Conte al Senato: nulla sarà come prima, aiutiamo gli italiani

Conte al Senato: il discorso del Presidente del Consiglio prima del voto che dovrà sancire la vita o la fine del suo governo, un appello per il bene del Paese. Non sono mancate le stoccate a Renzi e al Italia Viva «che in un momento cruciale per la storia dell'Italia hanno disseminato di trappole il percorso del governo e aperto una crisi in piena pandemia».

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è presentato in perfetto orario nell’Aula del Senato per il voto che deciderà la vita e lo stato di salute dell’attuale maggioranza. Nell’aula, dove lo ascoltano anche gli ex alleati Matteo Salvini e Matteo Renzi, il premier ricalca nei toni e nei contenuti (ma non poteva essere altrimenti), il discorso di ieri alla Camera. Accentua però l‘appello ai volenterosi e l’urgenza di un governo solido, consapevole che «i numeri sono importanti e questo è un passaggio fondamentale».

C’è la Segre, omaggio a Macaluso

Aula piena come nelle grandi occasioni, presente la senatrice a vita Liliana Segre, accolta da applausi in piedi dei senatori della maggioranza. Il suo voto, come quello degli altri senatori a vita presenti, sarà determinante.

L’intervento del premier si è aperto con l’omaggio a Emanuele Macaluso, scomparso oggi a 94 anni, esponente rilevante del Pci, «un grande protagonista della vita politica e culturale italiana».

Subito dopo Conte ha difeso l’azione del suo governo, con la sottolineatura rivolta a Iv, che «le opere» del dl semplificazioni «non si sono mai fermate e i cantieri sono aumentati».

Complicato governare con chi mina l’equilibrio

Il premier, davanti a Renzi, conferma che il rapporto è ormai finito: «Vi assicuro che è complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza».

Si volta pagina, dunque. O almeno si tenta. Conte conferma la vocazione europeista e atlantica, «lavoreremo subito con Biden». E accentua molto il lavoro per il meridione.

Ci sarà una legge proporzionale

«Ora bisogna rimarginare la ferita della crisi», ha sostenuto Conte chiedendo aiuto ai volenterosi e ribadendo la necessita’ anche di una legge proporzionale (che ha molti sostenitori, soprattutto tra i centristi), «il maggioritario creerebbe instabilità» e di una riforma «meditata» del Titolo V.

Come ieri, il premier chiude citando l’appello di Mattarella alla responsabilità e fiducia, accolto da un lungo applauso della maggioranza e brusii dell’opposizione.

Questo il discorso del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

«La politica è la più nobile tra le arti e tra i saperi, perché se indirizzata sempre e comunque al benessere dei cittadini diventa uno strumento molto efficace anche per comporre i conflitti della società, per interpretare le istanze, anche quelle più diverse. Quando la politica si eclissa queste istanze finiscono per restare ai margini, con il rischio che rimangano afone e quindi inascoltate o, peggio, che si traducano in rabbia e sfocino nello scontro violento».

Impedire che esplodano contrapposizione distruttive

«Abbiamo l’urgenza di fare politica – ha continuato Giuseppe Conte -, tanto più in questo contesto di diffuse privazioni, di profonda sofferenza, perché solo la politica ci offre la possibilità di interpretare il malessere della società, impedendo che esso esploda in contrapposizioni distruttive».

«È nei momenti più critici della storia di un Paese – ha continuato Giuseppe Conte – che dobbiamo ritrovare le ragioni alte della politica, quelle che ispirano le scelte più autentiche, le ragioni che muovono l’impegno di chi crede che la politica sia essenzialmente servizio alla comunità nazionale».

Conte: nulla sarà come prima

«Dopo aver attraversato questo tornante della storia umana che alla nostra generazione è capitato di vivere – ha continuato il premier -, nulla sarà come prima. Il Governo deve essere all’altezza di questo elevato compito. Purtroppo, però, al culmine di alcune settimane di attacchi mediatici molto aspri, a tratti anche scomposti, alcuni esponenti di Italia Viva hanno anticipato e poi confermato di volersi smarcare dal percorso comune».

Tante famiglie stanno soffrendo

«È una crisi che avviene in una fase cruciale per il nostro Paese – ha evidenziato Giuseppe Conte – a pandemia ancora in corso, con tante famiglie che stanno ancora soffrendo la perdita dei propri cari».

C’era davvero bisogno di una crisi politica?

«Ho confessato ieri – ha aggiunto il premier – di avvertire un certo disagio perché sono qui oggi non per illustrare e discutere con voi le misure di sostegno per i cittadini e le imprese, oppure la versione aggiornata del recovery plan, ma per provare a spiegare una crisi di cui immagino i cittadini – e io stesso – non ravvisino alcun plausibile fondamento».

«C’era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? Ritengo di no. Di qui, poi, le accuse rivolte a tutto il Governo – ma anche, in particolare, al mio ruolo – ad un tempo di immobilismo e di correre troppo, di accentrare i poteri e di non avere la capacità di decidere. Vi assicuro che è molto complicato governare in queste condizioni con chi continuamente dissemina mine sul percorso comune e mira a logorare un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza».

Ora bisogna voltare pagina

«Arrivati, quindi, a questo punto non si può cancellare quel che è accaduto o pensare di poter recuperare quel clima di fiducia e quel senso di affidamento che sono fondamentali, imprescindibili per poter lavorare tutti insieme nell’interesse del Paese. Adesso – ha proseguito Giuseppe Conte – bisogna quindi voltare pagina. Servono un Governo e forze parlamentari volenterosi e consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando e della delicatezza dei compiti; servono persone disponibili a riconoscere l’importanza della politica».

Garantisco tutti i cittadini italiani

«Se il Parlamento vorrà accordare al Governo la fiducia, garantisco a tutti i cittadini che non solo continueremo a impiegare tutte le nostre energie, fisiche e intellettive, per assolvere al nostro compito – ha concluso il premier -, ma ci aggiungeremo anche, come sempre, il nostro cuore. Costruiamo questo nuovo vincolo politico, rivolto alle forze parlamentari che hanno sostenuto con lealtà il Governo e aperto a tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’Italia. Io sono disposto a fare la mia parte».

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