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Concerto per cuori forti, i Motorpsycho sono in rotta verso Avellino

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Arrivano dal Polo Nord con il loro carico di rock multiforme, poliedrico, affascinante, robusto, sensuale, cristallino e melodico anche nelle sperimentazioni più ardite o imprevedibili.

Motorpsycho saranno ad Avellino il 30 maggio prossimo, unica data al Sud del loro tour europeo. Si esibiranno nel cineteatro Partenio.

Un evento imperdibile 

Diciamolo: un evento. Per i tantissimi appassionati della band norvegese, ma anche per la città, che conferma il suo feeling con il rock. Anche questa volta grazie all’Associazione Fitz, di Lello Pulzone e Luca Caserta, già “colpevoli” di aver portato nel capoluogo irpino – tra gli altri – pezzi di storia del rock mondiale come Dream Syndicate e Wire. Con i Motorpsycho l’asticella si alza. E non basterà più l’auditorium del Cimarosa, per gli scandinavi è necessario almeno la sala del cinema Partenio. Ma l’ambizione è quella di riempire un altro Partenio, lo stadio. In bocca al lupo, Fitz. Ti siamo tutti grati.

Il live del concerto al Rockpalast del 2018

Ma torniamo ai Motorpsycho. In Italia hanno un nutrito gruppo di fan. Fedelissimi. Molti li seguono dagli anni ’90, già da loro album d’esordio, il durissmo Lobotomizer, un legittimo figlio del grunge (all’epoca imperante), sostenuto con dosi massicce di metal e hardcore. Due dischi dopo, con Demon Box, i tre vichinghi, sfornano l’album che li lancerà in tutto il continente (premiato come il miglior album norvegese dell’anno), e aprirà la strada a quella che è sicuramente una delle caratteristiche migliori della band: i live. Concerti tesi, intensi, lunghi, anche tre ore. E che lasciano il segno.

Album indimenticabili

La consacrazione arriva con Tymothy’s Monster, un triplo album ricchissimo. Una summa dell’indie rock del periodo, siamo nel 1994. Tracce più pop (i nostri hanno la melodia nel sangue), si alternano a quelle sperimentalipsichedeliche, space, heavy prog, death industrial. La critica in parte li acclama. In parte resta spiazzata: troppi generi insieme. A quasi un quarto di secolo, possiamo dire che quella varietà era un pregio, un marchio di fabbrica. La strada che con sorprendente coerenza i Motorpsycho hanno sempre percorso. Fino a oggi, con tanti grandi album. Così, solo per citare: Angels and Daemons at play, Trust Us, Roadwork vol.1, Let Them Eat Cake, It’s a Love Cult,  Child Of The Future, fino ai recenti Here Be Montser e The Tower.

Uno scrigno di sorprese

Per ogni nuovo album dei Motorpsycho c’è in serbo una sorpresa, virtuosi con le stimmate rock scalano imprevedibili vette. Si passa dall’intimismo acustico alla Nick Drake, alla potenza elettrica dei Dinosaur jr, passando per i Led Zeppelin, i Pink Floyd, con omaggi non rari ai Beatles e agli anni ‘60. A volte si cambia all’interno della stessa canzone. Un misto tra un fuoco d’artificio e un gioco di prestigio. Che miracolosamente riesce sempre. Il suono dei Motorpshyco può essere orchestrale, jazz, sinfonico, iper tecno. Eppure è sempre completamente accessibile. Per molti è forse l’unica band del pianeta capace di mescolare con successo tutto questo materiale.

Per chi comunque ha già frequentato il sound dei Motorpsycho non servono altre parole. Chi invece non avesse ancora avuto la fortuna di intercettarli, beh, il rimedio è semplice, qualche ascolto ripetuto su Spotify e soprattutto una visita da Camarillo Brillo, dove Michele Acampora potrà guidarvi alla scoperta della band norvegese e della loro sterminata produzione musicale.

E il 30 maggio, tutti al Partenio.

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