Conto corrente inattivi: le banche iniziano a chiuderli

Conto corrente inattivi: ci sono alcune banche che da luglio chiederanno ai clienti di andare via, altre lo hanno fatto già a maggio. Nel frattempo chiudono le filiali e i bancomat. Siamo nel pieno di una rivoluzione che cambierà le banche per sempre.

4' di lettura

Tempi duri per i conto corrente inattivi: c’è chi li chiude, come ING, chi aumenta il canone del 70% (Unicredit), chi invita i clienti che hanno fermi in deposito più di 100.000 euro a trovarsi un’altra banca (Fineco).

La scure sui conto corrente inattivi rientra in una più ampia strategia che posa su due presupposti.

Uno legato al momento: ovvero con i tassi di interesse negativi imposti dalla BCE le banche perdono solo soldi a tenere denaro fermo in cassa.

Denaro contante e innovazione tecnologica

Uno di prospettiva: il lento ma inarrestabile declino dell’uso del denaro contante.

Dovuto sia a strategie nazionali, che voglio contrastare con la diffusione dei pagamenti digitali e tracciabili, l’enorme carico dell’evasione fiscale.

E sia da una evoluzione inevitabile e inarrestabile: i pagamenti con il digitale sono più comuni, più pratici e semplici, utilizzabili ormai ovunque, e non bisogna andare in giro con somme di denaro.

Conto corrente inattivi e la riduzione degli sportelli ATM

La lenta fine dell’uso del contante è segnalato anche dalla graduale riduzione degli sportelli ATM in Italia. In due anni sono stati chiusi 800 bancomat. E insieme ai bancomat anche le filiali: in due anni sono scese del 3.4%.

In molte regioni il calo delle filiali è stato superiore al 5%. Ma la linea è tracciata e saranno sempre meno.

La rivoluzione targata ING

È stata proprio la banca ING la prima a intraprendere con decisione questa direzione: a luglio chiuderanno sette filiali e azzerati gli sportelli bancari.

Giusto per intenderci, ING ha un milione e 300mila clienti nella Penisola. Un colosso.

Che ha deciso di utilizzare il pugno duro anche i conto corrente inattivi: con una lettera inviata ai clienti ha segnalato la decisione di chiudere questi depositi.

Ora gli utenti della ING, che hanno la “colpa”i non movimentare adeguatamente il denaro in deposito, avranno sessanta giorni di tempo per trasferire i risparmi in un’altra banca e salvare le notifiche dei bonifici effettuati, i moduli F24, Mav o Rav.

La mossa drastica di FinecoBank

Del resto, a proposito di conto corrente inattivi, c’è già un precedente, quello di FinecoBank. Il 18 maggio ha annunciato la chiusura dei conto corrente con più di 100.000 euro se quei soldi sono lasciati semplicemente lì in deposito.

Come tutte le rivoluzioni anche questa bancaria procede a strappi quasi improvvisi. C’è chi sceglie la strada radicale, come ING e Fineco, chi piuttosto che dire ai clienti di andare via, aumenta così tanto i costi di commissione dei conto corrente (e dei prelievi) da invitarli di fatto a trovare altre soluzioni se non si vuole continuare a perdere soldi.

La crescita dei conto corrente online

In tutto questa c’è la crescita delle banche online, sostenuta in parte anche dagli stessi istituti di credito tradizionali. Non hanno filiali e hanno pochi dipendenti. Con una riduzione dei costi enorme, che in questi momento si sta traducendo in offerte positive per i clienti.

Ci spieghiamo meglio: molti conti corrente online vengono proposti a costo zero (o con canoni comunque molto bassi), a fronte di conti tradizionali, che offrono gli stessi servizi, ma a costi che iniziano a essere se non proibitivi, economicamente assai svantaggiosi.

Ora l’ultimo colpo è stato dedicato ai conto corrente inattivi. C’è chi li chiude e chi li ritiene indesiderabili, al punto da fare di tutto per “perdere il cliente”.

Una situazione quasi paradossale se non fosse vera e concreta. Ma siamo al centro di un altro cambiamento epocale. Sono già tanti i settori trasformati dall’innovazione tecnologica (come l’informazione o il commercio). Ora tocca anche alle banche

Ma siamo solo all’inizio.

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