Conto corrente pignorato: quando succede, come difendersi

Conto corrente pignorato: quando succede e come difendersi dall'attacco di creditori pubblici o privati, come si arriva al pignoramento e come evitare il peggio. Conoscere la procedura che porta al blocco del conto corrente è utile per arginare l'aggressione ai vostri risparmi. I sistemi per mettere in salvo il denaro sono diversi, hanno dei pro e dei contro. Ma uno ci convince in modo particolare.

5' di lettura

Conto corrente pignorato: quando e come difendersi. Come ormai sapete l’Agenzia delle Entrate può ottenere facilmente il pignoramento di un conto corrente. Può farlo senza aspettare la decisione di un giudice (la cartella esattoriale è già un atto esecutivo). In molti casi può farlo anche un privato.

In questo articolo vedremo quando, in che modo e come è possibile difendersi.

Non c’è comunque alcuna differenza sostanziale tra un creditore privato e uno tipo l’Agenzia delle Entrate. In entrambi i casi non è neppure prevista una soglia minima per avviare un’azione di questo tipo.

Certo è che se si parla di cifre poco rilevanti, il creditore difficilmente avvia una procedura giudiziaria che ha dei costi (non irrisori), e che comunque vada è costretto ad anticipare.

Quando un conto corrente è pignorabile lo vedremo insieme.

Conto corrente pignorato: la procedura

Ora soffermiamoci un attino sul come. Ossia come si avvia la procedura.

Prima di arrivare al pignoramento, il creditore invia al titolare del conto corrente un avviso, l’atto di precetto. In pratica avverte al debitore che ha dieci giorni di tempo per rientrare del debito.

Il pignoramento scatta solo dopo quel periodo se la richiesta non viene soddisfatta.

A quel punto la banca avrà il dovere di bloccare il conto corrente del debitore. Blocco che durerà fino alla sentenza del giudice (la data dell’udienza viene specificata sull’atto di pignoramento).

Il magistrato potrà autorizzare il versamento della somma pretesa dal creditore con un prelievo sul conto corrente pignorato.

Conto corrente pignorato: l’Anagrafe Tributaria

Ok, ma come fa il creditore a sapere dove il suo debitore ha il conto corrente? E nel caso come è in grado individuare altri conto corrente intestati?

In questo modo. Dopo la notifica dell’atto di pignoramento, il creditore può chiedere e ottenere dal presidente del Tribunale (che ha competenza territoriale sulla procedura di pignoramento), il permesso di verificare l’Anagrafe Tributaria.

Cos’è l’Anagrafe Tributaria? È una sorta di registro, un database, dell’Agenzia delle Entrate, all’interno, nella sezione Registro dei rapporti finanziari, sono indicati, tra l’altro, i conto corrente intestati ai singoli contribuenti.

Se ne avete quattro (per dire) sono segnati quattro: non si sfugge.

Nel Registro dei rapporti finanziari non è però indicato l’ammontare delle somme depositate sul conto corrente. Quella può essere sempre una sorpresa per il creditore.

E infatti il pignoramento potrebbe concludersi con la scoperta che sul contro del debitore c’è poco o nulla o addirittura è in rosso.

Chiaro che un conto corrente in rosso non è pignorabile.

Conto corrente pignorato: i limiti della procedura

Se il debitore ha più conti corrente il debitore può pignorarli tutti, anche se sono in distinti istituti bancari.

Si possono pignorare anche i conto corrente aperti all’estero. E di frequente gli italiani ne aprono in altre nazioni, anche fuori dall’Unione Europea: la pratica è del tutto legale, ma non consente di sfuggire all’attacco di un creditore.

Ma quali sono i limiti di questa procedura? Ovvero: quando da un conto corrente pignorato non possono essere prelevate somme di denaro.

Sono parzialmente protetti i conto corrente dove si depositano stipendi o pensioni.

In questo caso il pignoramento può essere eseguito solo alle somme che eccedono il triplo della pensione sociale (nel 2021 460,28 euro, e quindi 1.380,63 euro).

Il pignoramento, in questi casi, si può applicare anche al quinto della pensione o dello stipendio. La decurtazione andrà avanti fino all’estinzione del debito.

Conto corrente pignorato: come difendersi

Ma in caso di conto corrente pignorato come difendersi?

La cosa più ovvia è non lasciarci sopra neppure un euro. Ma in quel caso non potreste neppure utilizzare il conto corrente.

L’opzione più percorribile, ma non risolutiva, è quella del fido bancario. Una sorta di “prestito” concesso dalla banca, che consente al cliente di prelevare da conto non solo il suo denaro, ma appunto anche quello concesso dall’istituto di credito (che non chiede il rientro fino a quando non si va oltre la soglie del fido).

Questa azione di difesa è del tutto legale e può consentire una difesa adeguata dall’attacco del creditore.

Resta però da verificare se il fido verrà concesso (sono richieste garanzie di solvibilità). In ogni caso comunque con il conto corrente pignorato non si può utilizzare il fido.

Conto corrente pignorato: il prelievo quotidiano

Per difendersi dal pignoramento di un conto corrente è comunque necessario agire sempre prima che si concluda la procedura. Un altro sistema semplice (perché intuitivo), è quello di prelevare ogni giorno una cifra fino a svuotarlo e depositare il denaro sul conto corrente intestato a un familiare o a una persona di assoluta fiducia.

Il vostro conto sarà a zero, quindi non pignorabile. Mentre il denaro è depositato sull’altro conto, che non è riferibile direttamente a voi.

Questo sistema potrebbe funzionare. Ma anche insospettire il fisco che potrebbe chiedere le ragioni di quei versamenti regolari al titolare del conto “fittizio”.

Naturalmente sul conto che è stato svuotato non deve arrivare più nulla, o sarà pignorato.

Conto corrente pignorato: il conto cointestato

Tra i sistemi migliori per aggirare parzialmente il conto corrente pignorato è il conto corrente cointestato (anche con un coniuge). In quel caso le somme depositate potranno essere aggredite solo al 50%. Ovvero solo la parte che può essere attribuita a uno dei titolari del conto cointestato.

Questo è il sistema più efficace per ridurre della metà il pignoramento ed evitare il blocco del conto. Ci sono state anche delle recenti pronunce della Cassazione che hanno avvalorato la legittimità questa prassi.

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