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Controlli Agenzia delle Entrate: cosa devi sapere

Controlli Agenzia delle Entrate: nelle ultime settimane il Fisco ha inviato centinaia di migliaia di avvisi. Vediamo come funzionano, come comportarsi e cosa si rischia.

di The Wam

Marzo 2024

Controlli Agenzia delle Entrate: sono cambiate le regole per verifiche del Fisco. Il governo ha modificato le sanzioni per omessa dichiarazione o dichiarazione infedele e introdotto il contraddittorio preventivo. Nelle ultime settimane sono arrivati centinaia di migliaia di avvisi. Vediamo cosa bisogna sapere. (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Controlli Agenzia delle Entrate: prima della cartella esattoriale

È importante sapere che l’Agenzia delle Entrate prima di inviare una cartella esattoriale a un contribuente inadempiente, deve seguire una procedura amministrativa ben definita. Questa procedura ha lo scopo primario di accertare eventuali illeciti e, successivamente, di offrire al contribuente la possibilità di regolarizzare la propria situazione in modo bonario, un processo noto come compliance.

In questa guida, ci addentreremo nei meccanismi con cui l’Agenzia delle Entrate svolge i suoi controlli fiscali, basandosi su specifici dati e indizi per effettuare le verifiche. Analizzeremo inoltre le sanzioni applicabili in caso di evasione fiscale e forniremo consigli pratici su come i contribuenti possono agire per prevenire sanzioni ulteriori.

Come si svolgono i controlli

L’Agenzia delle Entrate utilizza diverse fonti di informazione per identificare le potenziali irregolarità nelle dichiarazioni dei redditi. Un processo che può avvenire con l’incrocio di banche dati o l’utilizzo di strumenti come il redditometro, che permette di rilevare discordanze tra i redditi dichiarati e le spese sostenute.

Le sanzioni per l’evasione

In caso di mancata dichiarazione dei redditi, il contribuente si espone a sanzioni che possono essere significative. Le sanzioni variano a seconda della gravità dell’infrazione, con particolare attenzione all’ammontare delle imposte evase.

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Omessa dichiarazione dei redditi: cosa si rischia

Fare la dichiarazione dei redditi è un obbligo per tutti i contribuenti, indipendentemente dall’importo guadagnato. Anche guadagnare pochi euro comporta la necessità di dichiararlo. La mancata osservanza di questa regola può avere conseguenze non trascurabili.

Le conseguenze della mancata dichiarazione

La mancata dichiarazione diventa un reato quando il ritardo nella presentazione supera i 90 giorni e l’importo delle imposte non versate eccede i 50.000 euro. Al di sotto di questa soglia, si parla piuttosto di illecito tributario, punibile con sanzioni economiche. Queste ultime aumentano l’importo dovuto al fisco

, perché includono sia le sanzioni stesse che gli interessi accumulati.

Controlli per chi non dichiara

L’Agenzia delle Entrate identifica i contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione con l’incrocio di dati o il redditometro. Quest’ultimo strumento permette di rilevare discrepanze significative tra le spese effettuate e i redditi dichiarati, indicando potenziali evasioni fiscali.

In caso di scoperta di un’omissione, la sanzione ammonta al 120% dell’imposta non versata, secondo le normative vigenti prima del decreto legislativo del 21 febbraio 2023, che prevedeva una sanzione ancora più severa, pari al 240%.

I rischi per la dichiarazione infedele

Una situazione diversa dall’omissione è la dichiarazione infedele. Si verifica quando il contribuente presenta la dichiarazione dei redditi, ma omette volontariamente di indicare alcuni redditi percepiti o commette errori nei calcoli. Le situazioni tipiche includono il non emettere una fattura o percepire affitti “in nero”.

Quando scatta il reato

Il reato per dichiarazione infedele si configura in due casi specifici:

Al di sotto di queste cifre, la violazione rimane nell’ambito di una sanzione amministrativa economica, che non configura un reato penale ma comporta comunque delle penalità pecuniarie.

