Coronavirus, Italia zona gialla: «Non abbassate la guardia»

Da domani quasi tutta Italia sarà zona gialla ma la comunità scientifica e il governo spingono affinché non si abbassi la guardia. La situazione è delicata e i casi potrebbero aumentare improvvisamente se non saremo abbastanza prudenti.

3' di lettura

Da domani, 1° febbraio, quasi tutta Italia sarà zona gialla. La diffusione del contagio da coronavirus, infatti, sembra aver rallentato la sua corsa. Le uniche zone che rimarranno zona arancione sono: Sicilia, Sardegna, Puglia, Umbria e la provincia autonoma di Bolzano. Nessuna regione invece è considerata zona rossa.

Il ministro della salute, Roberto Speranza, ha però subito avvertito sia i presidenti delle varie regioni che i cittadini: la zona gialla non deve essere vista come un «liberi tutti», ci vuole massima prudenza per far sì che il coronavirus non ricominci a correre.

Tesi appoggiata anche dal coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico (CTS), Agostino Miozzo, che ha dichiarato:

«Il ritorno in area gialla non significa normalità. È necessario evitare assembramenti poiché c’è il rischio assolutamente reale che la curva schizzi rapidamente verso numeri difficilmente gestibili. È fondamentale ricordare cosa è successo la scorsa estate, quando molti si sono proiettati al ritorno alla normalità senza comprendere che il virus era, come oggi, attorno a noi».

Coronavirus, Ricciardi: serve zona rossa

C’è però un’altra parte di scienziati che non crede che questa sia la strada giusta da seguire. È il caso di Walter Ricciardi, igienista alla Cattolica e consulente del ministro della Salute, che crede che sarebbe meglio chiudere tutto per un breve periodo di tempo per poi ripartire aprendo tutto.

La sua posizione d’altronde è appoggiata anche da alcuni esponenti politici, primo su tutti il presidente della regione Campania, Vincenzo de Luca, che ha sempre affermato che per lui l’approccio da utilizzare è sempre quello «da zona rossa».

Ricciardi infatti crede che bisognerebbe applicare un regime di zona rossa unico in tutta Italia, per tutte le regioni. La zona gialla è invece un rischio perché se dai ai cittadini degli spazi di manovra, loro li occuperanno tutti, mettendo a rischio la salute propria e quella altrui.

Coronavirus, dati sui vaccini

Molto delicata la questione vaccini. In Italia infatti c’è un forte timore che le case farmaceutiche non rispettino più gli accordi distribuendo, come hanno annunciato, meno dosi di quante dovrebbero.

La campagna vaccinale infatti, prima di questo stop improvviso, procedeva spedita. L’Italia era uno dei paesi più efficienti d’Europa quanto a somministrazioni rispetto alle dosi a disposizione.

Fortunatamente però, specialmente per gli under 55, la situazione dovrebbe migliorare a breve. L’Agenzia Italiana del Farmaco infatti ha approvato il vaccino di AstraZeneca, che arriverà in milioni di dosi e a un prezzo davvero contenuto rispetto ai concorrenti Pfizer e Moderna.

Domani è previsto l’incontro governo-Regioni proprio per coordinarsi sulla distribuzione e la gestione dei sieri. Il Piano vaccinale messo a punto è stato accettato da quasi tutte le regioni, eccetto che dalla Campania, che spinge per un ricalcolo nella distribuzione basato sulla popolazione piuttosto che sul personale sanitario (oggetto della prima fase di vaccinazioni).

Al momento (dato del 31 gennaio alle 14:00) in Italia sono state fatte 1.934.633 somministrazioni a fronte di 2.324.985 dosi, ossia l’83,2%.

La regione più virtuosa è la Campania, con il 96,5% di somministrazioni. All’ultimo posto c’è la Liguria, con il 66,7%. Non c’è nessuna regione che d’altronde pecca nelle somministrazioni, la Calabria, che fino a qualche giorno fa era a stento sopra il 50%, ora si attesta al 67%.

coronavirus italia vaccini 31 gennaio 2021
Il dettaglio sul numero dei vaccini e delle somministrazioni in Italia, regione per regione.

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