Contributi Inps: tutto quello che c’è da sapere

Contributi Inps fondamentali per ricevere la pensione? Come sono e come si calcolano. Un approfondimento per capire chi li deve versare e in che percentuale.

3' di lettura

Cosa sono i contributi Inps fondamentali per ricevere la pensione? Come si calcolano e chi li deve versare? In questo articolo si prova a rispondere in modo semplice a queste domande (Leggi anche la nostra pagina speciale sulle pensioni).

Indice:



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Contributi Inps: cosa sono, come si calcolano, chi li deve versare. La guida
Cosa sono i contributi Inps fondamentali per ricevere la pensione? Come si calcolano e chi li deve versare?

Contributi Inps: cosa sono?

I contributi Inps, in breve, sono un prelievo dal reddito da lavoro di un contribuente: questo prelievo serve per finanziare una spesa pubblica, quella relativa all’erogazione dell’assegno pensionistico alla maturazione di determinati requisiti (Quali saranno nel 2021? Ne abbiamo parlato qui). Non esistono solo i contributi lavorativi ma anche quelli figurativi, quelli da riscatto e, infine quelli volontari.


  • I contributi figurativi servono a coprire i periodi in cui il lavoratore non è attivo per motivi non imputabili a lui o al datore di lavoro (coprono il periodo di malattia, per esempio): per questo motivo sono versati direttamente dall’ente previdenziale.

  • I contributi da riscatto permettono al lavoratore di farsi riconoscere un certo numero di contributi per periodi che non erano coperti da contribuzione: l’esempio più chiaro è quello relativo al riscatto degli anni universitari (la spesa, talvolta, non contenuta è a carico del lavoratore)

  • I contributi volontari sono versati direttamente dal lavoratore, in sostanza, per aumentare l’importo dell’assegno pensionistico.

Calcolo contributi Inps: i punti essenziali

Calcolo contributi Inps: sono diversi i fattori che incidono sul calcolo dei contributi da versare da parte del datore di lavoro.


  • In generale, però, si può dire che la base da cui partire è la retribuzione annua del dipendente.

  • Al di là del reddito imponibile (cioè quello sul quale oltre ai contributi Inps si pagano le tasse), si devono prendere in considerazione altri elementi: la tipologia della prestazione (lavoro dipendente, autonomo e così via)

  • e il settore dell’azienda (industria, commercio, agricoltura, ecc.).

  • Infine, sul calcolo contributivo incidono le dimensioni della società (il numero di dipendenti)

  • la qualifica del lavoratore (dirigente, impiegato, apprendista eccetera)

  • il fondo previdenziale di iscrizione del lavoratore (esistono molte casse previdenziali non solo l’Inps).

Chi versa i contributi?

Presi in considerazione tutti questi fattori si può dire che la contribuzione pesa più o meno nella misura del 9% del reddito annuo sul lavoratore e nella misura del 30% circa della retribuzione annua del dipendente sulle spalle del datore di lavoro. D’altra parte, entrambe le cifre, che risultano dall’applicazione della percentuale, saranno versate dal datore di lavoro all’ente previdenziale, in breve, entro la metà di ciascun mese in riferimento al mese precedente: poi il datore di lavoro applicherà nella busta paga del dipendente una trattenuta per la percentuale di versamento che spetta a quest’ultimo.

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