Coronavirus, «500 morti al giorno e voi pensate alle feste?»

Coronavirus. Lo dichiara il virologo Andrea Crisanti rispetto alle pressanti richieste delle Regione che chiedono l'alleggerimento delle misure in vista del Natale. Per il collega Fabrizio Pregliasco «il picco di contagi da coronavirus non ci sarà grazie alle misure adottate nelle zone rosse e arancioni».

Coronavirus, «500 morti al giorni e voi pensate alle feste?»
Coronavirus, con 500 morti al giorni è assurdo pensare a possibili riaperture per Natale: lo ha dichiarato il professor Andrea Crisanti dell'università di Padova.
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Con 500 morti al giorno per coronavirus è assurdo ora pensare alle feste di Natale. E’ la sintesi del pensieri di Andrea Crisanti, professore dell’Università di Padova. «Noi stiamo imponendo un sacrificio importante agli italiani – ha dichiarato -, stiamo accettando anche un sacrificio sociale, perché 500 morti al giorno sono un sacrificio sociale ed emotivo grandissimo e dietro ogni morto c’è un episodio di sofferenza grave. E poi che facciamo, riapriamo tutto a Natale, per poi fare tutto il casino, e scusate la parola, che abbiamo fatto in Sardegna questa estate e ricominciate da capo?».

Nella seconda ondata già morte 9.000 persone

«E’ vero – ha continuato il virologo ad Agorà su Rai 3 – ci sono sicuramente delle sofferenze di carattere economico, ma stiamo facendo pagare anche un prezzo sociale ed emotivo immenso a tantissime famiglie. Sono morte 9.000 persone da quando è iniziata la seconda ondata di coronavirus, non lo dobbiamo dimenticare».

Crisanti parla poi delle ultime misure adottate dal governo e dalla curva dei contagi che sembra rallentare negli ultimi giorni.

Se il contagio non scende bisogna fare qualche altra cosa

«La prossima settimana ci dirà se questa curva si è stabilizzata – commenta il virologo -, se siamo in una situazione di plateau o se effettivamente scende, perché se non scende è evidente che bisogna fare qualche altra cosa».

Capisco la necessità di preservare la componente economica

«Penso – ha continuato Crisanti – che era anche obiettivo del Governo smorzare il picco dei contagi da coronavirus e distribuire l’impatto su un periodo più lungo per cercare di non compromettere la componente economica che si vuole preservare per dicembre. E’ un obiettivo che in qualche modo stanno raggiungendo: i contagi da coronavirus non stanno aumentando al ritmo della settimana scorsa. Se volessimo fare le debite proporzioni e ieri avessero fatto i 210mila tamponi consueti, avremmo altri diecimila casi e saremmo sui 35-36mila, quindi una situazione stabile. Fra 37mila e 40mila casi siamo su una situazione stabile, sono piccole variazioni».

Ci aspettiamo un calo di contagi da coronavirus la prossima settimana

Per il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell‘Università degli Studi di Milano, in Italia «non ci sarà un picco di contagi da coronavirus». Il motivo? «Grazie alle misure adottate e al lockdown progressivo delle regioni rosse e arancioni a oggi stiamo vedendo un incremento non più esponenziale ma lineare. E se le cose andranno avanti così, ci aspettiamo un calo la prossima settimana».

Più lavoriamo bene ora e più saremo sereni a Natale

«Più lavoriamo bene adesso – ha continuato Pregliasco -e più saremo sereni a Natale».

Il virologo è intervenuto anche sulle pressioni delle regioni che sono passate per prime nella zona rossa e che ora chiedono un “declassamento” della fascia di gravità: vorrebbero entrare nelle restrizioni previste della zona arancione.

Alleggerire le misure? Forse nelle province meno colpite

«Penso che forse – ha dichiarato – nelle prossime settimane potrebbe essere avviato un allentamento nelle province meno colpite dal coronavirus. Ma ritengo sia opportuno assumere una decisione univoca e condivisa su questo tema, in modo da non generare incomprensioni».

«Ritengo comunque – ha aggiunto Pregliasco – che l’obbligo dell’uso delle mascherine anche all’aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un’arma importante per ostacolare la diffusione del coronavirus».

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