Coronavirus. Così ad Avellino la scuola dovrà ripartire a settembre

Ci sono mesi di tempo per riorganizzarsi: non sarà semplice, ma è possibile



3' di lettura

A settembre riapriranno le scuole. Per la prima volta, da quando impazza il coronavirus, viene fissata con largo anticipo una data da cui ripartire. Abbiamo oltre quattro mesi di tempo per farci trovare pronti ed è un’occasione da non sprecare.

Tutti sono d’accordo nel ritenere che la prima regola da rispettare, alla ripresa delle attività scolastiche, sarà quella del distanziamento sociale. E’ noto a tutti che l’edilizia scolastica in Italia lascia ampiamente a desiderare. A parte gli antichi problemi relativi alla sicurezza degli edifici, nella maggior parte dei casi le aule sono piccole e sovraffollate. Ne ho viste tante di aule, nella mia carriera scolastica, dove gli alunni degli ultimi banchi per andare al bagno dovevano fare alzare mezza classe.

Questi quattro mesi che ci separano dall’avvio del nuovo anno scolastico non vanno perciò sprecati, ma da subito utilizzati per consentire il massimo di sicurezza ad alunni e professori. Il primo obbiettivo da raggiungere è quello di avere chiaro il quadro delle disponibilità. E in tale situazione non sarebbe male verificare, ad esempio, la possibilità di tornare all’utilizzazione dell’edificio di via De Concilji che ha storicamente ospitato il liceo scientifico “Mancini” e che sembra abbia superato tutte le verifiche di stabilità richieste per il suo dissequestro.

Innanzitutto occorre un inventario preciso: scuola per scuola dobbiamo sapere 1) quante sono le classi e di quanti alunni sono composte, 2) quante sono le aule e che dimensioni hanno, tenendo presente che si possono utilizzare anche altri spazi (sala dei professori, aula magna, ecc.) con l’obbiettivo di portare quanti più alunni in classe mantenendo le distanze di sicurezza. Si tratta di dati disponibili e che vanno valutati in collaborazione con i dirigenti scolastici, i professori, gli alunni e i genitori. Peraltro in questi due mesi abbiamo spesso assistito a decisioni diverse e spesso contrastanti fra i vari livelli istituzionali. L’edilizia scolastica è invece diretta competenza dei sindaci per quello che riguarda le scuole materne, elementari e medie inferiori e dei presidenti di Provincia per quello che riguarda le medie superiori. E ricordiamo anche che nel comitato tecnico- scientifico che sta mettendo su il sindaco di Avellino c’è anche la dottoressa Montesarchio, direttore generale del ministero dell’Istruzione, dove si occupa proprio di edilizia scolastica.

E’ evidente che non sarà possibile, mantenendo le distanze di sicurezza, consentire a tutti gli alunni di una stessa classe di poter contemporaneamente seguire le lezioni in presenza. Una parte degli alunni ( a rotazione) dovrà seguire le lezioni da casa utilizzando gli opportuni strumenti informatici. L’inventario delle classi e delle aule dovrà servire a ridurre al minimo il numero di alunni che dovrà seguire da casa le lezioni, e in qualche caso si potrebbe addirittura pensare ad una settimana scolastica di cinque giorni (sempre a rotazione). Bisognerà, quindi, anche conoscere le esigenze dei singoli alunni, perché non tutti dispongono di strumenti per seguire le lezioni da casa. Ed eventualmente si potrà anche pensare di fornire un tablet a chi non ce l’ha.

Il tempo c’è, i dati per procedere a questo tipo di organizzazione pure, non facciamoci cogliere impreparati.

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