Coronavirus: giovani vaccinati a giugno per un’estate sicura

Coronavirus: giovani vaccinati a giugno per una estate in sicurezza è l'obiettivo del governo e lo ha rivelato la ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese. Entro aprile saranno 50mila i punti vaccinali in Italia e dovrebbero essere garantite forniture adeguate dalle case farmaceutiche. Il resto dovranno farlo le Regioni, e sarebbe meglio che alcuni governatori mettessero da parte quelle stupide manie di protagonismo. Serve molto altro.

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Se è vero che i giovani hanno pagato un prezzo alto in questa pandemia, se è vero che in estate sono proprio loro a spostarsi di più, beh allora l’ipotesi di vedere tanti giovani vaccinati a giugno e durante la bella stagione sembra molto più di un augurio. È una necessità.

Giovani vaccinati a giugno: sforzo straordinario

L’obiettivo è stato confermato dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese.

«I ragazzi – ha dichiarato al Messaggero – hanno già dovuto subire l‘assenza forzata dalle aule di scuola e di Università, la riduzione degli spazi di socialità e della libertà di viaggiare per motivi di studio e di vacanza. In vista dell’estate – ha continuato il capo del Viminale -, per limitare al massimo il contagio, c’è bisogno di uno sforzo straordinario: ora che è stato raggiunto l’accordo con le Regioni per l’utilizzo della rete delle farmacie, tra maggio e giugno dovremmo iniziare a vaccinare anche le classi di età dei più giovani che, notoriamente, si spostano e socializzano più delle altre».

Il passaporto sanitario europeo

Una scelta dettata anche da un’altra esigenza: se in Europa sarà possibile spostarsi con il passaporto vaccinale (o il risultato di un tampone non più vecchio di 24 ore), non vaccinare i giovani colpirebbe proprio la fascia di persone che più spesso, e soprattutto in estate, sono in viaggio.

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«Il commissario Ue al Mercato interno, Thierry Breton – continua la ministra Lamoregese -, ha annunciato che un “passaporto sanitario europeo” potrebbe essere utilizzato a partire dal 15 giugno in tutta l’Unione. Il “passaporto” – che consentirà procedure più veloci alle frontiere – non sarà obbligatorio e sarà comunque utilizzabile anche da chi, in attesa del vaccino, si sottoponga al tampone molecolare prima dei viaggi all’estero. Credo che questo strumento, assicurando gli spostamenti in sicurezza, potrà contribuire anche alla ripresa del settore turistico così duramente colpito dalla pandemia».

Ad aprile 50mila centri di somministrazione

Obiettivo giovani vaccinati a giugno, ma nel frattempo deve decollare la campagna vaccinale. Gli ultimi tasselli, dopo innumerevoli difficoltà, a cominciare dalla sospensione temporanea di AstraZeneca, stanno andando al loro posto. Ma ora è il momento di andare oltre le parole. Bisogna iniziare a vaccinare, come ha detto qualche ministro, h24. Il che significa anche il sabato e la domenica, quando invece continuiamo ad assistere a un dimezzamento delle dosi somministrate. Un dimezzamento incomprensibile in piena pandemia.

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«Per la seconda settimana di aprile – dichiarano dal governo – si mira a moltiplicare i punti vaccinali, con una diffusione sul territorio nazionale che vada oltre i 50 mila centri di somministrazione. Sarà un’azione capillare.

Il governo dovrà fare la sua parte: pressare l’Ue e le aziende farmaceutiche per una consegna senza ritardi delle dosi di vaccino, organizzando la logistica e attivando tanti punti di somministrazione, il resto tocca alle Regioni. Ed è un compito difficile. Soprattutto dovranno remare tutte nella stessa direzione. E lasciar perdere le manie di protagonismo di qualche governatore o la sindrome “del più bravo sono io”. Atteggiamenti da bambini delle elementari, che sono inaccettabili in piena pandemia.

Non è il tempo di protagonismi senza senso

Così come le boutade per finire sui giornali, come quella del governatore De Luca pronto a comprare il vaccino Sputnik, facendo finta di ignorare che senza l’approvazione dell’Ema e dell’Aifa, quel vaccino non può essere somministrato ad anima viva in Europa, e facendo finta di non sapere che la capacità produttiva dei russi è talmente bassa che sono costretti a importare il 90% dei vaccini da inoculare alla loro popolazione. Chiacchiere per alimentare chiacchiere. Oggi serve molto di più.

Soprattutto se si vuole arrivare ai giovani vaccinati a giugno e a un’estate che magari non sarà “normale”, ma che dovrebbe comunque rappresentare l’inizio della fine di un incubo che dura da più di un anno.

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