Coronavirus. Avellino solidale: sembra di rivivere il dopo terremoto

Volontari in azione in tutta l'Irpinia per aiutare anziani, persone sole e fragili. Abbiamo ascoltato Giovanni Centrella, volontario dell'Arci

6' di lettura

Da qualche giorno la situazione è precipitata anche nel Sud Italia e in Irpinia.
I casi di coronavirus sono in costante aumento e le regole per ridurre il contagio sono ormai attive in tutto il territorio nazionale.
Ma il Sistema Sanitario Nazionale è in grave difficoltà e anche da noi, presto, non ci saranno più posti in terapia intensiva.
Per questo le persone si stanno mobilitando sui social per raccogliere fondi per ospedali e presidi sanitari nei propri territori.
E per dare assistenza e aiuto, di qualunque tipo, a chi è più in difficoltà.
Ad Avellino la Misericordia insieme ad altre associazioni cittadine ha creato una rete di solidarietà per garantire farmaci, spesa e generi indispensabili a chi non può uscire di casa.

Contattiamo Giovanni Centrella, volontario Arci, per capire meglio come è nata questa iniziativa e come sta funzionando.

Come e quando nasce la rete e quali funzioni svolge?

La rete, così com’è oggi, nasce a ridosso del decreto del 9 marzo, quello che, per primo, vietava gli assembramenti. In realtà si tratta di una serie di associazioni che svolgevano già precedentemente, almeno in parte e di diverse tipologie, azioni di solidarietà e mutualismo sul territorio avellinese, eravamo già in contatto e la necessità di questo tipo di azione era già nell’aria. Aggregarci è stato più che naturale e, in concerto con l’amministrazione comunale, abbiamo provato a mettere in piedi una risposta alle esigenze che si stavano prospettando.
In buona sostanza “diamoci una mano”, così abbiamo deciso di chiamare quest’iniziativa, va incontro alle esigenze dei soggetti più vulnerabili della nostra città: anziani, persone immunodepresse o con problematiche sanitarie, disabili, persone che non hanno la possibilità di poter uscire di casa in generale. Per lo più si tratta di portare, a casa di chi ne fa richiesta, farmaci, spese di tipo sanitario e alimentare, in qualche caso pasti.

Chi ne fa parte al momento? Siete attivi solo ad Avellino?

In questo momento, oltre la Misericordia di Avellino, le realtà coinvolte sono il comitato provinciale dell’ARCI, la Don Tonino Bello ONLUS, Avionica, Irpinia Altruista, e SOMA (Solidarietà e Mutualismo Avellino), ma ne fanno parte anche molti volontari non direttamente legati a queste associazioni. Ognuno ha messo a disposizione, oltre che le proprie forze, il proprio know how, come, ad esempio, i mediatori culturali per interagire con chi non parla bene la nostra lingua o chi ci aiuta a comunicare con i non udenti. Noi siamo attivi solo ad Avellino in quanto ci atteniamo scrupolosamente alle disposizioni del Governo, cosa che non ci permette di uscire dal nostro comune. Siamo, però, in contatto con e a conoscenza di moltissime associazioni, organizzazioni e cittadini che svolgono servizi simili su tutto il territorio irpino.

Come vi possono contattare le persone che leggeranno questa intervista?In quali orari?

I cittadini che ne hanno bisogno possono contattarci attraverso il numero di telefono 0825 784631 durante l’intera giornata. Le telefonate saranno poi smistate verso i volontari più vicini, o quelli che ricoprono quel turno orario.

