Controlli sul conto corrente: quando scattano e cosa fare

Quando e perché scattano i controlli sul conto corrente? Vediamo i casi più comuni e cosa puoi fare.

5' di lettura


Quando scattano i controlli sul conto corrente? Ci sono movimentazioni di denaro più sospette di altre? E’ vero che, anche non facendo assolutamente nulla con il mio conto, posso insospettire l’Agenzia delle Entrate? E se mia zia mi ha donato 10mila euro, questo mi creerà problemi?

Se anche tu, almeno una volta, hai avuto dubbi di questo tipo, vediamo di fare chiarezza. Spiegheremo proprio cosa fa scattare i controlli sul conto corrente da parte del fisco, quali sono le operazioni ritenute più sospette e a cosa deve fare attenzione il contribuente.

INDICE

  1. Controlli sul conto corrente: quando scattano?
  2. Movimenti sospetti, prelievi e strumenti di controllo
  3. Controllo sul conto corrente: cosa fare?
  4. Ricevi le news su finanza personale e bonus

Controlli sul conto corrente: quando scattano?

La verifica dei conti corrente è uno strumento a disposizione del fisco per contrastare comportamenti illeciti come l’evasione. Ogni istituto finanziario, banca o posta deve comunicare tutti i movimenti dei contribuenti. Queste operazioni vengono inserite nell’anagrafe dei rapporti finanziari. 

Un sistema di interscambio digitale, chiamato Sid, permette poi di evidenziare quali transazioni richiedono accertamenti. 

Fra le informazioni a disposizioni del fisco, oltre a quelle che derivano dai controlli sul conto corrente, ci sono per esempio le movimentazioni finanziarie con depositi di azioni e obbligazioni, la gestione del risparmio e del patrimonio, i certificati di deposito e i buoni fruttiferi, i fondi pensione e i finanziamenti attivi.

Controlli sul conto corrente quando scattano e cosa fare

Movimenti sospetti, prelievi e strumenti di controllo

I controlli del conto corrente, principalmente, si concentrano sulle entrate e non su prelievi, salvo che per gli imprenditori. Per quanto riguarda i movimenti in entrata, invece, vengono generalmente controllati bonifici e versamenti in contanti sul conto.

Comunque banche, per evitare attività di criminalità e riciclaggio, devono valutare se informare l’Uif (Unità di Informazione Finanziaria) in caso di prelievi mensili dal conto superiori a 10mila euro. Questo accade anche se i soldi vengono ritirati in più giorni. Sarà poi proprio l’Uif a decidere se inviare la segnalazione alla Procura della Repubblica innescando la possibilità di una indagine.

Per gli imprenditori i controlli sul conto corrente scattano per prelievi superiori a 1000 euro giornalieri o a 5mila euro mensili. Movimentazioni che andranno giustificate.

Il fisco ha una serie di strumenti per evidenziare comportamenti illeciti del contribuente. Fra questi ci sono il Risparmiometro, la Superanagrafe e il Redditometro. Vediamoli in dettaglio.

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Cos’è il Risparmiometro

Il risparmiometro o evasometro è un algoritmo che permette al fisco di controllare, attraverso un sistema informatico, differenze sospette fra i risparmi sul conto corrente e i redditi dichiarati

La spia d’allarme si accende se i risparmi e acquisti effettuati vengono considerati troppo elevati rispetto al reddito dichiarato o se per troppo tempo avvengono degli accumuli di denaro sul conto corrente senza prelevare. Insomma, anche l’assenza di prelievi prolungati può creare problemi.

Cos’è la Superanagrafe

Si tratta di un archivio di dati digitali raccolti dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate. Quando parliamo di Superanagrafe ci riferiamo a uno strumento molto utile al Fisco per evidenziare grandi discrepanze fra entrate e uscite di un conto corrente.

Tutto questo avviene grazie all’analisi di dati come i movimenti di entrata e uscita, giacenza media e saldo del conto corrente a inizio e fine anno.

Cos’è il redditometro

Il redditometro è uno strumento che permette all’amministrazione finanziaria di ricostruire il reddito del contribuente, partendo da spese o elementi ritenuti certi, per poi confrontarlo con il reddito dichiarato.

La legge prevede l’accertamento, dopo l’invio di un questionario al contribuente, se viene accertata una differenza superiore al 20% fra i redditi dichiarati e quelli verificati con il redditometro. Per lavoratori autonomi e titolari di ditte individuali, che rientrano nei requisiti di alcuni studi di settore, a partire dal 2011 è previsto uno scostamento ammissibile fino al 33%.

Fra gli elementi analizzati dal redditometro ci sono le quote di risparmio nell’anno, gli aumenti patrimoniali, spese tracciate e spese per elementi ritenuti certi. Per esempio, se possiedi un’auto dovrebbe esserci una spesa per la tassa di possesso e l’assicurazione.

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Controlli sul conto corrente: cosa posso fare?

Chi riceve la notifica di un accertamento sul conto corrente ha la possibilità di difendersi, facendo ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale.

Lo scopo è quello di dimostrare che il bonifico o i contanti versati sul conto non andavano dichiarati. Per esempio nel caso i soldi siano tassati alla fonte, come le vincite di gioco, o siano esentasse: per esempio vendita di oggetti usati, risarcimento del danno o certe donazioni come quelle fra genitori.

Cosa succede se hai ricevuto 10mila euro da tua zia? Tutto era partito da lì, dopotutto. L’Agenzia, senza una prova di pagamento da mostrare, potrebbe facilmente applicare una sanzione dopo aver segnalato quella discrepanza fra la somma depositata e il reddito dichiarato.

In casi simili, se non si dispone di una giustificazione adeguata, tenere i soldi in contanti e spenderli per spese correnti potrebbe essere la strada migliore.

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