Tipologie di controlli dell’Agenzia delle Entrate

Per verificare la completezza e la veridicità delle dichiarazioni dei redditi, l’Agenzia delle Entrate può attivare due tipi principali di controlli:

  1. Controllo automatico: basato sull’incrocio delle dichiarazioni dei redditi e l’analisi delle banche dati a disposizione dell’amministrazione fiscale, come l’Anagrafe Tributaria o il Registro dei conti correnti. Questo tipo di controllo può portare alla scoperta di redditi non dichiarati come canoni di locazione o compensi per prestazioni professionali.
  2. Controllo formale: questo approccio si basa su indagini più approfondite e viene solitamente attuato dopo la ricezione di segnalazioni o in caso di sospetti ben fondati di evasione fiscale. A differenza del controllo automatico, il controllo formale richiede un’interazione diretta e più complessa tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate.

Ogni tipologia di controllo prevede specifiche conseguenze e procedure che il contribuente deve seguire in caso di accertamento di irregolarità.

Come funziona il controllo automatico dell’Agenzia delle Entrate

Il controllo automatico rappresenta uno dei principali strumenti con cui l’Agenzia delle Entrate verifica la correttezza delle dichiarazioni fiscali presentate dai contribuenti. Il Fisco si avvale della tecnologia per analizzare e confrontare i dati fiscali di milioni di cittadini in modo efficiente e accurato.

Il processo di verifica

Il sistema di controllo automatico si basa dunque sull’incrocio delle informazioni presenti nelle dichiarazioni dei redditi con quelle detenute nelle varie banche dati accessibili al fisco, come l’Anagrafe Tributaria o il Registro dei conti correnti. Questo permette di individuare in modo rapido e preciso eventuali discrepanze o incongruenze nei dati dichiarati.

Le conseguenze di una discrepanza

Se l’analisi rivela delle discrepanze tra i redditi dichiarati e le informazioni disponibili al fisco, il contribuente riceve una lettera di compliance. Questa comunicazione non solo informa della anomalia rilevata ma offre anche al contribuente la possibilità di chiarire la propria situazione. A questo punto, il contribuente ha tre opzioni:

  1. Contestare l’errore, se ritiene che i calcoli del fisco siano sbagliati, fornendo documentazione a supporto della propria posizione.
  2. Presentare una dichiarazione integrativa, qualora si renda conto di aver commesso un errore. Con le norme aggiornate, le sanzioni per chi sceglie di correggersi sono state ridotte al 10%.
  3. Ignorare la comunicazione, che porterà all’emissione di un avviso di accertamento e alla conseguente applicazione di sanzioni, che ora si attestano al 70% del dovuto.

Come funziona il controllo formale

Il controllo formale costituisce un altro metodo importante utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per verificare la correttezza delle dichiarazioni fiscali dei contribuenti. Rispetto al controllo automatico, il controllo formale presenta caratteristiche specifiche ed è più diretto e individuale.

La procedura di indagine

A differenza del controllo automatico, il controllo formale si avvale di una procedura di indagine più approfondita. Può essere avviato dopo segnalazioni o in presenza di particolari anomalie rilevate nelle dichiarazioni dei redditi. A volte, può coinvolgere anche verifiche da parte della Guardia di Finanza.

Comunicazione e azioni del contribuente

Nel corso di un controllo formale, il contribuente riceve una raccomandata o una PEC dall’Agenzia delle Entrate, che notifica l’avvio del procedimento e dettaglia le contestazioni. A questo punto, si apre uno spazio di dialogo tra il fisco e il contribuente, che ha la possibilità di fornire chiarimenti e documentazione a supporto della propria posizione.

Innovazioni normative

Recentemente, sono state introdotte novità normative che influenzano il processo di controllo formale:

Queste modifiche normative mirano a rendere il processo di controllo formale più equo e trasparente, offrendo maggiori garanzie ai contribuenti.

Prima i chiarimenti, poi gli accertamenti

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha posto l’accento su un principio fondamentale per i controlli fiscali: prima di procedere con un accertamento formale, è necessario che l’Agenzia delle Entrate richieda chiarimenti al contribuente, segnalando così un’importante svolta verso una maggiore collaborazione e trasparenza nel processo di verifica fiscale.

La sentenza della Corte di Cassazione

La sentenza n. 5996 del 6 marzo 2024 ha stabilito che, indipendentemente dalla modalità di accertamento adottata dall’Agenzia delle Entrate, la richiesta di chiarimenti al contribuente è un passaggio obbligatorio.