Come funziona il servizio e come fate ad attenervi alle disposizioni del Governo

Dopo aver ricevuto la richiesta, come dicevo, il centralino smista la chiamata ai volontari che si trovano già in zona o che sono di turno in quella fascia oraria. A seconda del tipo di richiesta ci si reca da chi ha chiamato, si provvedere al tipo di spesa, si consegna. Per quanto riguarda i farmaci, molto spesso, le farmacie sono già a conoscenza dell’esigenza e quindi c’è un passaggio in meno. Ci tengo a precisare, anche se so che non serve, che è un servizio completamente gratuito e volontario.
I volontari sono dotati di tutti i DPI necessari e possibili per questo tipo di servizio e si trovano ognuno nella propria abitazione finchè non vengono contattati, a seconda delle necessità. Tutti ci atteniamo ad un preciso protocollo, manteniamo le distanze di sicurezza, evitiamo qualsiasi tipo di contatto con chi ci chiama, non entriamo negli appartamenti, le consegne e i prelievi avvengono senza alcun contatto diretto, lasciamo la busta con la spesa dove ci indica chi ne ha bisogno, ci allontaniamo e poi viene prelevata. Chiaramente, essendo un servizio concertato col Comune e con cui siamo costantemente in contatto, tutte le targhe dei nostri mezzi sono state comunicate alle autorità, così come i nominativi dei volontari. Sarebbe stato impossibile spostarsi sul territorio comunale altrimenti.

Da chi è partita l’idea e in quanto tempo si è concretizzata?Collaboravate già prima insieme?

L’idea era già nell’aria ed essendo praticamente già tutti in contatto. A causa degli obiettivi che si intersecano delle varie associazioni è stato spontaneo metterla immediatamente in piedi. Ci siamo “riuniti” online, ci siamo messi in contatto con le istituzioni e tutto è partito in un tempo relativamente breve, credo che l’undici marzo fossimo già attivi.

Come state vivendo questi giorni di grave emergenza? Qual è la vostra routine?

Credo un po’ come tutti, le ansie e le preoccupazioni e le incertezze sono le stesse di tutti gli altri. Probabilmente “aspettare la telefonata” per entrare in servizio o coordinarsi con gli atri attori fa passare il tempo più velocemente. Beh, oltre i turni che ognuno di noi rispetta, le giornate sono fatte di aggiornamenti continui, coordinamenti, telefonate, riunioni online.

Quale ritenete sia la situazione adesso ad Avellino e in quanto tempo, secondo voi, si potrà tornare alla normalità?

Questa è una bella domanda, domanda a cui non saprei rispondere e per cui non avrei nemmeno le competenze. Ad Avellino però, al netto degli aggiornamenti dei bollettini medici, si respira un’aria sì di ansia, ma anche di rispetto delle regole, almeno per quel che si può vedere, e di relativa quiete, non si rilevano particolari “frenesie”. Ovviamente speriamo di poter uscire da questo periodo restrittivo il prima possibile, come tutti.

Come sta reagendo la popolazione? Avete ricevuto delle donazioni?

La popolazione sembra aver accolto il nostro tipo di servizio senza abusarne, ne sta usufruendo solo chi ne ha davvero bisogno. Stiamo ricevendo sostegno soprattutto da chi può fornirci materiale di consumo: mascherine (per quel che si può reperire in questo periodo, siamo tutti a conoscenza delle carenze), guanti, igienizzanti, alcuni maker avellinesi si sono adoperati addirittura per stampare in 3D dei supporti appositi. La sensazione è un po’ quella del post sisma dell’80.

Come vi accolgono in casa? Cosa vi dicono?

A causa dei protocolli di cui abbiamo parlato non ci accolgono in casa e le ansie di ciascuno riducono le conversazioni spesso al minimo, però ci si sente telefonicamente, al citofono, ci si scambia qualche sorriso dietro le mascherine a qualche metro di distanza, sull’uscio della porta, spesso parlando di più gli occhi. Non ci conosciamo ma ci vogliamo bene.

Ve lo aspettavate quando avete lanciato questa iniziativa?

Questi sono i momenti in cui la solidarietà da parte di tutti viene fuori con forza, nulla è scontato ma sapevamo, in un certo qual modo, che ognuno avrebbe provato a  in campo il meglio di sé. Chiaramente mi riferisco a tutti, dalla popolazione ai volontari. Vorrei solo ringraziare anche tutto il personale medico, sanitario, gli autisti del 118, i volontari, non solo del contesto locale, ma anche nazionale.

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