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Come ridurre una cartella esattoriale

Vediamo in questo post come ridurre una cartella esattoriale. E quindi come verificare se c’è la prescrizione di sanzioni e interessi. Ma non solo, come accertarsi se il debito non è più dovuto e quali strumenti attivare per evitare le richieste dell’Agenzia delle Entrate.

di The Wam

Marzo 2024

Come ridurre una cartella esattoriale e quindi come verificare la prescrizione di sanzioni o interessi. In questo post vediamo anche quando il debito non è più dovuto e conviene presentare un ricorso al tribunale. (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cartella esattoriale, primi sgravi dopo 5 anni

Esistono delle vie legale per ridurre l’importo della cartella esattoriale, soprattutto quando si tratta di debiti relativi a imposte statali come IVA e IRPEF. La legge prevede che, trascorsi cinque anni dal rilascio, queste cartelle possano essere ridotte. Il motivo? Interviene il meccanismo della prescrizione, che, per determinate parti della somma dovuta, scatta appunto dopo il quinto anno dall’emissione della cartella. Tuttavia, è importante ricordare che il tributo principale rimane esigibile fino a dieci anni.

La questione si concentra sull’interpretazione di una recente ordinanza della Cassazione (n. 4960/2024, datata 26 febbraio 2024), che ha riconosciuto il diritto di un contribuente a non pagare l’intero importo richiesto, evidenziando così la possibilità di contestare determinate richieste di pagamento emesse dall’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Questo scenario apre una porta verso la possibilità di negoziazione o contestazione, ma richiede di procedere con ordine e ponendo attenzione ai dettagli.

Quando si prescrive la cartella esattoriale

Per affrontare il tema della prescrizione delle cartelle esattoriali, dobbiamo partire da una comprensione chiara delle regole che governano il tempo entro il quale lo Stato può richiedere il pagamento delle imposte. Queste regole sono fondamentali per ogni contribuente: offrono la possibilità di vedere ridotto o annullato il proprio debito fiscale in specifiche condizioni.

Le imposte che si devono allo Stato centrale, come ad esempio l’IRPEF (imposta sui redditi delle persone fisiche), l’IVA (imposta sul valore aggiunto) e altre tasse legate alla proprietà o alle successioni, hanno un periodo di prescrizione di dieci anni. Questo significa che, passato questo periodo di tempo senza che sia stata avanzata una richiesta di pagamento, il debito fiscale non può più essere riscosso.

IMU e TARI

Le tasse e le imposte locali, quelle cioè destinate a Comuni, Province e Regioni, come l’IMU (Imposta Municipale Unica) o la TARI (tassa sui rifiuti), hanno un periodo di prescrizione più breve: cinque anni. Esiste un’eccezione a questa regola: il bollo auto, che ha un termine di prescrizione ancora più breve, di soli tre anni.

La prescrizione inizia a decorrere dall’ultimo atto con cui il contribuente viene invitato a saldare il debito, che sia un avviso di accertamento o una cartella esattoriale. C’è da aggiungere che ogni comunicazione ufficiale, come una diffida inviata per raccomandata o per posta elettronica certificata (PEC), interrompe la prescrizione e fa partire nuovamente il conteggio.

Inoltre, qualsiasi azione intrapresa dal contribuente, come la richiesta di un pagamento dilazionato o il pagamento stesso di una rata, interrompe la prescrizione. Questo aspetto è determinante perché implica che, in presenza di questi atti, il periodo a disposizione dello Stato per richiedere il pagamento si azzera e riparte da capo, offrendo potenzialmente più tempo per la riscossione del debito.

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Quando si prescrivono sanzioni e interessi

Oltre alla prescrizione delle imposte, un aspetto fondamentale riguarda la prescrizione di sanzioni e interessi legati alla cartella esattoriale. È un tema tocca direttamente il portafoglio del contribuente, offre infatti opportunità significative per lai riduzione del debito totale dovuto.

Prescrizione in 5 anni

La Cassazione, con specifici riferimenti normativi, ha chiarito che le sanzioni e gli interessi legati a una cartella esattoriale seguono una logica di prescrizione autonoma rispetto al tributo principale. Significa che, indipendentemente dal periodo di prescrizione dell’imposta a cui si riferiscono, sanzioni e interessi si prescrivono in 5 anni.

Questa distinzione è importante, soprattutto per cartelle esattoriali complesse, che includono diverse tipologie di debiti e sanzioni. Per esempio, una cartella che deriva da un accertamento fiscale per l’omesso pagamento dell’IVA può contenere, oltre all’imposta principale, anche sanzioni e interessi. Mentre l’imposta può essere soggetta a una prescrizione decennale, le sanzioni e gli interessi che vi sono associati cadono sotto la regola quinquennale.

Esempi pratici

Per rendere il concetto ancora più chiaro, possiamo considerare alcuni casi specifici:

Diritto allo sgravio parziale

Il punto di forza di questa distinzione normativa sta nella possibilità, per il contribuente, di richiedere uno sgravio parziale della cartella esattoriale dopo il quinto anno dalla sua ricezione, a patto che non siano intervenuti atti interruttivi della prescrizione. Questa opzione si rivela un vantaggio notevole per chi cerca di ridurre il proprio carico fiscale. Può essere applicata sia in autotutela sia attraverso il ricorso al giudice (vediamo in questo post come funziona la sospensione della cartella esattoriale).

