviso legale di pagamento, il periodo per la prescrizione delle tasse dovute ricomincia dall’inizio.

In quanti anni si prescrivono sanzioni e interessi secondo la Cassazione?

La Corte di Cassazione ha stabilito che le sanzioni e gli interessi legati a una cartella esattoriale si prescrivono in 5 anni. Questa regola vale indipendentemente dalla durata della prescrizione del tributo principale a cui si riferiscono, che può essere di 10 anni. Questo significa che per le sanzioni e gli interessi si applica un termine di prescrizione più breve rispetto a quello dell’imposta di base.

Qual è il termine per impugnare una cartella esattoriale?

Il contribuente ha termini specifici per contestare una cartella esattoriale:

Questi termini iniziano a decorrere dall’ultimo atto di pagamento o comunicazione ricevuto dall’Agente della Riscossione.

Come può un contribuente ridurre l’importo di una cartella esattoriale?

Un contribuente può richiedere uno sgravio parziale o totale della cartella esattoriale, a seconda della situazione. Se sono trascorsi almeno cinque anni dall’ultimo atto senza interruzioni della prescrizione, e se i termini per fare ricorso sono scaduti, resta la possibilità di attendere un nuovo atto dell’Agente della Riscossione e presentare ricorso entro 60 giorni. Il contribuente può rivolgersi al giudice, tramite un avvocato, per chiedere la detrazione di sanzioni o interessi dalla cartella, o l’annullamento totale se il tributo principale ha un termine di prescrizione di cinque anni.

Cosa comporta la prescrizione di sanzioni e interessi per il contribuente?

La prescrizione di sanzioni e interessi comporta per il contribuente la possibilità di richiedere la riduzione dell’importo totale dovuto sulla cartella esattoriale. Dopo il periodo di prescrizione di cinque anni, senza interruzioni, il contribuente può chiedere lo sgravio delle sanzioni e degli interessi, alleggerendo significativamente l’onere finanziario rappresentato dalla cartella esattoriale. Questo meccanismo offre una via d’uscita per alleggerire il debito fiscale in presenza di specifiche condizioni legate al tempo e alle azioni intraprese dal contribuente e dall’Amministrazione Finanziaria.

Come posso richiedere l’annullamento di una cartella esattoriale che considero ingiusta?

Se ritieni che la richiesta di pagamento indicata nella cartella esattoriale non sia corretta, hai diverse opzioni per chiederne l’annullamento. Puoi rivolgerti direttamente all’ente creditore che ha emesso la richiesta, come l’INPS, l’Agenzia delle entrate o il comune. Questa procedura è nota come “autotutela” e ti permette di chiedere all’ente di correggere eventuali errori, annullando il debito in tutto o in parte. Se l’ente accetta la tua richiesta, informerà l’Agenzia delle entrate-Riscossione, che procederà a cancellare il debito dalla tua cartella. Alternativamente, puoi chiedere una sospensione della cartella direttamente all’Agenzia delle entrate-Riscossione in attesa dell’esito delle verifiche. Non c’è una scadenza precisa per inoltrare la tua richiesta, ma è consigliabile agire il prima possibile.

Cosa succede se il giudice accoglie il mio ricorso contro la cartella esattoriale ma l’ente non annulla il debito?

Se decidi di impugnare la cartella esattoriale tramite ricorso giudiziario e il giudice si pronuncia a tuo favore, l’ente creditore è obbligato per legge ad annullare il debito. Tuttavia, se l’ente non dovesse adeguarsi alla sentenza, hai la possibilità di intraprendere un “giudizio di ottemperanza”. Questa procedura ti permette di insistere affinché l’ente rispetti quanto deciso dal giudice, applicando l’annullamento del debito come stabilito. Inoltre, per qualsiasi irregolarità, puoi rivolgerti al Garante del contribuente presentando una segnalazione scritta, in cui specifichi i tuoi dati personali e il codice fiscale, per ottenere ulteriore assistenza nella risoluzione del tuo caso.

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