Coronavirus. E’ la guerra di chi non ha mai visto la guerra. L’Irpinia resiste così

Abbiamo raccolto in questi giorni le testimonianze di decine e decine di irpini che hanno dato un nuovo e vero senso alla parola comunità



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In queste ultime settimane ci siamo trovati, all’improvviso, in una Italia, e poi in un pianeta, completamente diversi rispetto a quelli a cui eravamo abituati.
Le nostre vite sono radicalmente cambiate e ci siamo scoperti fragili e indifesi nel giro di poche ore.

Le parole “zona rossa” e “chiusura totale” sono entrate molto velocemente nel nostro vocabolario quotidiano e gli spazi, gli spazi fisici, si sono ristretti moltissimo per tutti.
In Irpinia, e non solo, però, alle notizie dei morti e dei contagi che crescevano di giorno in giorno, fin da subito si sono contrapposte delle storie positive e di solidarietà.

Tante, tantissime, in tutti i comuni irpini.

Abbiamo provato a raccontarle in questi giorni.

Pro loco, Misericordia, Protezione Civile, Pubblica Assistenza, Forum dei giovani, associazioni locali e Amministrazioni comunali.

Tutti insieme per fronteggiare l’emergenza stando vicino a chi adesso ha più bisogno: gli anziani, le persone malate, chi non può uscire di casa perché in isolamento.
Nella giornata di ieri in provincia di Avellino abbiamo superato i 350 casi e i numeri continuano a salire, distribuiti su tutta la Provincia.

Ecco perché, adesso e ancora di più nelle prossime settimane, sarà fondamentale ogni Raccolta Fondi per sostenere gli ospedali e la sanità locale in forte difficoltà, ogni servizio di consegna di generi di prima necessità organizzato da Avellino al comune più piccolo della Provincia, ogni forma di intrattenimento sui social tramite palinsesti culturali e approfondimenti tematici che riescono a strappare un sorriso e a distrarre l’attenzione da un nemico invisibile, un nemico che non si combatte con le armi o con i droni, che non si uccide o si sfinisce, un nemico con cui probabilmente dovremo convivere a lungo, in una situazione surreale e degna di un film fantascientifico da Oscar che nessuno di noi, fino a solo pochi giorni fa, avrebbe mai pensato di vivere fuori da una sala cinematografica.

Molti analisti e molti membri delle Istituzioni concordano nel definire questa emergenza la peggiore dalla Seconda guerra mondiale.

Da allora, sono passati più di 70 anni di relativa pace e stabilità.
Da allora, le uniche guerre combattute da gran parte del mondo, sono state contro la crisi economica o contro i chili di troppo.
C’è quindi una stragrande maggioranza della popolazione che una guerra vera non l’hai vista, se non nei documentari storici.
E questa è, una guerra.

Ci si trova quindi impauriti, smarriti, impreparati ad un impegno fisico ma soprattuto psicologico di questa portata.
Si pensa di vivere in un incubo, anche se questa volta la realtà ha superato l’inconscio.
Quando tutto sarà finito ci sarà da ricostruire un Paese, ed anche l’Irpinia dovrà fare la sua parte, consapevole che rischiamo di vivere in uno stato di incertezza e di pericolo per molti mesi.

Per questo, l’Irpinia che resiste, è il messaggio migliore di un popolo che storicamente non si è mai arreso, nemmeno di fronte a difficoltà insormontabili.
Stretto tra povertà cronica, catastrofi naturali e isolamento infrastrutturale, l’Irpinia nelle situazioni d’emergenza, come un pò tutto il Paese, ha sempre saputo tirare fuori il meglio di sè.
Dovrà essere così anche questa volta

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