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Comprare casa: quale tipologia di tasso scegliere?

Qual è il miglior tasso per acquistare casa senza intaccare la liquidità? Ecco qualche consiglio e gli aspetti da valutare.

di The Wam

Dicembre 2023

Chi si appresta ad acquistare una casa e non ha sufficienti fondi a disposizione oppure non vuole intaccare eccessivamente i propri risparmi, può richiedere un mutuo, ossia un finanziamento finalizzato all’acquisto di un’abitazione da adibire a residenza principale oppure di una seconda casa.

Gli aspetti da valutare prima di scegliere, richiedere e, in caso di approvazione da parte della finanziaria, sottoscrivere il contratto per il mutuo, sono numerosi; tra i più importanti rientra il tasso d’interesse, il quale, influendo sull’ammontare delle rate e sull’importo totale da restituire, può rendere il prodotto scelto più o meno vantaggioso.

Ogni banca offre ai propri clienti condizioni e prodotti diversi, in grado di soddisfare differenti esigenze; ad esempio il mutuo prima casa ING può essere sottoscritto con tasso fisso, variabile oppure fisso rinegoziabile, ossia di tipo misto. In questo articolo vi spiegheremo quali sono le differenze tra le tre tipologie di tasso di interesse e come capire quale risponde meglio alle proprie necessità e possibilità economiche.

Tasso fisso, variabile e misto: caratteristiche e differenze

I due principali tipi di tasso d’interesse che possono venire applicati a un mutuo sono quello fisso e quello variabile.

Il tasso fisso viene stabilito una volta sola prima della stipula del contratto e non può subire cambiamenti o variazioni per tutta la durata del mutuo; questo significa che il mutuatario conosce fin da subito l’ammontare delle rate mensili e, a meno che non incorra in interessi di mora, non avrà nessun tipo di sorpresa per i successivi dieci, venti o trent’anni.

Sebbene la percentuale venga calcolata tenendo conto dell’indice EURIRS (Euro Interest Rate Swap), le oscillazioni, in positivo o in negativo, non influiranno mai sul tasso d’interesse e le rate non subiranno adattamenti, né in positivo né in negativo.

Diversamente da questo, il tasso variabile è legato alle oscillazioni dell’EURIBOR (Euro InterBank Offered Rate) e può aumentare o diminuire a seconda dei movimenti di quest’ultimo. Per questo motivo, chi stipula un mutuo con questo tipo di tasso d’interesse può, di mese in mese, vedere le rate aumentare o diminuire, anche in modo drastico.

Una terza tipologia di tasso d’interesse è data da quello misto o rinegoziabile, il quale consente al mutuatario di passare, ogni 5 o 10 anni, dal tasso fisso a quello variabile, effettuando periodicamente una rinegoziazione del mutuo.

Qual è il tasso d’interesse più conveniente?

Se ci si chiede quale sia il tasso più conveniente, è bene sapere che non esiste una risposta universale e definitiva a questa domanda.

La convenienza è infatti data da molti fattori, a partire dai tassi stabiliti dalle banche, fino alle possibilità finanziarie individuali e ai propri obiettivi a lungo termine.

Il tasso fisso, sebbene in genere un po’ più alto rispetto a quello variabile, potrebbe rispondere meglio alle esigenze di chi non ha grandi disponibilità finanziarie e non sarebbe in grado di sostenere un mutuo molto più elevato rispetto a quello di partenza; il tasso d’interesse variabile potrebbe invece essere più indicato per chi ha una predisposizione al rischio elevata, ossia può rischiare di veder lievitare la rata mensile del mutuo.

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