Coronavirus. Vaccini: presto o entro giugno 80mila morti

Coronavirus. Se non si accelera con la somministrazione dei vaccini entro giugno in Italia potrebbero morire altre 80mila persone, quasi tutti anziani. L'allarme è stato lanciato da FederAnziani che invita l'Ema ad approvare subito anche gli altri vaccini per dare impulso alla campagna vaccinale che procede a rilento anche per la mancanza di dosi. «Siamo terrorizzati».

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Se non si accelera con i vaccini, entro giugno moriranno In Italia di coronavirus altre 80mila persone, quasi tutti anziani. L’allarme è stato lanciato dalla Senior Italia FederAnziani, che lancia un appello alle autorità: sia fatto il possibile per procedere più speditamente con le vaccinazioni. Appello condivisibile, ma che purtroppo si scontra con le bizze della Pfizer, che consegna i prodotti a singhiozzo.

Una ecatombe di anziani entro giugno

I dati forniti non sono purtroppo numeri a caso. Secondo i dati ufficiali muoiono in Italia per coronavirus 500 persone al giorno. Si tratta quasi esclusivamente di anziani, anche l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità, nel report del 16 gennaio, ha stimato l’età media dei pazienti intorno a 80 anni.

Entro il 21 giugno, ovvero in 165 giorni, un numero elevatissimo di anziani, tra i 50.000 (con 303 morti al giorno) e gli 80.000 (con 484 morti al giorno), perderà la vita a causa del coronavirus se non saremo in grado di imprimere alla campagna per la vaccinazione una significativa accelerazione.

Siamo terrorizzati da questi numeri

«Siamo terrorizzati da questi numeri – ha dichiarato il Presidente di Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina – che prefigurano purtroppo una ecatombe nell’arco dei mesi che sono stati stimati come necessari al completamento della campagna di vaccinazione per la fascia di popolazione più fragile, ovvero gli anziani e in particolare i portatori di malattie croniche».

«Dai trecento ai cinquecento morti al giorno, anziani nella quasi totalità, significa dai novemila ai quindicimila al mese – aggiunge -, e quindi tra i cinquanta e gli ottantamila da qui a giugno. Quest’analisi previsionale è anche conseguenza del fatto che ancora non sono state completate le vaccinazioni dei medici di famiglia e che ancora questi ultimi non hanno a disposizione vaccini da loro utilizzabili».

Coronavirus, Ema: fate presto

«Per questo motivo – continua Messina – chiediamo un’accelerazione nella campagna vaccinale, e in particolare ci rivolgiamo agli enti regolatori affinché lavorino giorno e notte pur di accelerare le autorizzazioni necessarie all’entrata in circolazione dei nuovi vaccini».

«Vogliamo dire all’EMA – insiste Messina – che un solo giorno risparmiato rappresenta la salvezza di ben cinquecento vite, per restare solo all’Italia. Mai come ora la tempestività è stata fondamentale».

Aspettando AstraZeneca

E l’EMA, l’ente regolatorio del farmaco in Europa, dovrà decidere il 29 gennaio sull’approvazione del vaccino di AstraZeneca, che fornirà in Italia un numero di dosi sufficiente a completare una parte importante della campagna di vaccinazione. Per gli altri vaccini contro il coronavirus i tempi si prospettano più lunghi. Johnson & Johnson (che prevede una sola dose), non dovrebbe essere disponibile prima di aprile. Quello italiano non prima dell’estate. Bisognerà valutare i vaccini cinesi e quello russo.

Chi non si vaccina contro il coronavirus uccide gli anziani

«Non bisogna dimenticare – ha aggiunto Messina – che le RSA e le altre residenze per anziani rappresentano uno dei luoghi privilegiati di questa campagna, dato che qui si trovano i più fragili tra i senior, e per questo ci rivolgiamo da un lato agli operatori affinché siano responsabili e accettino di vaccinarsi, e dall’altro ai vertici delle strutture perché adottino tutti i provvedimenti consentiti dalla legge nei confronti di quegli operatori che, rifiutando di sottoporsi al vaccino, mettano a repentaglio la vita degli ospiti».

«Vaccinarsi contro il coronavirus – ha concluso Messina – non è un’opzione ma è l’unica strada obbligata per tutelare la vita delle persone anziane, malate, non autosufficienti che, se infettate dal virus, hanno un’elevata probabilità di sviluppare complicanze e addirittura morire».

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