Coronavirus. Dicembre, scuole aperte e no vacanze sulla neve

Coronavirus. Obiettivo del governo è riaprire le scuole a dicembre mentre è stato ribadito il no deciso alle vacanze sulla neve. Il nuovo decreto ristori aiuterà settori come il turismo e la cultura, ma in particolare le partire Iva e gli autonomi.

Coronavirus. Dicembre, scuole aperte e no vacanze sulla neve
Coronavirus. L'obiettivo del governo sarà quello di riaprire le scuole per dicembre mentre è stato ribadito il no alle vacanze sulla neve ovvero impianti chiusi.
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L’obiettivo del governo è quello di riaprire tutte le scuole prima di Natale. Lo ha dichiarato ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. «Stiamo lavorando per questo», ha aggiunto. Ma tutto dipenderà dalla diffusione del coronavirus, dalla curva epidemiologica che in questi giorni sta frenando, così some rallentano i ricoveri nei reparti covid, nelle terapie intensive e cala anche l’indice Rt. Tutti indicatori positivi, ma che non consentono di abbassare la guardia.

A fine mese niente zone rosse

Il premier ha aggiunto ieri sera, durante la trasmissione Otto e Mezzo, ospite di Lilli Gruber su La 7: «Sullo spostamento tra regioni a Natale, ci stiamo lavorando ma se continuasse così, con il costante calo dei contagi da coronavirus, a fine mese non avremo più zone rosse. Tuttavia, il periodo natalizio richiede misure ad hoc. Si rischia di ripetere il Ferragosto e non ce lo possiamo permettere: consentire tutte le occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio non è possibile».

Non possiamo consentire vacanze sulla neve

E quindi, rispetto alla pandemia da coronavirus, doppio binario: riaprire le scuole ma niente Natale sulla neve, niente cenoni allargati e veglioni tradizionali. Questo è chiaro. Lo ribadisce lo stesso premier: «Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve. Anche per gli impianti da sci, il problema del protocollo è un conto ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulle neve è incontrollabile. E con Merkel e Macron in Europa stiamo lavorando a un protocollo comune europeo. Non è possibile consentire consentire vacanze sulla neve, non possiamo permettercelo».

E quindi, nonostante la pressione dei governatori del nord preoccupati per i danni al settore turistico delle regioni alpine, il governo tira dritto. Si è sbagliato questa estate, ripetere lo stesso errore sarebbe imperdonabile. Senza contare le possibili conseguenze: una terza ondata di contagi da coronavirus tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Come lo scorso anno.

Quelle scene a Cervinia

Sul «no» del governo alle vacanze sulle neve ha pesato il ricordo del Ferragosto, ma anche le scene che si sono viste un mese fa a Cervinia, con gli assembramenti, le code e la folla accalcata negli impianti. Ma è chiaro – lo ripetiamo – che deve essere una decisione europea. Non ha senso chiudere Cervinia e tenere aperto un impianto a poche decine di chilometri dall’altra parte del confine. Si danneggia la nostra economia, non ci si difende dalla diffusione del coronavirus.

Coronavirus. Dicembre, scuole aperte e no vacanze sulla neve

Ma in altri Paesi si può sciare

E non è una questione semplice. In questi giorni, infatti, la Svizzera ha aperto tutti gli impianti sciistici. Unica in Europa. Si può andare a Verbier, Crans Montana, Andermatt, Davos e Zermatt. Al momento, in queste località, è vietato l’accesso ai lombardi in zona rossa. Un altro Paese che potrebbe riaprire gli impianti, ora chiusi, è l’Austria. Me per gli appassionati se anche Vienna decidesse di tenere chiuse le “stazioni”, c’è un’altra chance, la Slovenia, dove si potrà sciare già nei primi di dicembre.

Nel frattempo le regioni alpine hanno chiesto al governo di poter aprire gli impianti nelle zone gialle o arancione, con una serie di limitazioni o obblighi. Linee guida anche severe, ma l’esecutivo resta fermo nella sua convinzione, «niente vacanze sulla neve». Per una evoluzione diversa bisognerà vedere cosa accade negli altri stati europei.

Decreto ristori per autonomi e partite Iva

Ci saranno dei ristori, ovviamente, per le attività turistiche costrette a restare chiuse. «Abbiamo stanziato due miliardi aggiuntivi – ha dichiarato Conte – ed è previsto uno scostamento di otto miliardi, sappiamo quanto vale il Natale. Abbiamo messo sul tavolo consistenti ristori. Continueremo a intervenire per i lavoratori rimasti fuori dal primo intervento, anche con dei decreti per le città turistiche. Dobbiamo intervenire per la cultura, lo spettacolo e il turismo e interverremo per le partite Iva e gli autonomi. Lo scostamento che abbiamo chiesto è dedicato a loro».

Vaccini contro il coronavirus

Sui vaccini Conte non ha dubbi. «Saranno in distribuzione a partire da gennaio – ha dichiarato il premier – prima alle categorie esposte o a rischio. Non ho dubbi sulla sicurezza dei prodotto contro il coronavirus, se dovesse passare i controlli delle autorità sanitarie, che testano quindi la sicurezza e l’efficacia, sicuramente lo farò».

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