Coronavirus Campania. Contagio stabile, ma 62 morti

Coronavirus Campania: resta stabile la curva del contagio nella Regione, ma si registra un altissimo numero di morti: 62, in aumento anche i ricoveri in terapia intensiva. Resta alto il tasso di sintomatici rispetto ai nuovi positivi. I numeri della vaccinazione in Campania. I virologi: forse superato il picco.

4' di lettura

Stabile la curva dei contagi da coronavirus in Campania con un tasso di positività che resta intorno al 10% (questi i dati di ieri). I nuovi positivi sono stati 1.862, registrati con 18.081 tamponi (4.672 antigenici). Altissimo però il numero dei morti, sono stati 62: 35 nelle ultime 48 ore e 27 deceduti in precedenza ma registrati ieri.

I sintomatici sono stati 543, un po’ meno di un terzo rispetto ai positivi e quindi in calo rispetto al dato di ieri. Ma restano comunque alti, almeno rispetto alle cifre che si registravano prima dell’arrivo della variante inglese.

In aumento i pazienti ricoverati nelle terapie intensive (178, +7), in calo invece i posti letto occupati nei reparti covid (1.598, -30).

La diffusione del coronavirus in Campania

Ecco il dettaglio sulla diffusione del coronavirus in Campania, lo schema è stato elaborato dall’Unità di Crisi della Regione.

Positivi del giorno: 1.862 (*)

di cui

  • Asintomatici: 1.319 (*)
  • Sintomatici: 543 (*)

* Positivi, Sintomatici e Asintomatici si riferiscono ai tamponi molecolari

  • Tamponi molecolari del giorno: 18.081
  • Tamponi antigenici del giorno: 4.672
  • Deceduti: 62 (**)
  • Totale deceduti: 5.002
  • Guariti: 2.994
  • Totale guariti: 219.030
  • ** 35 deceduti nelle ultime 48 ore, 27 deceduti in precedenza ma registrati ieri.

Report posti letto su base regionale:

  • Posti letto di terapia intensiva disponibili: 656
  • Posti letto di terapia intensiva occupati: 178
  • Posti letto di degenza disponibili: 3.160 (***)
  • Posti letto di degenza occupati: 1.598
  • *** Posti letto Covid e Offerta privata.

Campania, fase stazionaria (forse superato il picco)

«C’è un aumento di sintomatici e di pressione sugli ospedali, ma dai dati sappiamo anche che stiamo vivendo già una fase stazionaria, tendente verso una lieve diminuzione, se continuiamo così riusciamo a passare questo nuovo picco». Lo ha dichiarato Alessandro Perrella, infettivologo dell’Ospedale Cardarelli di Napoli e membro dell’Unità di Crisi regionale per il coronavirus.

«In questi giorni – spiega Perrella – abbiamo richieste maggiori di soggetti per cure in ospedale, non significa pazienti in fin di vita ma cittadini a cui serve un trattamento di livello superiore, con analisi come la tac».

«È in rialzo – aggiunge Perrella – anche la necessità di terapia subintensiva, è una fase che stiamo gestendo bene anche grazie a una buona codificazione delle dimissioni con terapia a casa che sta funzionando, infatti abbiamo molto raramente secondi ricoveri, cioè pazienti che tornano. In questi mesi abbiamo sviluppato diagnosi precoci con schemi terapeutici per evitare la degenerazione. Abbiamo creato un algoritmo che valuta per ogni soggetto la carica virale e la sintomatologia clinica, valuta se si può controllare e quindi dimettere con una terapia da seguire a casa. Mandiamo tutto il fascicolo al medico di base segnalando anche i giorni di controlli previsti dopo la dimissione. E’ stato uno studio prezioso che ci permette di liberare con efficacia i posti letto e rispondere ai nuovi arrivi».

Mentre si prosegue con la somministrazione dei vaccini, resta quindi la lotta in ospedale contro il coronavirus: «Non esistono – ricorda l’infettivologo – terapie efficaci se non il vaccino. Gli anticorpi monoclonali sono per soggetti non ospedalizzati perché frena l’ingresso virus nelle cellule e quindi evitano il peggioramento. Un anno ci ha aiutato a gestire meglio il supporto dei malati, con terapie che non bloccano il virus ma ne limitano gli effetti secondari, come gli steroidi e i cortisonici. Ad esempio sappiamo che il desametasone funziona più di altri steroidi nell’associazione con gli antifiammatori fans».

Migliorano le terapie nelle corsie in cui si abbassa l’età media: «Ci sono persone più giovani – conferma Perrella – che arrivano al pronto soccorso del Cardarelli, ma l’età media resta alta, oggi ci aggiriamo tra 60 e 65 anni prima erano più gli over 65. C’è un piccolo aumento di pazienti che pensano di venire prima in ospedale per evitare un peggioramento ma in generale la maggior parte quando viene ha già una sintomotalogia importante».

I vaccinati in Campania

Ad oggi in Campania sono state somministrate 681.272 dosi di vaccino contro il coronavirus. Di queste 458.225 sono prime dosi e 223.047 sono richiami. Alla mezzanotte di oggi ci sono 689.949 adesioni in attesa di convocazione. La maggioranza delle dosi è stata somministrata alle persone dagli 80 agli 89 anni, in tutto 188.231. Seguono le persone dai 40 ai 49 anni con 97.367 dosi, quelle dai 60 ai 69 anni con 91.507 dosi, poi le persone dai 30 ai 39 anni con 75.763 dosi.

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