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Badante, come gestire le dimissioni

Come gestire le dimissioni di una badante? Ecco tempistiche di preavviso e obblighi del datore di lavoro.

di Carmine Roca

Aprile 2024

In questo articolo vedremo come gestire le dimissioni di una badante (scopri le offerte di lavoro e i concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Come gestire le dimissioni di una badante: quanto preavviso?

Dare le dimissioni è un diritto della badante, ma cosa succede quando la lavoratrice domestica decide di lasciare il posto di lavoro?

Prima di tutto la badante che intende dimettersi deve dare un tempo di preavviso, che si riduce del 50% rispetto a quello che deve rispettare il datore di lavoro in caso di licenziamento.

Le tempistiche variano a seconda degli anni di anzianità maturati presso lo stesso datore di lavoro e dalle ore lavorate durante la settimana.

Con meno di 25 ore di lavoro settimanale, la badante deve dare un preavviso:

Invece, se la badante presta servizio per 25 o più ore a settimana, in caso di dimissioni deve dare un preavviso:

Le dimissioni in forma scritta, per il contratto Colf e Badanti non è obbligatoria, ma è una condizione fondamentale per la tutela del lavoratore e del datore di lavoro.

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Come gestire le dimissioni di una badante: quali obblighi del datore di lavoro?

Una volta ricevuta la comunicazione delle dimissioni della badante e in seguito all’ultimo giorno di lavoro concordato, il datore di lavoro è chiamato ad adempiere alcuni compiti per evitare di incorrere in sanzioni.

Entro 5 giorni dalla data di cessazione del contratto di lavoro, dovrà comunicare i dati necessari all’INPS, attraverso la procedura telematica con autenticazione SPID. Va bene anche tramite contact center telefonando ai numeri 803 164 da rete fissa o 06 164 164 da rete mobile.

Una volta concluso il rapporto di lavoro, il datore di lavoro dovrà elaborare l’ultimo cedolino paga, per calcolare in modo corretto e in tempo utile i contributi da versare alla badante dimissionaria.

Nell’ultima busta paga vanno inseriti TFR, la tredicesima e ferie maturate, oltre alle ore di lavoro del mese di competenza e gli eventuali straordinari effettuati.

I contributi vanno pagati entro 10 giorni dalla data di cessazione. Infine alla badante va consegnata, assieme all’ultima busta paga, anche la Certificazione Unica.

Dimissioni di una badante senza preavviso: cosa succede?

Ma se, per caso, la badante dovesse dimettersi senza dare il giusto preavviso al suo datore di lavoro, cosa accadrebbe?

In questo caso, alla badante verrebbe decurtata un’indennità di importo pari alla retribuzione corrispondente del periodo di preavviso non concesso.

In pratica, se la badante è tenuta a dare 8 giorni di preavviso al suo datore di lavoro, in caso di mancato rispetto delle tempistiche, verranno decurtate le ore di lavoro previste in quel periodo, per una busta paga più “leggera”.

Dimissioni di una badante senza preavviso, ma per giusta causa: è possibile?

Attenzione, però: se la badante si dimette per giusta casa, allora non dovrà dare alcun preavviso al suo datore di lavoro e questi sarà chiamato a versare per intero il periodo di preavviso.

Le dimissioni per giusta causa possono essere presentate qualora sia evidente il mancato rispetto del contratto da parte del datore di lavoro, ad esempio quando viene meno il rispetto dei turni di riposo o non vengono pagati stipendio o contributi, oppure quando non vengono corrisposte le ore di straordinario effettuate.

Inoltre, le dimissioni per giusta causa possono essere presentate anche quando è riconosciuto un comportamento inopportuno da parte del datore di lavoro, colpevole di molestie, violenze o del mancato rispetto della privacy della badante.

Come gestire le dimissioni di una badante
Come gestire le dimissioni di una badante: in foto una badante a passeggio con un anziano.

Faq sul lavoro domestico

Badante con vitto e alloggio: quali sono le regole?

In materia di vitto e alloggio, il contratto stabilisce due regole:

In caso di badante convivente bisogna versare i contributi previdenziali?

In ambito domestico, non vi è un orario lavorativo settimanale minimo per le colf, ma è importante notare che i contributi previdenziali versati all’INPS dal datore di lavoro sono maggiori per contratti part-time inferiori a 24 ore settimanali. Per contratti di 25 ore settimanali, i contributi INPS sono fissi e non dipendono dall’ammontare della retribuzione.

Quante ore di permesso spettano a una badante?

L’articolo 20 del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) riguardante le assenze e i permessi stabilisce che alle badanti conviventi spettano 16 ore annue di permessi. Questo totale si riduce a 12 ore in due situazioni specifiche: se la badante ha un contratto di lavoro part-time con il datore di lavoro, o se, pur non essendo convivente, lavora almeno 30 ore settimanali.

Quali sono i doveri principali di una badante?

principali doveri di una badante includono la somministrazione di cure personali come il bagno, la vestizione e l’igiene, la preparazione dei pasti, la gestione delle terapie mediche e l’assistenza nelle attività quotidiane. Inoltre, è importante fornire compagnia e supporto emotivo agli anziani.

Come si può pagare una badante?

Il compenso per la badante può essere pagato tramite diverse modalità, quali contanti, assegno, o tramite trasferimento bancario. In quest’ultima opzione, è necessario utilizzare l’IBAN del lavoratore. Il metodo di pagamento scelto sarà poi riportato in ogni busta paga prodotta.

Una badante pensionata può essere riassunta dallo stesso datore di lavoro?

Dopo aver avuto accesso al collocamento a riposo e aver scelto di tornare a lavoro, è possibile sia svolgere di nuovo le stesse mansioni di prima, sia cambiare del tutto professione o mettersi in proprio. La normativa nazionale non prevede dei limiti per la riassunzione presso lo stesso datore di lavoro. Nel caso di colf e badanti quindi, dopo la pensione, è possibile tornare a lavorare presso la stessa famiglia di prima.

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