Concerti impossibili

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È un classico tra amici: “Beatles o Rolling Stones?” Beatles. La tua top five? U2– One; Mark Knopfler – Tunnel of Love Final Solo; The Smiths – Please Please Please Let Me Get What I Want; Van Morrison – Someone Like You; Frank Sinatra – My Way. 

(Ho dovuto rinunciare a Crosby, Stills, Nash &Young – Helpless; Creedence Clearwater -Have You Ever Seen The Rain?; Guns N’Roses – Knock in’ On Heaven’s Door; Bob Marley – Redemption song; Sid Vicious – Forever Young; Percy Sledge – When a man loves a woman; Otis Redding – (Sittin’ On) The Dock Of The Bay; Janis Joplin – Cry- Baby; BobDylan – Lay Lady Lay; The Cure – Pictures of You; Pink Floyd – Wish You Were Here; Patty Smith – Because the night; Leonard Cohen– Dance me to the end of love; – Nina Simone – Ain’t Got No, I Got Life, John Lennon- Jealous Guy  ecc. ecc. …Ed è diventata una top 20!)

Concerti impossibili: chi faresti tornare?

Mi sono anche chiesta spesso, potendo scegliere, chi avrei fatto tornare – tra le leggende della musica scomparse – per un unico, ultimo, concerto impossibile.

Se devo pensare ad un’esibizione che avrei voluto vedere dal vivo e non ho visto dico Elvis Presley. Non certo per le sue doti tecniche: avrei detto Charlie Parker, Miles Davis, John Coltrane, Billie Holiday, Ella Fitzgerald, sennò. Dico Elvis perché è più di un cantante, è un simbolo e perché “Suspicious Minds” insieme a lui avrei voluto proprio cantarla.

Concerti impossibili: qual è la tua Woodstock mancata?

I Beach Boys, l’unica volta dei Led Zeppelin in Italia, l’ultima di Dolores O’Riordan (Cranberries), i Talking Heads, l’arrivo dei Clash a Bologna, i Sex Pistols,il primo concerto italiano del Boss, Simon & Garfunkel, i Radiohead, Lou Reed a Verona, i Velvet UndergroundTom Waits a Milano, i Depeche Mode, gli AC/DC a Modena, gli Aerosmith, gli Spandau Ballet a Roma, Orchestral Manoeuvres In The Dark, David Bowie: ognuno di noi ha la sua Woodstock mancata, il biglietto incorniciato del concerto a cui non è potuto andare perché si è rotto una gamba, il poster di quel gruppo che ha smesso di suonare live quando era bambino o semplicemente non era ancora nato.

Concerti impossibili: con la tecnologia sognare è possibile

Attenti a desiderare troppo perché può capitare di aprire gli occhi e trovarselo davanti davvero Freddy Mercury: tutina aderente, accessori in pelle, baffi, canottiera, nel suo outfit più famoso – quello del Magic Tour o con il suo look alla “God Salve the Queen” con pelliccia e corona. Insomma proprio lui, identico, lì che canta “Bohemian Rhapsody” con i Queen come l’ha cantata a Wembley. A muoversi sul palco, però, c’è un ologramma. (Dai un’occhiata anche ai nostri articoli sugli stadi spaziali e sulle mostre interattive)

La tecnologia si spinge sempre più oltre valicando, questa volta, il confine della morte ed è affascinante pensare dì riportare in vita le leggende della musica:chi non ha un’esibizione che vorrebbe (ri)vedere (?!) Jimi Hendrix che brucia la chitarra a Monterey nel ’67 , o Kurt Cobain leader dei Nirvana che distrugge amplificatori, casse, microfoni…

Concerti impossibili: sono ancora esibizioni “dal vivo”?

Ma ha senso parlare di concerto “dal vivo”? Per i puristi della musica è una bestemmia, una esperienza dissacrante e senza senso; per molti un modo di ricordare la band mai dimenticata. Certo è che migliaia di persone si riuniscono per assistere a qualcosa di irreale, esibizioni di artisti scomparsi la cui immagine è ricostruita da società specializzate: a salire sul palco sono repliche digitali.

Questa deriva impone una riflessione sul bisogno esasperato di condivisione, sulla necessità di credere nei miti, sulla volontà di rendersi invincibili. Operazione di marketing? Allucinazioni collettiva? Possibilità per chi semplicemente in quegli anni non c’era, di tornare indietro nel tempo.

Se non siete proprio dei cultori e il vostro rammarico più grande è esservi persi il gotha della musica esibirsi dal vivo, poco male, Frank Zappa nel 2018 è salito sul palco(virtuale) per un tour. Prima di lui è stata la volta di Tupac, Michael Jackson, Whitney Houston. Nel 2019 toccherà ad Amy Winehouse.

Ad esibirsi è una proiezione, una – rappresentazione tridimensionale – così, quelle che Aldous Huxley definiva “porte della percezione“, le amplificazioni che consentono di vedere una nuova essenza delle cose, per certi versi sono spalancate a tutti noi. Lo scrittore, che descrisse i suoi esperimenti con le droghe psichedeliche, con il suo saggio “The Doors of Perception”  ha ispirato Jim Morrison per  il nome della band “The Doors”!

Concerti impossibili: il trip tech

E’ un paragone interessante quello tra la tecnologia e le sostanze psichedeliche: in un certo senso sono entrambe capaci di aumentare il nostro grado di percezione e farci vedere quello che non c’è.

Ma allora cosa è reale (?!)  Per me una copertina di “D’amore di morte e di altre sciocchezze” autografata da Guccini, una notte estiva romana con Lucio Dalla a pochi passi che canta “La sera dei miracoli”, i brividi quando nel buio, avvolti dal silenzio, parte “Rimmel” e un’occhio di bue illumina De Gregori, biglietti ormai logorati – da non distinguersi più – dei concerti di Pino Daniele, Paolo Conte, Roberto Vecchioni, Battiato in una versione di  “Povera Patria” mai dimenticata: sempre più bella e sempre più attuale.

Mentre in giro si parla di un’edizione per celebrare il leggendario festival musicale del ’69, nel 2019 suoneranno dal vivo i Kiss per il loro tour d’addio (la band statunitense ha annunciato lo scioglimento), gli Eagles in tournée europea, gli Smashing Pumpkins al Firenze Rocks e tutti gli altri…(quelli veri!).

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