Coronavirus, IIA Flumeri (Avellino). Operai: tamponi otto giorni fa. Ancora senza risposta

L'attesa snervante, dopo che un altro collega è risultato positivo.



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Ho il Coronavirus? Se lo chiedono da otto interminabili giorni. Da quando hanno fatto un tampone che è rimasto senza esito. Dopo che un loro collega, operaio metalmeccanico, è già risultato positivo. E’ la storia di due lavoratori della IIA (Industria Italiana Autobus), stabilimento di Flumeri (Avellino), che insieme ai 390 colleghi, si sono sottoposti al kit rapido in azienda.

Coronavirus, quattro test positivi alla IIA di Flumeri

Quattro test sul hanno rilevato la presenza degli anticorpi e pertanto sono stati immediatamente eseguiti i tamponi (unico strumento certo per diagnosticare il Coronavirus). Oggi, come detto, non c’è ancora un risultato.

Un percorso che si blocca a metà strada, perché solo due tamponi, seguiti ai quattro kit positivi, pare siano stati processati entro le 48 ore, mentre degli altri ancora non si hanno notizie.

Otto giorni in stand by, da venerdì 15 maggio. Otto giorni senza risposte. Un’attesa snervante che, come ci dice uno degli operai, “spazza via tranquillità e dignità. Affrontiamo ogni giorno nella speranza che possa essere quello che ci regalerà la serenità o ci prepariamo al coraggio per affrontare un periodo inaspettato e difficile”.

Operai IIA: aspettiamo esito tamponi da otto giorni

Un ruolo fondamentale è quello giocato dalla stessa azienda che, nell’incertezza di un risultato, non può ricostruire la filiera interna degli ipotetici contagi. Significa, quindi, contribuire ad alimentare un rischio che la dirigenza vuole evitare a tutti i costi. La proprietà, infatti, ha promosso lo screening coi test rapidi per avere subito un quadro chiaro dei potenziali pericoli di contagio.

E, dopo un tampone risultato positivo, ha potuto mettere in atto, insieme all’ASL di competenza, tutte le iniziative per individuare le persone entrate in contatto con l’operaio positivo. Quei colleghi sono stati messi in isolamento domiciliare e sottoposti a tampone.

Un essere umano, non può essere considerato come un numero, una matrice, un tampone da processare “appena possibile”. Sfugge il lato umano e il diritto alla salute, concetti fondamentali per una società civile, specie in tempo di epidemia.

Covid-19: “Sistema sanitario che fa acqua”

“Un sistema sanitario che fa ancora acqua, nonostante i mesi di sviste, errori e “defiance” e che mette in pausa la vita delle famiglie in un momento storico in cui dovrebbe sostenerci con chiarezza e tutela”. Ci dice la lavoratrice risultata positiva al test rapido.

Tante le ipotesi sul “cosa non abbia funzionato” nella gestione della emergenza ; mancata indagine epidemiologica sistematica e lentezza nei risultati, le ipotesi più accreditate e sostenute dagli stessi medici.

Oggi qualcosa manca ancora.

Un sospetto positivo, spesso, deve aspettare un risultato per settimane e trascorrere giornate al telefono nella speranza di una novità. E attendere che qualcuno che risponda dall’altra parte.

Qualcosa non torna: siamo sicuri di poter ancora dire che, a distanza di 90 giorni dal primo contagio in Italia, andrà tutto bene?

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