Contributi della pensione all’estero: come funziona?

Contributi della pensione all'estero: come si calcolano i contributi dei lavoratori che hanno prestato servizio in Italia e all'estero? Ne parliamo in questo articolo.

6' di lettura

Contributi della pensione all’estero – Come funziona il calcolo dei contributi per chi presta servizio fuori dal territorio italiano? Ne parliamo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Contributi della pensione all’estero: accordi internazionali

Come funziona il calcolo dei contributi della pensione all’estero? Sul piano previdenziale si applica il principio della territorialità: la legge va applicata nel luogo in cui si presta l’attività lavorativa, a prescindere dalla nazionalità del lavoratore.

Il principio della territorialità è stato superato negli ultimi anni, grazie alla stipula di trattati o accordi internazionali, sia per quanto riguarda il rapporto tra l’Italia e i Paesi europei, sia per il rapporto tra il nostro Paese e le altre nazioni legati all’Italia da interessi economici.

Questo ha reso più stimolante, per un lavoratore italiano, recarsi all’estero per lavoro rispetto al passato, quando questi rischiava di perdere i contributi maturati fino al suo trasferimento in un’altra nazione.

Grazie agli accordi internazionali, dunque, c’è la possibilità, a determinate condizioni, di accedere a una pensione unica anche maturando i contributi necessari in Stati diversi. Nei prossimi paragrafi vedremo insieme come fare.

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Contributi della pensione all’estero: totalizzazione dei periodi assicurativi

Contributi della pensione all’estero. La possibilità di accedere alla pensione maturando contributi in Stati diversi è definita “totalizzazione dei periodi assicurativi”. Lo strumento giuridico utilizzato dagli Stati è quello degli accordi o trattati bilaterali in materia di sicurezza sociale. L’Italia ha iniziato a stipularli già dagli anni Settanta, per tutelare i propri lavoratori trasferiti all’estero.

I Paesi con i quali l’Italia ha accordi in materia di sicurezza sociale sono: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Capo Verde, Israele, Jersey, Principato di Monaco, Jugoslavia, Bosnia, Macedonia, Serbia, Montenegro, Stati Uniti, Tunisia, Città del Vaticano e Venezuela. Esiste pure la possibilità di totalizzare i contributi previdenziali anche con tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, gli Stati parte dello Spazio Economico Europeo (IslandaNorvegia e Liechtenstein) e la Svizzera.

Gli accordi con queste nazioni includono questi ambiti:

  • pensione di vecchiaia, invalidità e ai superstiti;
  • infortuni sul lavoro e malattie professionali;
  • malattie e maternità;
  • assegni familiari;
  • disoccupazione.

L’importo della pensione è determinato dal singolo Paese in relazione al proprio sistema di calcolo dei contributi e in proporzione ai periodi assicurativi maturati. Di conseguenza, attraverso la totalizzazione dei periodi assicurativi, il lavoratore può utilizzare i periodi contributivi maturati in un altro Stato per ottenere una valorizzazione contributiva complessiva.

Possiamo distinguere la totalizzazione semplice, che prevede l’utilizzo di periodi contributivi maturati in uno Stato esterno, e la totalizzazione multipla, nel caso di Stati contraenti. I periodi di assicurazione, di attività autonoma, subordinata o di residenza che sono stati maturati in uno Stato contraente l’accordo possono essere sommati a quelli maturati in un altro Stato membro, per poter accedere alla pensione, a patto che questi periodi non siano sovrapposti (maturati nello stesso momento) e che i contributi accreditati siano superiori a un anno.

Facciamo un esempio. Un lavoratore italiano che ha svolto attività lavorativa maturando 15 anni di contributi, per poi trasferirsi in Germania per 15 anni, una volta raggiunta l’età richiesta per la pensione di vecchiaia, senza la totalizzazione dei contributi non potrebbe accedervi, in quanto gli anni di contributi per la pensione di vecchiaia devono essere minimo 20.

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Sommando, invece, gli anni di contributi italiani con quelli maturati all’estero, il lavoratore, una volta compiuti 67 anni, con 30 anni di contributi totali, potrà accedere alla pensione di vecchiaia.

Gli accordi internazionali prevedono alcune deroghe al principio di territorialità, come il distacco del lavoratore o la proroga del riscatto, nei periodi in cui il lavoratore rimane iscritto presso gli Istituti originari.

Oppure si parla di criterio della totalizzazione dei periodi assicurativi, che considera in modo fittizio i periodi di lavoro prestati in altri Stati che, presi singolarmente, non darebbero vita ad alcuna prestazione previdenziale. Grazie alla totalizzazione si dà luogo a una somma dei periodi assicurativi in modo fittizio, così che i contributi della pensione rimangono acquisiti negli Istituti e negli Enti esteri dove erano stati versati.

  • Un periodo minimo di 52 settimane per gli Stati dove si applica la normativa comunitaria (Paesi UE, SEE e Svizzera), più Argentina, Australia, Repubblica di Capo Verde, Croazia, Repubblica di San Marino, Stati Uniti d’America, Tunisia, Turchia, Vaticano, Venezuela;
  • Un periodo minimo di 1 settimana per il Brasile, Jersey e Isole del Canale, Uruguay, Bosnia Erzegovina, Serbia-Montenegro e Macedonia;
  • Un periodo minimo di 53 settimane per Canada – Quebec e Principato di Monaco.

contributi previdenziali utili per la totalizzazione contributiva sono i contributi obbligatori, volontari, figurativi e da riscatto.

Contributi della pensione all’estero: come si calcola la pensione?

Contributi della pensione all’estero. La pensione in caso di totalizzazione dei periodi contributivi si calcola con il meccanismo del pro-rata temporis. Prima si procede alla totalizzazione dei periodi contributivi accreditati presso le istituzioni degli Stati interessati e poi è necessario ridurre proporzionalmente l’importo della prestazione previdenziale sulla base del rapporto tra la durata totale dei periodi di assicurazione e il totale dei periodi di assicurazione effettuati all’estero.

Ogni Stato contraente si accolla finanziariamente la parte dei prestazioni previdenziali che corrisponde alle contribuzioni versate in quello Stato. Se la prestazione “normale”, calcolata con i soli contributi maturati in Italia risultasse più favorevole rispetto alla prestazione calcolata con il metodo pro-rata temporis, al lavoratore verrà accordata la prestazione economicamente più favorevole.

La domanda per la pensione va presentata all’Istituzione competente dello Stato in cui il lavoratore risiede ed è valida anche per gli altri Stati in cui l’interessato ha lavorato. La domanda è valida anche se il lavoratore non la presenta nello Stato in cui risiede, ma in questo caso è probabile un allungamento delle tempistiche.

Contributi della pensione all'estero
Contributi della pensione all’estero: come si calcolano?

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