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Contributi a fondo perduto: i furbetti rischiano il carcere

Contributi a fondo perduto: i furbetti rischiano il carcere. Come la Guardia di Finanzia riesce a fare i controlli grazie a Serpico Profilato i database di AdE e Mininterno.

di The Wam

Giugno 2021

Con l’erogazione dei contributi a fondo perduto sono anche partiti i controlli della Guardia di Finanza, agevolata dai dati messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Interno.

Chi dovesse dichiarare il falso o ricevere indebitamente, in tutto o in parte, il contributo rischia fino a tre anni di carcere (entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Contributi a fondo perduto: i furbetti rischiano il carcere

Prima del pagamento dei primi contributi a fondo Perduto la Guardia di Finanza ha firmato un protocollo con l’Agenzia delle Entrate, per le verifiche patrimoniali e reddituali dei percettori, e con il Ministero dell’Interno per quelle antimafia.

Il sistema di incrocio dei dati e targetizzazione degli stessi si chiama «Serpico Profilato». Semplificando, si tratta di un’enorme banca dati, ordinata e divisa per gruppi, di tutti i beneficiari dei contributi a fondo perduto.

Qualora venga riscontrata una discrepanza in quanto dichiarato, l’Agenzia delle Entrate provvederà al recupero della somma comminando una sanzione che va fino al 200% dei soldi precedentemente erogati.

Inoltre, su questi soldi, verranno anche pagati gli interessi del 4% annuo a partire dal giorno in cui è stato erogato il pagamento.

In caso si configuri il reato di truffa aggravata, magari con produzione di carte false, si sconfina nell’ambito penale.

Chi percepisce contributi a fondo perduto indebitamente rischia dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione. Chi lo fa da pubblico ufficiale può rischiarne anche 4.

Se in questi casi la somma indebitamente percepita è inferiore a 4000 euro, allora si procede solo con la sanzione amministrativa, che può andare dai 5.164 euro ai 25.822 euro.

Contributi a fondo perduto, 21 arresti

Non è neanche di due mesi fa la notizia di 21 arresti eseguiti dalla Guardia di Finanza per frodi sui contributi legati al Decreto Ristori e al Fondo di Garanzia Pmi.

La maxioperazione ha coinvolto decine di persone, da sud a nord: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Abruzzo e Calabria.

Oltre ai 21 arresti i Finanziari hanno sequestrato immobili, terreni, quote societarie, conti correnti e contanti per un valore di 40 milioni di euro.

La frode fiscale era stata portata a termine con l’emissione di cento milioni di euro di false fatture. Quelle fatture erano state usate, secondo l’accusa, per truffare istituti di credito e convincerli a erogare finanziamenti garantiti dallo stato.

Contributi a fondo perduto: i furbetti rischiano il carcere
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