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Home / Diritto » Invalidità Civile » Previdenza e Invalidità / Come scegliere l’amministratore di sostegno

Come scegliere l’amministratore di sostegno

Come scegliere l’amministratore di sostegno? Cosa deve valutare il giudice competente per la nomina? Ecco chi può essere designato e cosa sapere.

di Carmine Roca

Maggio 2024

Vediamo insieme come scegliere l’amministratore di sostegno e quando occorre farlo (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

A chi occorre l’amministratore di sostegno?

L’amministratore di sostegno è la figura riconosciuta dalla legge che affianca coloro i quali, affetti da infermità o da una menomazione fisica o psichica, sono impossibilitati, anche in modo parziale o temporaneamente, a provvedere ai propri interessi.

La nomina di un amministratore di sostegno può essere richiesta tanto per gli anziani o per le persone con disabilità, quanto per i tossicodipendenti, i detenuti, gli alcolisti o per i malati terminali.

Per tutti loro, il giudice tutelare provvederà a nominare una persona che si prenda cura di loro e del loro patrimonio.

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Come scegliere l’amministratore di sostegno?

Ma come scegliere l’amministratore di sostegno? In primo luogo, come sentenziato dalla Corte di Cassazione civile, sezione I (sentenza numero 19596 del 26 settembre 2011), il criterio fondamentale per la scelta da parte del giudice, “è esclusivamente quello che riguarda la cura e gli interessi della persona beneficiata”.

Questo criterio assicura, a chi deve decidere, un’ampia facoltà di valutazione su quale sia il miglior soggetto da scegliere come amministratore.

L’articolo 408 del codice civile sancisce che l’elenco delle persone indicate come potenziali amministratori di sostegno, sulle quali deve ricadere la scelta del giudice,non contiene alcun criterio preferenziale in ordine di elencazione, perché ciò contrasterebbe con l’ampio margine di discrezionalità nella scelta riconosciuta dalla legge al giudice di merito, finalizzata esclusivamente agli interessi della persona beneficiaria”.

Amministratore di sostegno: chi può essere nominato?

Sempre l’articolo 408 del codice civile indica i criteri a cui il giudice deve fare riferimento per la scelta dell’amministratore di sostegno.

La nomina può essere espressa direttamente dall’interessato, tramite una designazione anticipata.

Oppure la preferenza viene accordata ai familiari, come:

Solo in presenza di gravi motivi, la nomina dell’amministratore di sostegno viene effettuata indicando persone esterne alla cerchia familiare. Ne è un esempio la nomina di avvocati specializzati nel settore.

La legge vieta agli operatori dei servizi sociosanitari che hanno in cura la persona di ricoprire l’incarico di amministratore di sostegno.

Come scegliere l’amministratore di sostegno: quali sono i compiti del giudice?

Il giudice chiamato a decidere della nomina dell’amministratore di sostegno, dovrà accertarsi, in maniera rigorosa, dei rapporti che intercorrono tra il beneficiario e il familiare designato.

Dovrà verificare, in pratica, se sono presenti conflitti o dissapori tra beneficiario e familiare, tali da ledere la tutela degli interessi e della cura del soggetto debole.

Il giudice dovrà dare ascolto all’interessato, al quale andrà chiesto il parere sulla scelta dell’amministratore di sostegno. È ugualmente rilevante anche l’audizione dei soggetti coinvolti.

Nel caso in cui il giudice dovesse nominare un soggetto estraneo alla cerchia familiare, è fondamentale che questi crei con i familiari del beneficiario un rapporto di reciproco scambio di informazioni.

L’articolo 410 del codice civile, però, stabilisce che l’amministratore di sostegno debba “tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere” e non i familiari dell’assistito.

Ma è comunque vero, però, che la legge numero 6 del 2004 tutela il soggetto debole garantendogli l’inserimento sociale, non isolandolo dalla propria famiglia di origine.

Come scegliere l’amministratore di sostegno
Come scegliere l’amministratore di sostegno: in foto un giudice nomina l’amministratore di sostegno.

Faq sull’amministratore di sostegno

L’amministratore di sostegno riceve un compenso per svolgere il suo ruolo?

La gestione dell’amministrazione di sostegno è regolata dall’articolo 379 del codice civile, norma che tratta la tutela ma si applica anche all’amministrazione di sostegno grazie al richiamo dell’articolo 411, comma 1. Questa normativa sottolinea la tendenziale gratuità dell’incarico, ma prevede che il Giudice Tutelare possa autorizzare un’equa indennità per l’amministratore, considerando il patrimonio del beneficiario e la complessità dell’amministrazione.

Cosa viene valutato quando si decide di assegnare una indennità?

Il giudice prende in considerazione vari fattori per decidere se assegnare un’indennità e di quale importo. Questi fattori possono includere:

Chi controlla l’operato dell’amministratore di sostegno?

Le funzioni di amministrazione e rappresentanza svolte dal tutore devono essere monitorate dal Giudice Tutelare. Periodicamente, il tutore deve presentare al giudice un rapporto dettagliato sulle attività condotte a beneficio della persona interdetta. Le azioni che vanno oltre la gestione ordinaria richiedono l’approvazione del giudice tutelare, come indicato dall’articolo 374 del Codice Civile.

Cosa non può fare l’amministratore di sostegno?

Tra i compiti che non rientrano nelle responsabilità dell’amministratore di sostegno, si annoverano:

  1. L’acquisto di beni senza l’approvazione del giudice tutelare, a eccezione dei mobili necessari per la gestione domestica e patrimoniale del tutelato.
  2. L’accettazione o la rinuncia di eredità.
  3. La stipulazione di contratti di affitto per immobili o l’impulso di azioni legali.

Se c’è una indennità l’amministratore di sostegno può essere definita una professione?

La presenza di un’indennità non trasforma automaticamente il ruolo di amministratore di sostegno in una professione. Secondo la legge, il ruolo dell’amministratore di sostegno è principalmente visto come un servizio di solidarietà e non come un’attività professionale. Tuttavia, quando l’incarico è assunto da professionisti e comporta un impegno significativo, la questione diventa più sfumata.

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