Coronavirus. Almeno 1.8 milioni di morti nel 2020

Coronavirus. In un anno sono morte nel mondo almeno 1.8 milioni di persone. L'Europa è il continente più colpito. La seconda ondata ha fatto più vittime della prima. E per gli esperti la terza ondata è in arrivo, con l'aggravante di una variante di coronavirus più contagiosa.

Coronavirus. 1.8 milioni di morti nel 2020: ora terza ondata
Coronavirus: nel 2020 sono morte nel mondo 1.8 milioni di persone e l'Europa è il continente più colpito con la seconda ondata che ha fatto più vittime della prima.
6' di lettura

Nel 2020 almeno 1.8 milioni di persone sono morte a causa del coronavirus. Dalla fine di dicembre del 2019, quando scattò l’allarme per la diagnosi di polmonite anomala, è cambiato tutto e in ogni angolo del pianeta.

Il Belgio (19.360 morti), la Slovenia (2.630), la Bosnia (4.020), l’Italia (73.000), il Perù (37.500) e la Spagna (54.000), sono i Paesi che hanno subito più morti rispetto al numero di abitanti.

Il Vecchio Continente è stata la zona più colpita dal coronavirus. Basta un dato: dei 15 Paesi con il maggior numero di morti relative, ben nove sono in Europa.

I morti e l’impatto del coronavirus

I dati sui morti non raccontano sempre tutto, ed è difficile fare dei confronti tra i diversi Paesi. Eppure quel dato, quella cifra, consente di verificare meglio l’impatto che il virus ha avuto su un luogo. Il numero delle vittime è il tributo evidente che una Nazione ha pagato e sta continuando a pagare a questa pandemia.

In questo momento l’Europa sta combattendo contro la seconda ondata di infezioni da coronavirus. Ha una intensità minore rispetto alla prima, ma sta durando molto più a lungo. Anche in questo caso è la triste contabilità dei morti a raccontarlo: ci sono stati più decessi da agosto in poi rispetto al periodo precedente: 325.000 contro 205.000. Un terzo in più.

Negli Stati Uniti sono morte da marzo 340.000 persone. Gli Usa sono già nel cuore della terza ondata di contagi, con gli ospedali pieni, alcuni Stati che affrontano emergenze inaudite, e il picco di morti giornalieri che è molto superiore ai record segnati in primavera e in autunno.

La forza segreta del coronavirus: gli asintomatici

La prima ondata è stata travolgente quasi ovunque. Il Covid-19 ha sorpreso tutti, anche quelli che si aspettavano una pandemia. Avevano ipotizzato una mutazione del virus influenzale, un po’ come era accaduto con l’influenza spagnola del 1918. Eppure delle avvisaglie diverse c’erano state con i coronavirus di Sars e Mers negli anni scorsi. Ma il Covid-19 è stato completamente diverso. Soprattutto per la capacità di infettare anche attraverso l’aria, ma soprattutto per una caratteristica che né Sars, né Mers avevano: “produrre” tanti pazienti asintomatici e potenzialmente infettivi. Messaggeri inconsapevoli del virus e dell’infezione.

Ossia: l’alto numero di pazienti senza sintomi, che per qualcuno testimoniava la scarsa pericolosità del coronavirus, era in realtà l’arma che il virus ha utilizzato per diffondersi in tutto il mondo.

L’estate dell’illusione

L’estate nell’emisfero australe ha regalato qualche mese di illusione. In Europa i contagi sono diminuiti, così come i morti e i ricoveri. Sembrava finita, o quasi. Non era così. A settembre sono ripartiti i contagi, l’inizio della seconda ondata. Che in molti Paesi si sarebbe rivelata più forte della prima.

Nella lettura dei dati è importante tenere presente la capacità diagnostica, che cambia da nazione a nazione. E quando un sistema sanitario si avvicina al collasso è molto probabile che molti pazienti muoiano senza che neppure siano stati sottoposti al test. Morti di coronavirus che non rientrano in alcun conteggio. Morti e basta.

