Covid, la cura prima del vaccino. C’è una terapia che inizia a funzionare

La ricerca di una equipe inglese sull'interferone beta 1-a, già efficace per Mers e Sars, ha dato esiti molto promettenti. A breve potrebbe essere testata su un ampio campione di pazienti affetti da Covid



3' di lettura

Una cura per il Covid è forse più importante del vaccino, almeno in questo momento. Anche perché i tempi per sviluppare, produrre e distribuire il vaccino sono inevitabilmente lunghi. Un anno a essere ottimisti.

Una ricerca molto promettente

Di cure se ne parla poco, eppure c’è qualche ricerca assai promettente. E nel caso i risultati positivi venissero confermati, la terapia potrebbe essere immediatamente adottata in tutto il pianeta.

La ricerca sull’intereferone beta1-a

Una notizia interessante su questo fronte arriva dall’Inghilterra. Lunedì scorso la Synairgen (una società spin out dell’Università di Southampton), ha annunciato uno studio clinico sull’inteferone beta-1a per inalazione che può essere efficace nei pazienti ricoverati in ospedale per Covid-19. Ci sono già stati annunci simili, ma questa volta la ricerca viene ritenuta dagli studiosi molto più promettente.

Proviamo a spiegarvi il perché

L’interferone beta-1a è una sostanza che l’organismo produce naturalmente come parte di una risposta immunitaria alle infezioni virali. Le ricerche di laboratorio hanno già dimostrato l’efficacia dell’interferone beta nel proteggere le cellule da altre infezioni da coronavirus, come Mers e Sars. Un punto di partenza che ha spinto gli studiosi a verificarne l’efficacia anche per l’infezione da Sars-CoV-1.

Già efficace in altre malattie polmonari

Synairgen ha in precedenza sviluppato l’inalazione di interferone beta-1a come terapia per pazienti affetti da asma e dalla malattia cronica ostruttiva delle vie aeree (Bpco). Era quindi già avanti per iniziare la sperimentazione clinica sui pazienti affetti da Covid-19.

Lo studio su 100 pazienti affetti da Covid

I risultati annunciati lunedì provengono da uno studio su 100 pazienti ricoverati in nove ospedali del Regno Unito. L’obiettivo era quello di determinare se la terapia fosse ben tollerata se potesse prevenire o accelerare il recupero dell’infezione polmonare causata dal Covid-19.

Ridotto il rischio del 79 per cento

I risultati sono stati estremamente promettenti. L’inteferone Beta-1a ha ridotto del 79 per cento le possibilità che i pazienti peggiorassero fino ad avere bisogno della ventilazione meccanica o morire.

Ma non solo. Lo studio avrebbe anche dimostrato che i malati ai quali è stato somministrato per 14 giorni l’interferone beta-11 hanno avuto maggiori probabilità di riprendersi rispetto ai pazienti che non ne hanno fatto uso (e che hanno assunto nella ricerca solo dei placebo).

E’ presto naturalmente per dire se sia stata davvero trovata una terapia valida. Lo studio clinico è ancora di piccole dimensioni. Per ora si puntava a verificare la tolleranza dei pazienti rispetto alla nuova terapia e la possibilità che fosse efficace.

Quel 79 per cento di riduzione del rischio di finire in terapia intensiva o di morire, sembra comunque un dato di partenza notevole, superiore ai dati riscontrati su altre possibili terapie anti covid.

Perché non adottare subito questa terapia?

Ora la ricerca sarà pubblicata, poi la terapia con interferone beta-1a dovrebbe essere testata in ampi studi clinici, controllati e randomizzati.

Forse in questo momento penserete: ma se la cura è così promettente, perché non avviare la pratica clinica di routine subito, senza ulteriori test? In realtà bisogna essere cauti. Esistono infatti molti esempi di terapie che lasciavano presagire sviluppi positivi nella fase degli studi clinici, che testate poi su campioni molto più estesi non hanno dato alcun beneficio.

Ma in questo caso molti studiosi si dicono ottimisti. La strada sembra quella giusta.

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