Conti correnti dei lavoratori autonomi: controlli fiscali

Conti correnti dei lavoratori autonomi: vediamo come, quando e in che modo possono finire nel mirino dell'Agenzia delle Entrate. Quali sono i rischi, quali i comportamenti che vengono ritenuti sospetti e quali sono i limiti dell'accertamento.

4' di lettura

Anche sui conti correnti dei lavoratori autonomi è puntata la lente di ingrandimento del fisco. L’Agenzia delle Entrate può verificare in modo dettagliato tutte le operazioni effettuate sul conto, in particolare versamenti e prelievi. Ovvero i dati che meglio testimoniano l’eventuale discordanza tra i movimenti di denaro effettuati e la dichiarazione dei redditi.

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Se si accende la spia rossa del sospetto, scatta inevitabile l’accertamento fiscale.

Ma quali sono i limiti dell’Agenzia delle Entrate, come può un lavoratore autonomo difendersi, come può evitare la verifica fiscale?

Vediamo insieme.

Conti correnti dei lavoratori autonomi: l’archivio dei rapporti finanziari

Con l’utilizzo ormai obbligato dei pagamenti digitali, e quindi del tracciamento che ne consegue, sono poche le operazioni che sfuggono al Fisco. Proprio per questo è più semplice isolare quei passaggi di denaro che si presumono “irregolari”.

L’Agenzia delle Entrate ha accesso ai conti correnti dei contribuenti grazie all’archivio dei rapporti finanziari. Nelle scorse settimane l’ente riscossore ha anche chiesto di semplificare ulteriormente l’accesso a quel registro. Una richiesta che potrebbe essere accolta, anche perché va incontro a un obiettivo del governo: ridurre l’enorme evasione fiscale.

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Conti correnti dei lavoratori autonomi: contanti, assegni e bonifici

L’Agenzia dunque verifica i versamenti di contanti e assegni. Ma anche i bonifici che arrivano direttamente sul conto.

A cosa servono questi controlli? A verificare se quelle somme movimentate in entrata e in uscita abbiano una conferma con quanto viene poi inserito nella dichiarazione dei redditi.

Chiaro che se qualche somma di denaro dovesse essere “dimenticata”, gli “ispettori delle tasse” potrebbero supporre di trovarsi di fronte a una possibile evasione.

Conti correnti dei lavoratori autonomi: contraddittorio preventivo

In questa fase siamo ancora alle supposizioni, ai sospetti. L’Agenzia delle Entrate chiede al contribuente di spiegare e motivare quei movimenti di denaro.

Quelle somme potrebbero essere frutto di una vincita (tassati alla fonte), o derivare da redditi che sono esenti dall’imposizione fiscale (come le donazioni). E in quel caso, tutto sarebbe in regola.

In caso contrario potrebbero esserci dei problemi. I controlli dell’Agenzia delle Entrate possono essere estesi anche al conto del coniuge o di altri familiari. Come dire, l’indagine su allarga.

Ma prima di avviare il vero accertamento fiscale l’Agenzia delle Entrate sottopone il contribuente a un contraddittorio preventivo. Gli offre cioè la possibilità di giustificare e motivare quei movimenti sospetti.

Conti correnti dei lavoratori autonomi: le funzioni del contraddittorio

Il contraddittorio preventivo è stato introdotto come obbligo per l’Agenzia delle Entrate con il Decreto Legge del 30 aprile 2019 numero 34.

Questo strumento risponde a due esigenze:

  • consentire al contribuente di partecipare all’analisi dei dati e delle informazioni raccolte dall’ufficio nella fase istruttoria e fornire elementi utili alla valutazione dell’accertamento;
  • incrementare l’efficacia e l’efficienza dei controlli dell’Agenzia.

Conti correnti dei lavoratori autonomi: controlli fino a 7 anni prima

Se il contribuente non riesce a convincere l’ente riscossore, beh, a quel punto siamo in pieno accertamento fiscale.

Il controllo non si limita più alle operazioni dell’anno precedente o di quello in corso.

L’Agenzia delle Entrate può andare indietro nel tempo. Ma con dei limiti:

  • per il contribuente che nella dichiarazione dei redditi ha omesso di segnalare i proventi sui conti correnti, si può andare indietro massimo 5 anni;
  • per chi invece ha del tutto omesso la dichiarazione dei redditi (presunto evasore totale), indietro si può andare fino a 7 anni indietro.

Conti correnti dei lavoratori autonomi: i limiti dell’Agenzia

Ma quali sono i limiti per l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti dei lavoratori autonomi?

Vediamo.

Sono due i movimenti bancari che possono essere valutati (e scandagliati) dall’Agenzia:

I prelievi sono invece oggetto di accertamento solo per i titolari di redditi d’impresa.

Conti correnti dei lavoratori autonomi: se è un evasore totale

Questo significa che i lavoratori autonomi devono rispondere all’Agenzia delle Entrate solo delle entrate sui loro conti correnti e non sulle uscite.

Naturalmente questa protezione viene garantita solo se il contribuente non è un sospetto evasore totale (non ha presentato la dichiarazione dei redditi e opere completamente in nero). In quel caso anche le uscite (per somme delle quali non si conosce la provenienza), potrebbero fornire all’Agenzia delle Entrate prove ulteriori dell’attività svolta in modo illecito.

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