I Paesi sfiorati dalla prima ondata

Ci sono Paesi che nel corso della prima ondata sono stati solo sfiorati dalla pandemia, ma ora e a partire da agosto sono quelli che segnalano il maggior numero di morti relative. Come l’Ungheria (120 decessi ogni 100.000 abitanti), la Polonia (68), la Bulgaria (100), la Slovenia (100), la Lituania (45). In questi Paesi la pandemia si sta diffondendo in maniera esponenziale. Per chiarirci la Spagna e l’Italia nella scorsa primavera hanno avuto 60 decessi ogni 100.000 abitanti. La metà dell’Ungheria, che pure ha sigillato i confini.

I fattori che differenziano le due ondate

Ci sono molti fattori che hanno differenziato le due ondate: le condizioni meteorologiche e il rilassamento rispetto alle misure anticontagio con una conseguente maggiore esposizione al rischio.

E’ probabile che si siano verificati più morti laddove la popolazione si è dimostrata più suscettibile alle modificate condizioni climatiche, all’allentamento delle restrizioni e a un eccesso di fiducia che ha ridotto anche le residue precauzioni.

I Paesi colpiti due volte

Ci sono stati però Paesi che hanno subito due ondate di contagio altrettanto dure, come Belgio, Regno Unito, Spagna, Italia e Francia.

La Germania ha avuto meno morti (30 ogni 100.000 abitanti), ma da questa estate anche sta registrando più del doppio dei morti rispetto all’ondata precedente.

Che la lotta al coronavirus sia una faccenda assai complessa, lo dimostra anche il numero dei morti in Paesi come la Corea del Sud o il Giappone, dove nella prima ondata le strategia di monitoraggio e l’efficacia dei test sono stati presi a esempio in tutto il mondo. Oggi anche in quei Paesi la situazione è cambiata: il numero dei morti da agosto a dicembre è raddoppiato.

Morti per coronavirus, dati incompleti

Si ipotizzano a oggi quasi due milioni di morti sul pianeta. Ma i dati sono incompleti, è difficile stabilire con esattezza quante sono in realtà le vittime di questa pandemia. Per determinare in modo esatto il numero dei morti saranno forse necessari degli anni (ancora non siamo in grado di stabilire l’esatta conta dei decessi causati dall’influenza spagnola, il range va dai 50 ai 100 milioni di persone).

I morti in eccesso

Ci sono Paesi che possono dare una stima già molto più affidabile grazie ai registri civili che consentono di calcolare la differenza di decessi nello stesso arco di tempo rispetto agli anni precedenti. Da questi calcolo, è la Spagna la nazione che ha avuto l’aumento più consistente rispetto alla media dei morti degli anni precedenti: 77.000 decessi. Ossia, 165 morti ogni 100.000 abitanti, più della Bulgaria (162) e del Belgio (143).

Le autorità sanitarie ritengono che quasi tutte le morti in eccesso siano da attribuire al coronavirus, anche perché di contro si sono ridotti in modo consistente i decessi per cause accidentali. E non si registra una variazione significativa delle morti per altre patologie, quelle si potrebbero avvertire a partire dai prossimi anni, quando gli effetti dei mancati screening tumorali, con l’impossibilità dunque di altrettante diagnosi precoci, avranno le inevitabili conseguenze.

La pandemia ha colpito più duramente gli anziani e si è rivelata più letale per gli uomini rispetto alle donne. La Spagna è il Paese dove sono morte più persone tra i 15 e i 64 anni

La terza ondata

Ora sta per arrivare una terza ondata del coronavirus e molti Paesi europei, insieme agli Stati Uniti, potrebbero essere colpiti da una nuova variante del virus che sarebbe il 60% più contagiosa. In Gran Bretagna e in Sud Africa la variante è già nettamente dominante.

Le mutazioni sono un elemento comune nei virus respiratori. Del resto anche l’influenza stagionale muta ogni anno e per questo le popolazioni non hanno la piena immunità.

La preoccupazione degli scienziati è chiara: un virus che cresce in modo esponenziale può crescere anche nella gravità delle conseguenze e nella letalità.

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