Questa prassi, finalizzata a evitare malintesi e correggere eventuali errori in modo preventivo, è essenziale per garantire che il contribuente abbia la possibilità di fornire la propria versione dei fatti e spiegare le ragioni dietro determinate scelte fiscali.

Collaborazione e buona fede

La decisione sottolinea l’importanza di un metodo basato sulla collaborazione e buona fede tra fisco e contribuente. Si facilita la risoluzione di potenziali controversie in modo pacifico e costruttivo ma rafforza anche il principio secondo cui il contribuente, in quanto detentore diretto delle informazioni, è il migliore alleato nell’accertamento della verità materiale.

Conseguenze per i contribuenti

Questa nuova interpretazione giuridica pone le basi per una relazione più equilibrata tra l’Agenzia delle Entrate e i contribuenti. Fornendo specifici riferimenti ai chiarimenti rilasciati dal contribuente nell’avviso impositivo, il fisco considera le argomentazioni e le prove presentate, promuovendo un dialogo aperto e basato sul rispetto reciproco.

Controlli Agenzia delle Entrate: cosa devi sapere
Nell’immagine un ispettore dell’Agenzia delle Entrate mentre effettua un controllo.

FAQ (domande e risposte)

Come sono cambiate le regole dei controlli dell’Agenzia delle Entrate?

Le regole per i controlli dell’Agenzia delle Entrate hanno subito importanti modifiche, con l’introduzione di sanzioni aggiornate per omessa dichiarazione o dichiarazione infedele e l’implementazione del contraddittorio preventivo. Queste modifiche mirano a rendere il processo di verifica fiscale più trasparente ed equo, consentendo ai contribuenti di avere un dialogo aperto con l’Agenzia prima della conclusione degli accertamenti.

Quali sono le nuove sanzioni per omessa dichiarazione o dichiarazione infedele?

Per l’omessa dichiarazione, la sanzione ora è pari al 120% dell’imposta non versata, una riduzione significativa rispetto alla precedente sanzione del 240%. Nel caso di dichiarazione infedele, il reato scatta solo se l’importo evaso supera i 100.000 euro, o i redditi non dichiarati eccedono il 10% del totale dei redditi dichiarati o superano i 2 milioni di euro. Al di sotto di queste cifre, si applicano sanzioni amministrative di natura economica.

Come avvengono i controlli fiscali per chi non dichiara i redditi?

I controlli per chi non dichiara i redditi avvengono principalmente attraverso l’incrocio di banche dati o il redditometro. L’Agenzia delle Entrate utilizza questi strumenti per identificare discrepanze tra le spese sostenute e i redditi dichiarati, innescando sanzioni in caso di discrepanze significative.

Qual è la differenza tra controllo automatico e controllo formale dell’Agenzia delle Entrate?

Il controllo automatico si basa sull’incrocio di informazioni dalle dichiarazioni dei redditi con le banche dati del fisco, identificando automaticamente le discrepanze. In caso di anomalie, il contribuente riceve una lettera di compliance. Il controllo formale, invece, implica un’indagine più approfondita, spesso avviata in seguito a specifiche segnalazioni, e può coinvolgere verifiche dirette da parte dell’Agenzia o della Guardia di Finanza.

Cosa introduce il contraddittorio obbligatorio nelle verifiche fiscali?

Il contraddittorio obbligatorio è una novità che obbliga l’Agenzia delle Entrate a concedere al contribuente 60 giorni per fornire chiarimenti e prove a supporto della propria posizione prima di procedere con l’atto di contestazione. Questo principio rafforza il diritto del contribuente al dialogo e alla difesa, rendendo il processo di accertamento più equo.

Come influisce la recente sentenza della Corte di cassazione sui controlli fiscali?

La sentenza della Corte di Cassazione sottolinea l’importanza della richiesta di chiarimenti al contribuente prima di procedere con un accertamento. Questo principio promuove un approccio basato sulla collaborazione e buona fede, essenziale per garantire un processo di verifica equo. La sentenza conferma che senza una fase di chiarimento, qualsiasi accertamento potrebbe essere considerato nullo, ribadendo il ruolo centrale del contribuente nel processo di accertamento fiscale.

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