La rabbia degli Ultras: noi vittime di un esperimento sociale

Le tifoserie italiane si ribellano al sistema: "Non siamo laboratori per esperimenti sociali"


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Diverse tifoserie organizzate italiane di calcio, basket e altri sport (tra cui la Curva Sud Avellino e gli Original Fans della Scandone), hanno firmato, insieme ad tante altre curve importanti, un comunicato durissimo, dove si attaccano le istituzioni sul fatto che le curve ormai sono diventate un laboratorio sperimentale. In questi giorni, i tifosi, hanno sottolineato come sia stati utilizzati per una serie di esperimenti sociologici sul comportamento dei singoli, cosi da studiarne la reazione. Al centro del dibattito il trattamento riservato ai tifosi ospiti avvenuti a Torino e a Brescia, con i tifosi in trasferta posizionati in mezzo alle tifoserie di casa. Gli ultras puntano il dito contro chi applica queste politiche, intravedendo la volontà di sradicare i movimenti ultras per far posto a “spettatori muti e paganti”

Insomma, atteggiamenti che le tifoserie organizzate non tollerano e alzano la voce con un comunicato durissimo. Un comunicato che promette battaglia. Le tifoserie vogliono restare libere, senza esser usate per testare la psicologia umana. E di questo tema se ne parlerà moltissimo, soprattutto dopo questo comunicato. Le ti

Vi alleghiamo il testo completo, cosi da comprendere al meglio la reale situazione dei fatti denunciati.

A firmare il comunicato decine di tifoserie: Avellino, Orginal Fans Avellino, Curva Nord Catania, Palermo, Salerno, Foggia Nord/sud, Vicenza, Messina, Trapani, Benvento, Empoli, Caserta, Potenza, Viterbo, Pordenone, Cremona, Alessandria, Panthers Curva Nord, Venezia Basket, Veneziamestre 1897, Curva Sud Veneziamestre, Curva Est Terni, Siena, Cerignola, Siracusa, Vercelli, Pistoia, Grosseto, Gubbio, Cesena, Ravenna, Novara, Manfredonia, Rimini, Casale, Sambenedettese, Fano, Altamura, Fermo, Casarano, Modica, Andria, Pesaro, Rieti, Avezzano, Sante Egidio, libera, Sciacca, Salò, Sesto, chieti, Pavia, Varese, Ispica, Francavilla, Eboli, Spinazzola, curva Nord Monopoli, Canosa, Recanati,chieti, Pavia, Varese, Ispica, Francavilla, Eboli, Spinazzola, Curva Nord Monopoli, Canosa, Recanati, Isernia, Colle Valdelsa, tuttocuoio, San Giovanni Valdarno, Nola, Vigevano, Montevarchi, Albanova, Rionero, Cervinara, Jesi, Jesi Basket, Massa, Ponsacco, Teramo Zezza, Angri, Macerata, Termoli, Poggibonsi, Curva Sud Vasto, Pro Patria, Grottaminarda, Albenga.

“Nelle scorse settimane in molti avranno letto le notizie riguardanti i fatti avvenuti in curva Primavera a Torino e, più recentemente, in curva Sud a Brescia.
In entrambi i casi, i tifosi avversari ospiti sono stati piazzati in mezzo alle tifoserie di casa.
Almeno nel primo caso, le autorità convocate in conferenza stampa hanno chiaramente parlato di “esperimento sociale”, salvo poi ritrattare e gridare alla fake news.
Un esperimento sociale è uno strumento di ricerca in ambito psico-sociologico volto a testare la reazione di una persona o di un gruppo di persone, sottoposto a determinate situazioni o eventi, spesso insolite, impreviste e anche estreme.
C’è dunque un esperimento in atto negli stadi italiani?
Cominciamo col dire che questo accade già da tempo: sono anni ormai che si sperimentano sui tifosi e sugli ultras in particolare diverse forme di repressione, dispositivi di privazione della libertà poi successivamente introdotti anche in altri ambiti, dal DASPO senza un processo alla tessera del tifoso per schedare i singoli.
Si utilizzano insomma i tifosi per verificare se una misura restrittiva possa essere allargata anche a manifestazioni che non siano sportive.
Di fatto, gli stadi sono diventati laboratori di controllo sociale, luoghi in cui questi esperimenti sono sempre più frequenti!
In seguito ai già citati fatti di Torino, sono stati emessi un centinaio di Daspo: ma cosa ci facevano insomma i sostenitori avversari nello stesso settore dei tifosi della squadra di casa?
Nonostante le frettolose smentite, il sospetto è che si sia pensato di mescolare due tifoserie avversarie per vedere cosa sarebbe successo, magari trattando i tifosi ancora una volta come cavie.
Il sospetto è quindi che si sia voluto raggiungere il fine ultimo di fare piazza pulita del tifo organizzato, dando fuoco alle polveri e poi strillando all’incendio.

Non è certo normale che, al grido ” le famiglie devono tornare allo stadio” – slogan sempreverde per giustificare ogni forma di repressione – chi dovrebbe garantire la sicurezza metta invece a repentaglio l’incolumità delle persone creando le condizioni ideali per generare tafferugli e poi approfitti dell’occasione per eliminare i “cattivi” dalle curve.
Se questa fosse la verità sarebbe un fatto gravissimo, davvero preoccupante!

Rischiare sulla pelle di persone inconsapevoli pur di raggiungere un obiettivo, stabilirebbe un precedente da tenere in considerazione, oltre a scatenare l’effetto esattamente opposto, allontanando per sempre la gente dalle curve. Si arriva a tanto pur di “riprogrammare” dei tifosi in meri fruitori di un servizio di intrattenimento.
È questa la nuova strategia scelta per sradicare decennali esperienze di aggregazione, per cancellare la presenza popolare sugli spalti e far posto a spettatori muti e paganti, statuine in grado di pagare biglietti dai costi sempre più folli, di sottoporsi all’indice di gradimento delle società, sempre accondiscendenti davanti al caro biglietti, alle speculazioni finanziarie, agli scandali del grande business del calcio?
Noi temiamo di sì ma non lasceremo i nostri gradoni prima di aver fatto luce sulle oscure manovre, la sospensione dei diritti, gli abusi e le mire speculative di chi vuole distruggere il nostro mondo e un’idea di calcio, appassionato, libero e ribelle che inevitabilmente – è bene che tutti sappiano – finirà con noi”.

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