Come farti ridurre la cartella esattoriale

La questione di come ridurre l’importo di una cartella esattoriale è una delle più sentite dai contribuenti. Capire il percorso da seguire può fare la differenza tra un onere fiscale insostenibile e una situazione finanziaria gestibile.

Termini per il ricorso

Il punto di partenza è la consapevolezza dei termini entro cui è possibile impugnare una cartella esattoriale. Questi termini variano in base alla natura del debito:

Una volta superati questi termini senza aver presentato ricorso, il contribuente non perde tutte le speranze. Rimane, infatti, una possibilità: attendere un nuovo atto da parte dell’Agente della Riscossione.

Attesa del nuovo atto e ricorso

Dopo l’ultimo avviso di pagamento, se sono trascorsi almeno cinque anni, il contribuente entra in una fase in cui non può agire direttamente contro la cartella esattoriale originaria per via dei termini di ricorso scaduti. Tuttavia, è possibile attendere un successivo atto dell’Agente della Riscossione, come:

Al ricevimento di uno di questi atti, il contribuente ha 60 giorni di tempo per presentare ricorso contro di esso. In questo scenario, l’assistenza di un avvocato diventa cruciale. L’avvocato può guidare il contribuente nella procedura di ricorso, mirando a ottenere una riduzione dell’importo dovuto attraverso la detrazione di sanzioni o interessi prescritti.

Riduzione totale in casi di prescrizione

Un’ultima considerazione riguarda i casi in cui la prescrizione dell’imposta stessa è di cinque anni. In queste situazioni, al compimento del quinto anno, il contribuente ha il diritto di richiedere l’annullamento totale del debito. Si applica, ad esempio, a cartelle esattoriali relative a imposte locali come IMU e TARI, o a multe stradali, dove non sono intervenuti atti a interrompere la prescrizione.

Con queste strategie, il contribuente ha a disposizione diverse vie per cercare di ridurre l’onere delle cartelle esattoriali. La conoscenza approfondita delle normative e la tempestività nell’agire sono elementi chiave per navigare con successo in queste acque spesso turbolente.

Come ridurre una cartella esattoriale
Nell’immagine un uomo strappa una cartella esattoriale: ha capito che è andata in prescrizione.

FAQ (domande e risposte)

Come ottenere riduzione su cartella esattoriale dopo 5 anni?

Per ottenere una riduzione su una cartella esattoriale dopo 5 anni, il contribuente deve verificare se sono trascorsi almeno cinque anni dall’ultimo atto di notifica senza che siano intervenuti eventi che hanno interrotto la prescrizione. Se si tratta di sanzioni e interessi legati a imposte statali, queste potrebbero essere soggette a sgravio in quanto si prescrivono in cinque anni. Il contribuente può richiedere la riduzione direttamente all’ente creditore o, in alcuni casi, attraverso un ricorso al giudice, specialmente se non sono intervenuti atti interruttivi della prescrizione.

Quali imposte hanno prescrizione di 10 anni per cartelle esattoriali?

Le imposte che hanno una prescrizione di 10 anni per le cartelle esattoriali includono quelle dovute allo Stato centrale, come l’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto), l’imposta di bollo, l’imposta ipotecaria e catastale, l’imposta di registro, e quella sulle successioni e donazioni. Queste imposte, a differenza di quelle locali, hanno un arco temporale più lungo entro il quale l’ente creditore può richiederne il pagamento.

Come interrompe la prescrizione una cartella esattoriale?

La prescrizione di una cartella esattoriale viene interrotta da qualsiasi atto formale inviato al contribuente, come un’avviso di accertamento, una diffida tramite raccomandata o PEC, o anche la richiesta di pagamento a rate da parte del contribuente stesso. Ogni volta che si verifica uno di questi eventi, il periodo di prescrizione riparte da capo, dando all’ente creditore più tempo per richiedere il pagamento del debito.

In quali casi sanzioni e interessi si prescrivono in 5 anni?

Le sanzioni e gli interessi si prescrivono in 5 anni in casi dove sono legati a cartelle esattoriali, indipendentemente dal periodo di prescrizione dell’imposta principale a cui si riferiscono. Questo significa che per sanzioni e interessi legati sia a imposte statali che a controlli fiscali specifici, il termine entro cui possono essere richiesti si limita a cinque anni dalla notifica dell’atto.

Quando un contribuente può richiedere lo sgravio parziale di sanzioni?

Un contribuente può richiedere lo sgravio parziale di sanzioni quando, a partire dal quinto anno dal ricevimento della cartella esattoriale e in assenza di atti che hanno interrotto la prescrizione, si verifica che le sanzioni e gli interessi sono prescritti. Questo sgravio può essere richiesto sia direttamente in autotutela che, se necessario, tramite ricorso al giudice.

Quali sono i termini per ricorrere contro una cartella esattoriale?

I termini per ricorrere contro una cartella esattoriale variano in base alla natura del debito:

Se questi termini sono scaduti senza aver presentato ricorso, il contribuente ha l’opzione di attendere un nuovo atto da parte dell’Agente della Riscossione per presentare ricorso contro di esso entro 60 giorni dalla sua ricezione.

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