Salvate l’Italia, ogni due Iphone comprate un Brondi

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C’è sempre un esponente della Lega che si diletta a proporre norme che aprono finti dibattiti su finte questioni. Le ultime due riguardano la tutela della musica leggera italiana (sic), e la modifica della legge sulla modica quantità, in riferimento alle sostanze stupefacenti: come dire, mettiamo sullo stesso piano chi fuma una canna di erba e chi spaccia eroina.

Sono finte questioni, perché vengono date in pasto al pubblico dibattito come strumento di distrazione di massa. In realtà siamo dalle parti del più puro surrealismo. O meglio: preferiamo pensare siano solo delle provocazioni. Se così non fosse, se cioè i leghisti col tricolore fossero davvero convinti di quello che dicono, beh, allora ci muoviamo su un terreno diverso, prossimo a un trattamento sanitario obbligatorio. Ma la cosa che sorprende è un’altra (ma davvero sorprende ancora?): che ci sia gente convinta che quelle proposte siano anche buone e giuste.

Addio champagne, solo spumante
Addio champagne, solo spumante

Champagne vietato e solo jeans italiani: addio Levi’s

Proviamo allora ad allargare il discorso, sugli effetti che la proposta leghista potrebbe avere. E sulle straordinarie conseguenze per le industrie tricolori. Partiamo dalla tecnologia: ogni cinque cellulari venduti uno deve essere italiano, si procede a sorteggio, chi è “fortunato” si becca un Brondi, anche se voleva l’ultimo Iphone. E lo champagne? Quello lo escludiamo del tutto, per difendere la spumantosità italiana e per solidarietà con i gilet gialli (il vino transalpino scordatevelo e se qualcuno cita un “buon Bordeaux”, segnalatelo al ministero dell’integrità nazionale). Sarà possibile acquistare un jeans Levi’s (o comunque straniero), ogni sette italiani: Gas, Denim o Fiorucci (ma li fanno ancora?). L’acquisto di prodotti Benetton è evitabile, per dissapori dell’azienda con Toninelli.

Il ritorno del chinotto
Il ritorno del chinotto

Un chinotto è meglio della Coca Cola

Le normative riguardano anche la Coca Cola (viva il chinotto), gli alcolici (promuoviamo gli amari italiani, la grappa e il ritorno del mitico rosolio).

Sulle auto la discussione è aperta, anche se il governo sarebbe propenso a ridurre la vendita di auto francesi e tedesche favorendo marche italiane (un po’ a malincuore, sai, questi Agnelli e discendenti…), e russe (mah), o americane (eccetto la Tesla, perché Elon Musk è antipatico).

Stesa storia sui computer: l’italiana Microtech sarà sempre preferibile a Apple e affini. Ci fermiamo qui perché l’elenco è interminabile e non vorremmo annoiare i nostri italianissimi lettori.

Ma come, imitiamo Macron?
Ma come, imitiamo Macron?

Lo fanno i francesi, perché noi no?

Direte: ma i francesi tutelano la loro musica. Vero, ma non è che tutti quelli che fanno cazzate li dobbiamo imitare. I cugini transalpini – per intenderci – chiamano i computer élaborateur, il set point nel tennis, balle du set e l’Aids il Sida…

O vogliamo imporre a Michele Acampora e Silvia Limongiello di Camarillo Brillo l’obbligo di affibbiare al povero cliente un disco italiano per ogni due acquisti stranieri (giammai)?

In galera per uno spinello
In galera per uno spinello

In galera i 4 milioni di consumatori di erba (italiani)

Simpatica anche la questione della “dose minima” di stupefacenti. La normativa attuale non prevede la denuncia per chi è sorpreso con pochi grammi di droga, ma la segnalazione alla prefettura come assuntore abituale (e con conseguenze serie, come il ritiro della patente). I prodi in felpa verde consigliano il carcere… Lo dite voi al leghista di turno che in Italia i consumatori di marijuana sono quattro milioni (dallo studente fattone al professionista affermato): che facciamo, tutti dietro le sbarre? Rinchiusi magari insieme a trafficanti e spacciatori di coca.

La ratio della proposta è semplice: la marijuana fa male, quindi proibizione assoluta (e il proibizionismo ha già sancito negli anni il suo totale fallimento). Sarà vero (che fa male, benissimo certo non fa), ma allora perché non vietare vino, birra, superalcolici, burro, strutto, margarina, gratta e perdi, lotto, superenalotto, corse dei cavalli, poker on line e via elencando. Niente di tutto è salutare (per il corpo, le tasche e la mente).

Tramonto italiano
Tramonto italiano

Godetevi un tramonto tutto italiano

Quando lo Stato vuole imporre gusti musicali e stili di vita in genere – dopo decenni di vita più o meno democratica – fa ridere. Il problema è che se il governo insiste, se davvero ci crede, quel sorriso toglietevelo dalla faccia. O magari, sorseggiando un chinotto in un tramonto da post su facebook (ma presto ci sarà un social tricolore), armeggiando con il vostro Brondi nuovo di zecca sulle note dolci di Noemi, guardate negli occhi la vostra ragazza e urlate al mondo, avvolti in un magico tricolore, la vostra totale, assoluta, meravigliosa italianità.

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