Coronavirus, da Ghemon a Brunori Sas: l’appello per i lavoratori dello spettacolo

Per dare una mano a tanti professionisti dimenticati



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Il settore della musica e degli eventi è in fortissima difficoltà. L’intero Paese oggi è nella tanto attesa fase 3, ma il settore degli eventi è pressoché alla fase 1. Molti organizzatori di eventi hanno deciso di rimandare festival musicali e fiere di settore al 2021.

Nessuno può fare a meno di lei, della musica, e delle diverse arti dello spettacolo, eppure nessuno del governo è riuscito a comprendere fino in fondo le difficoltà del settore. Sin dall’inizio del lockdown tanti artisti sono scesi in campo per denunciare le difficoltà dei lavoratori stagionali, ma ad oggi le decisioni prese sono state poche e spesso inadeguate. Per questo motivo il 21 giugno, in Piazza Duomo, a Milano, si è concretizzato un silenzioso, ma efficace flash mob da parte di alcuni esponenti della musica italiana. Intanto è arrivata la conferma che nei prossimi mesi si terranno gli stati generali della musica.

Anche Ghemon in Piazza Duomo a Milano

La manifestazione, che ha visto la partecipazioni di tanti artisti come Brunori Sas, nasce con l’intento di chiedere al governo di attuare provvedimenti idonei sia da un punto di vista finanziario (come sostegni economici) che relativi al mondo dello spettacolo. Ghemon sostiene: “La musica è un lavoro e noi artisti abbiamo i doveri e le scadenze di tutti. Siamo delle aziende, a volte artigianali, a volte piccole, a volte medie e in questo caso, essendo stati i primi ad aver chiuso e gli ultimi a poter riaprire a pieno regime, non dobbiamo essere lasciati soli, lo dico più per le persone che lavorano con me che per me in primis. Si dice che la musica non sia essenziale e per questo motivo abbiamo deciso di fare silenzio, un rispettoso silenzio.”

Il settore è in forte difficoltà

Anna Rita Masullo, che fa parte del neonato movimento “La musica che gira”, sostiene: “Ci siamo resi conto che, al netto dell’emergenza sanitaria, siamo esclusi come lavoratori. Questo si è notato dai discorsi, dagli atti e anche dalla conoscenza che gli attori istituzionali hanno del nostro mondo”.

Il settore della musica e degli eventi quindi è in fortissima difficoltà, perché non composto dai soli artisti, ma da altri professionisti che permettono il funzionamento di tutta la macchina di un evento. L’intero comparto cultura in Italia produce circa il 16% del Pil e impiega oltre un milione di lavoratori. Come dice Anna Rita MasulloSiamo un assoluto valore sociale, ma anche economico”. Infatti la ripartenza, soprattutto per il settore degli eventi, è stata ed è tuttora molto lenta e si svolge in condizioni non ottimali. Molti organizzatori di eventi hanno deciso di rimandare festival musicali e fiere di settore al 2021, un tempo prezioso per far si che il mondo intero possa convivere con il virus, ma deleterio per chi lavora solo in questi settori.

Gli emendamenti da analizzare e i diritti per i lavoratori intermittenti

L’intero Paese oggi è nella tanto attesa fase 3, ma il settore degli eventi è pressoché alla fase 1, senza dimenticare che diverse piccole realtà (club di musica indipendenti) hanno già dovuto chiudere, in quanto in bilico già prima della pandemia e oggi inesistenti.

Tanti gli emendamenti inviati al ministro della cultura Franceschini e tante le proposte che gli artisti portavoce vorrebbero sottoporre al governo, ma la più urgente da far presente, oltre quelle già elencate precedentemente, è far si che vi sia assistenza per i lavoratori intermittenti, per coloro che non hanno gli stessi diritti dei lavoratori assunti perché non possono ricorrere alla cassa integrazione.

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