Berlino 84: il governo non dimentichi gli artisti. Ai concerti in streaming dico no

Fabio Picciocchi ci parla dell'effetto della quarantena sul futuro del mondo della musica e sulle sue idee per ripartire. Non manca il ricordo a Ezio Bosso.



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L’emergenza Coronavirus, un’opportunità per molti artisti di riflettere e sfornare capolavori per il futuro. Fabio Picciocchi in arte Berlino 84 ci parla della sua esperienza tra musica e quarantena e delle idee per quello che verrà. No a concerti sui social e sì a sostegni economici per musicisti e tutti coloro che vivevano attorno all’organizzazione dei concerti. È stato inevitabile, poi, un commento sulla morte del celebre pianista Ezio Bosso.

La vita da artista in quarantena

Il mio ultimo branoAmore in quarantena” sta andando abbastanza bene anche sui digital store. La canzone è stata trasmessa anche da Radio Caos e dalla Radio di Terni che l’ha poi resa disco novità con cinque passaggi al giorno. È piaciuta molto a Radio Marte e a un giornalista di SkyTg24 che l’ha sponsorizzata sui social.

Non era un pezzo programmato ma è nato dall’emergenza Coronvirus. Abbiamo cercato di fare il massimo. Tutto quello che scrivo nasce da quello che accade nella mia vita quotidiana. Mi ispiro molto al mondo dei social che in questi mesi è stato intasato dai ricordi delle nonne che non vedono i nipoti per il distanziamento sociale, dai figli che non sono con i genitori perché bloccati in altre città e dai fidanzati che non possono incontrarsi. Possiamo dire che sia un test dedicato all’amore in generale, non solo a quello classico di coppia.

Prossimi brani: a giugno un altro, poi in autunno

Berlino 84 ci ha anche annunciato che “il mese prossimo esce una traccia singola che sarà nell’album di dicembre, “Come va a Milano. A settembre, ottobre poi usciranno altri due brani. In questa quarantena ho scritto anche altri due testi, Venezia 136 e George Best, ispirato al numero 7 del Manchester United ammirato in tutto mondo negli anni 80. La voglia di dare al campione la maglia numero 7 nasce proprio dal calciatore nord-irlandese – ci spiega Fabio – simbolo anche della sregolatezza. Per me è tra i più forti calciatori della storia calcistica. Devo ringraziare il mio produttore Alessandro Cecconi della Meltina record, che si spende moltissimo per il mio progetto, Enzo D’Aniello e Gianni Simioli che sostengono noi giovani campani”.

La musica con l’emergenza Coronavirus

“Avevo già tre piazze tra giugno e luglio. Questo era il periodo per l’organizzazione delle altre serate estive – ci dice Fabio parlando anche di un possibile futuro del mondo della musica -.

Penso che vada bene cacciare singoli ma i concerti online non sono la stessa cosa. Le emozioni che si respirano a un concerto sono un’altra storia. Se dovessi fare un concerto online preferisco non farlo, ma far arrivare il mio brano alla gente con un digital store. Non mi piace nemmeno il Drive In, per me il concerto è il concerto. La cosa più bella è sentire le voci degli spettatori che cantano le stesse tue canzone. Anche in un parcheggio strapieno vedresti in primis le macchine e non è per niente bello. Le ospitate in radio e in tv vanno benissimo, però se ci sono concerti di questo tipo preferisco partire l’anno prossimo. E spero che vada bene. La bravura degli artisti la vedi in live, nei concerti – continua Berlino 84 -. Il mio sogno è vedere centinaia di persone cantare le mie canzoni e non le auto.

Fatta eccezioni per chi fa stadi e palazzetti, gli artisti guadagnano per lo più negli store. Il Live garantisce circa una metà delle entrate. Il problema non è dell’artista, ma di tutto quello che gira attorno a organizzazioni del genere. Ci sono musicisti sconosciuti che d’estate suonano quasi tutte le sere e dagli streaming non guadagnano nulla. Il settore più colpito sono proprio loro, insieme a quelli che montano palchi e vendono gadget. Per gli artisti di alto calibro i danni sono irrisori. Il problema è per i più piccoli come me.

L’importante è che tutto finisca è che si ritorni al più presto come prima. Credo – conclude Fabio – che il governo debba aiutare la gente in base al proprio volume d’affari. Bisogna attivarsi per gli artisti e i musicisti più piccoli che vivevano di live. Vanno aiutati solo quelli che lavoravano per lo più in estate e vivevano di musica“.

Il ricordo di Ezio Bosso

Fabio, poi, non ha potuto non ricordare il grande Ezio Bosso morto a causa dei gravi problemi di salute: “Sono un pianista anche io, Bosso con la sua esperienza era un inno alla vita. Un faro per molta gente che stava per mollare. Guardiamo la sua storia: si trova lo sprono per andare avanti, per non mollare mai. Persone come lui, sembra banale dirlo, non moriranno mai. Sono quegli esempi che ti rimarranno dentro a vita, diventeranno solo invisibili”.

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