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Contributi volontari in ritardo: non si perde la pensione

Contributi volontari in ritardo: non si perde la pensione, lo ha deciso la Cassazione che ha dato ragione a un lavoratore.

di The Wam

Febbraio 2022

Contributi volontari in ritardo: non si perde la pensione. Lo ha chiarito in maniera definitiva una sentenza della Corte di Cassazione (ordinanza numero 3575 del 4 febbraio 2022). (Scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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I giudici dell’Alta Corte hanno dato ragione a un lavoratore che per aver pagato in ritardo la prima rata dei bollettini trimestrali era stato cancellato dall’iscrizione al fondo Gas (il fondo di previdenza per il personale dipendente delle aziende private del gas).

Per la Cassazione il lavoratore ha diritto a continuare i versamenti volontari per il futuro e quindi a maturare il diritto alla pensione.

Contributi volontari in ritardo: una vicenda del 2010

La vicenda risale al 2010, ma ha una rilevanza significativa per quanti oggi si trovano nella stessa situazione. Il lavoratore aveva chiesto l’autorizzazione a versare volontariamente l’assicurazione Ivs (invalidità, vecchiaia, superstiti) del fondo gas.

Questo gli avrebbe consentito di raggiungere il minimo indispensabile per raggiungere i requisiti necessari alla pensione integrativa di vecchiaia (che nel 2010 era di 60 anni di età e 15 di contribuzione).

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Contributi volontari in ritardo: per 5 giorni

L’Inps ha autorizzato il versamento con dei bollettini postali. Il primo trimestre scadeva il 30 giugno del 2010, ma è stato pagato il 5 luglio.

Un ritardo che è stato ritenuto sufficiente dall’Inps per annullare l’iscrizione al Fondo Gas. La comunicazione è arrivata al lavoratore il primo settembre del 2020.

In questo modo l’Istituto di previdenza ha di fatto escluso la possibilità per il dipendente di continuare il versamento volontario dei contributi. E quindi anche di completare i requisiti contributivi indispensabili per la pensione di vecchiaia.

Per l’Inps quel ritardo, anche di una sola rata e anche per cinque giorni, è stato sufficiente per provocare a danno del lavoratore la definitiva impossibilità di accedere al trattamento pensionistico.

Una misura severa a dir poco.

Contributi volontari in ritardo: la sentenza

Il dipendente ha chiesto di poter essere riammesso (sono solo cinque giorni di ritardo): ma non ha ricevuto ascolto. Ha avuto una sola possibilità: ricorrere alla magistratura.

E la Corte di Cassazione gli ha dato ragione. I giudici hanno respinto le tesi sostenute dagli avvocati dell’Inps e confermato le sentenza del Tribunale e della Corte d’Appello di Torino che si erano già pronunciate a favore del dipendente.

Per l’Alta Corte le norme stabilite per la prosecuzione volontaria (il decreto legislativo numero 187 del 1997), dispone che i contributi versati in ritardo siano considerati inefficaci, ma non hanno altro effetto.

Se vengono considerati inefficaci, l’Inps deve restituirli all’interessato. Si esclude solo il caso che il lavoratore non riesca a dimostrare che il ritardo è stato causato da una situazione non dipendente dalla sua volontà.

Contributi volontari in ritardo: motivazione insufficiente

I giudici hanno in pratica ritenuto che il ritardo del pagamento di un bollettino non è una motivazione sufficiente per arrivare a disporre la perdita del trattamento pensionistico.

Il motivo? I giudici lo spiegano così: «La decisione dell’Inps introdurrebbe implicitamente una decadenza in relazione all’esercizio di un diritto a una prestazione, ma in relazione all’esercizio di una facoltà che ha per oggetto l’effettuazione di un pagamento, come tale, certamente non soggetto a decadenza né a prescrizione, posto che l’assicurato non è creditore di alcuna prestazione ma debitore».

Contributi volontari in ritardo: conserva il diritto

Per cui il lavoratore conserva il diritto a continuare nei suoi versamenti volontari. Non rischia di perdere l’obiettivo del raggiungimento dei requisiti necessari per accedere al trattamento pensionistico.

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