Coronavirus. Un 2021 complicato, ma finirà la pandemia

Coronavirus. Sarà un anno ancora segnato dalla pandemia, soprattutto nei primi mesi, ma tra vaccini e anticorpi monoclonali ci sono le armi per affrontare il contagio. Per gli scienziati alcune restrizioni continueranno ad accompagnarci, come mascherine e distanziamento sociale. Fino all'immunità di gregge. Ma sarà l'anno in cui il mondo ha sconfitto il virus.

Coronavirus. Un 2021 complicato, ma finirà la pandemia
Coronavirus. Sarà un anno ancora segnato dalla pandemia, soprattutto nei primi mesi, ma tra vaccini e anticorpi monoclonali ci sono le armi per affrontare il contagio.
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La domanda è, come sarà il 2021? La risposta purtroppo è semplice: non sarà un anno facile. E non serve l’astrologo o un novello Nostradamus. Il nuovo anno si apre nel segno del coronavirus, proprio come si era chiuso il 2020. Una differenza c’è, sono i vaccini, ormai definiti la luce in fondo al tunnel. Il punto è che quel tunnel è lungo almeno dodici mesi. La campagna di vaccinazione durerà tutto l’anno. E le incognite ci sono: le mutazioni del coronavirus, quando e se si raggiungerà l’immunità di gregge, la crisi economica, la gestione del conseguente disagio sociale oltre a quello psicologico.

Conte: emergenza fino a quando sarà necessario

Anche il premier Giuseppe Conte non si è azzardato a ipotizzare date: «Lo stato di emergenza per il coronavirus sarà prorogato fino a quando sarà necessario».

Obiettivo immunità di gregge

Una cosa è certa. La distribuzione del vaccino non significherà di fatto la fine delle mascherine, del distanziamento sociale, di alcune restrizioni. Per gli scienziati è inutile illudersi: se non si raggiunge l’immunità di gregge, ovvero la vaccinazione del 70 per cento della popolazione, non potremo dire di essere usciti dal coronavirus. Il che significa, come ha ribadito Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, che si potrebbe andare avanti così «per buona parte del 2021».

Campagna di vaccinazione fino a inizio 2022

È ancora meno ottimista il professor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani di Roma. «Il contagio da coronavirus continuerà a tenerci compagnia fino al primo trimestre del 2020, quando finiranno le vaccinazioni».

Entro la primavera immunizzate le persone esposte o più fragili

Il 2021 almeno si apre con la convinzione che la pandemia da coronavirus finirà, che c’è il vaccino (o presto più vaccini), che arriveranno negli ospedali gli anticorpi monoclonali, capaci di guarire chi è contagiato, e che si faranno ulteriori passi avanti nella cura e nella gestione delle infezioni. Ma anche che entro la primavera le categorie più a rischio, i più esposti e i più fragili, potrebbero essere immunizzate. Non è poco, ma certo non ci è concesso cantare vittoria e pensare che sia tutto finito in un amen. Ossia: il nefasto 2020 è passato, ma le sue conseguenze ci seguiranno ancora.

Bisognerà fare i conti con l’inverno

Sarà comunque un anno di speranza. E molto probabilmente quella luce in fondo al tunnel diventerà con il passare dei mesi sempre più luminosa.

Ora però bisogna fare i conti con l’inverno. Inutile negarlo, sarà duro. Basta alzare lo sguardo e vedere quello che sta accadendo a due passi da noi. In Germania, Belgio, Olanda, Gran Bretagna. Ma pure i timori di una ripresa feroce dei contagi in Spagna e Francia, i due Paesi che hanno avuto la traiettoria dei contagi più simile a quella italiana.

Il numero dei morti

Proprio ieri l’Istat ha pubblicato un report sui morti provocati dall’esplosione della pandemia di coronavirus. Un dossier realizzato in collaborazione con l’Istituto superiore della Sanità. È stata analizzata l’incidenza del coronavirus sulla mortalità in Italia tra febbraio e novembre.

I morti sono stati 84mila. E 57.647 (il 69%), sono stati decessi di persone con infezione da coronavirus. Di queste, il 9.5%, sono morte solo a causa del coronavirus. Una quota che è scesa rispetto alla prima ondata, quando quella percentuale era al 13%.

C’è un dato interessante: è diminuita la mortalità in assoluto tra le persone con meno di 50 anni. Un dato spiegabile anche con la riduzione della mobilità e di molte attività: c’è stato un drastico calo delle morti accidentali. E questa forse è l’unica buona notizia.

Cala l’emergenza negli ospedali

C’è anche un altro aspetto positivo in questo momento: la riduzione del numero dei posti letto occupati da pazienti infetti da coronavirus nei reparti covid e nelle terapie intensive. Siamo sotto la soglia minima dell’emergenza, che è al 30%. Se sapremo arginare o ridurre gli effetti di una probabile terza ondata, potremo anche affrontare con serenità ed efficienza la campagna vaccinale. Che non sarà semplice: Gran Bretagna e Stati Uniti, partiti prima dell’Europa con la somministrazione dei vaccini, stanno scontando gravi problemi organizzativi. Legati anche alle difficoltà di trasporto e gestione del vaccino Pfizer (sapete tutti che si conserva a -70 gradi). Tutto dovrebbe essere più agevole con il prodotto di AstraZeneca, che oltretutto costa dieci volte di meno. Ma nell’Ue l’approvazione è slittata a febbraio.

Sarà un 2021 dunque ancora nel segno del coronavirus. La speranza di tutti è che venga ricordato come l’anno in cui il mondo ha sconfitto la pandemia. Poi si potrà ripartire e la storia dell’umanità è segnata da rinascite.

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