Convocazioni reddito di cittadinanza: che lavoro dovrò fare?

Reddito di cittadinanza, ecco cosa devi sapere sulle convocazioni presso i CPI e ai Comuni, sulle offerte di lavoro e sulla decadenza del beneficio.

6' di lettura

Andiamo a scoprire insieme come funzionano le convocazioni per il reddito di cittadinanza, i vari patti per il lavoro e l’inclusione sociale e quando decade il beneficio (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice:

Reddito di cittadinanza e mondo del lavoro, come funziona

Per poter percepire il reddito di cittadinanza occorre che il cittadino:

  • offra la sua immediata disponibilità al lavoro;
  • aderisca a dei percorsi personalizzati volti all’inserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale, come ad esempio, attività al servizio per la comunità, per la riqualificazione personale o terminare gli studi.

Fanno eccezione i beneficiari di pensione di cittadinanza, i percettori di reddito di cittadinanza dai 65 anni, oppure i cittadini disabili. Sono altresì escluse le persone che devono svolgere compiti legati alla cura di bambini fino a tre anni o membri del nucleo con grave disabilità o in situazione di non autosufficienza.

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Ma veniamo a noi: il cittadino percettore di reddito di cittadinanza è convocato in un CPI nei primi 30 giorni dalla prima ricarica del sostegno per stipulare il Patto per il Lavoro. In particolare, questo avviene quando nella famiglia ci sono:

  • cittadini non occupati da più di 2 anni;
  • cittadini che percepiscono la Naspi o che abbiano terminato di percepirla da meno di un anno;
  • persone che hanno sottoscritto negli ultimi 2 anni un Patto di servizio ancora valido nei Centri per l’Impiego, a sola condizione che non abbiano sottoscritto un progetto personalizzato per il REI.

Ma entro 30 giorni il cittadino è anche convocato dal Comune per la stipula del Patto per l’inclusione sociale, in tutti gli altri casi.

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Quando si sottoscrive il patto per il lavoro occorre rispettare tutti gli impegni previsti nello stesso, tra cui quella di accettare almeno una di due offerte congrue (mè stata ridotta a due la possibilità di rifiuto solo da quest’anno, con il Governo Draghi). Un’offerta è congrua se:

  • è coerente con le proprie esperienze;
  • è raggiungibile dalla propria abitazione, in un tempo non eccessivo con i mezzi di trasporto, nello specifico se la sede si trova entro 80 km o 100 minuti di viaggio dal luogo di residenza.

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A seguito dell’introduzione della possibilità di rifiuto di una sola offerta congrua prima di perdere il beneficio, è stata anche inserita l’impossibilità di rifiuto della seconda offerta, che per questo motivo risulterà “congrua a prescindere” dalla sede del lavoro. Fanno solo eccezione nuclei in cui ci siano:

  • disabili o soggetti non autosufficienti;
  • figli minori.

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Reddito di cittadinanza, cos’è il patto per l’inclusione sociale

Il nucleo che percepisce il reddito di cittadinanza viene analizzato dagli organi competenti dei Comuni per il contrasto della povertà, che attivano un percorso per garantire alla famiglia un reinserimento sociale e soprattutto lavorativo, coinvolgendo per quest’ultimo punto:

  • centri per l’impiego
  • altri enti territoriali competenti

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Nello specifico, come funziona il reinserimento lavorativo? Come abbiamo già detto, da un lato si attivano gli enti statali, come i Centri per l’impiego, ma da quest’anno c’è una grandissima novità: anche i datori di lavoro privati possono fare una proposta di lavoro a un percettore di reddito di cittadinanza.

Oltre al limite per i rifiuti di offerte congrue, la normativa ha introdotto la possibilità di far avanzare allo stesso datore di lavoro privato una proposta lavorativa congrua al cittadino che percepisce il reddito di cittadinanza, stipulando così il patto per il lavoro con il datore di lavoro privato.

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Quando il datore di lavoro fa la sua proposta lavorativa ci si può trovare davanti a due scenari differenti:

  • Il cittadino beneficiario della misura di contrasto alla povertà inizia il suo nuovo percorso lavorativo;
  • Nel secondo caso, invece, l’offerta di lavoro viene rifiutata.

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In questa seconda ipotesi, il datore di lavoro privato stesso comunicherà al centro per l’impiego competente del territorio che il percettore Rdc ha rifiutato l’offerta. In questo modo verrà avviata la decadenza del beneficio secondo quanto stabilito dal DL n. 4 del 2019.

In particolare, il reddito di cittadinanza decadrà se il percettore:

  • ha rifiutato due offerte congrue;
  • ha rifiutato la prima offerta congrua se si trova nel secondo periodo di percezione di Rdc, dunque, se ha già chiesto il rinnovo.
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Ecco quando decade il reddito di cittadinanza

Come dicevamo, l’esecutivo Draghi ha stabilito che anche i datori di lavoro privati possono presentare un’offerta di lavoro al percettore di reddito di cittadinanza, anche senza passare per i centri per l’impiego.

L’accompagnamento riduce il Rdc? La risposta.

In questo modo, se il cittadino sarà al suo secondo “No”, scatterà la revoca, mentre se sarà al primo “No”, potrà beneficiare ancora del Rdc, ma sarà costretto ad accettare qualsiasi proposta lavorativa che gli verrà fatta successivamente.

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Qualora il percettore abbia già goduto di 18 mesi di Rdc e sia nella seconda fase, quella del primo o secondo rinnovo, questo dovrà accettare obbligatoriamente la prima offerta utile di lavoro congrua, pena la revoca del sussidio economico.

Quanto appena dichiarato non vale solo per i casi di esonero previsti dalla norma, come ad esempio, la frequenza a un corso di studio, la percezione trattamenti pensionistici, età superiore a 65 anni o un’eventuale disabilità.

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