Coronavirus. Timidi segnali positivi, ma troppi contagi

Coronavirus. La Fondazione Gimbe ha analizzato i dati dell'ultima settimana sulla diffusione della pandemia da coronavirus in Italia e l'ottimismo è molto cauto. Anche perché ci sono segnali discordanti e la pressione su ospedali e terapie intensive assai forte. Ma non solo.

Coronavirus. Timidi segnali positivi, ma troppi contagi
Coronavirus. La Fondazione Gimbe ha analizzato i dati dell'ultima settimana sulla diffusione del coronavirus in Italia e l'ottimismo è molto cauto.
6' di lettura

Sì, le restrizioni funzionano e si registrano nell’ultima settimana «timidi segnali di rallentamento nella diffusione del coronavirus in Italia». Il report settimanale della Fondazione Gimbe, che segue l’evolversi della pandemia nella Penisola dai primi giorni, è cautamente ottimista.

Ma avverte: i numeri dei contagi sono ancora molto elevati. Con due dati che continuano a destare preoccupazione: le 780mila persone contagiate dal coronavirus e le soglie di saturazione di ospedali e terapie intensive che sono state superate rispettivamente in 15 e 16 regioni.

Ma la cosa che più preoccupa la fondazione Gimbe è l’eccessiva velocità con la quale le regioni cambiano colore: due settimane di controllo non sono sufficienti per limitare la pandemia, quello che scende è solo l’indice Rt.

Tutti gli altri indicatori sono peggiorati

«Infatti – commenta la Fondazione – è evidente che sull’allentamento delle misure del 29 novembre, deciso sulla base dei criteri del decreto del 3 novembre, pesa di fatto solo la riduzione dell’indice Rt, visto che tutti gli altri indicatori sono peggiorati rispetto al 6 novembre, tranne rare eccezioni».

Con questi numeri la Fondazione Gimbe si augura che il nuovo decreto adotti misure molto rigorose per Natale. Provvedimenti necessari per non far ripartire la curva dei contagi da coronavirus.

Mantenere la linea di rigori

«A poche ore dalla firma del nuovo decreto – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – che dovrebbe guidare i nostri comportamenti sino alla fine delle festività natalizie, la Fondazione Gimbe chiede al Governo di mantenere la linea del rigore, al fine di evitare una nuova inversione della curva del contagio e aumentare la pressione, già intensa, sugli ospedali dove i professionisti sanitari sono al limite dello stremo».

Il controllo dell’epidemia è un desiderio politico

«Chiediamo inoltre – continua Cartabellotta – di rivedere le tempistiche per ridurre l’intensità del colore delle Regioni: i dati confermano infatti che due settimane di osservazione sono insufficienti per valutare un miglioramento tangibile sulla curva dei contagi e, soprattutto, sui tassi di ospedalizzazione. In tal senso, l’ipotesi di un Italia tutta gialla in tempi brevi è più un desiderata della politica che una strategia di controllo dell’epidemia».

Tutti i numeri della settimana

Questi i risultati del monitoraggio indipendente analizzato della Fondazione Gimbe, che conferma nella settimana 25 novembre-1 dicembre, rispetto alla precedente, una diminuzione dei nuovi casi (165.879 vs 216.950), a fronte di un calo dei casi testati (672.794 vs 778.765) e di una riduzione del rapporto positivi/casi testati (24,7% vs 27,9%).

Calano del 2,3% i casi attualmente positivi (779.945 vs 798.386) e, negli ospedali, diminuiscono sia i ricoveri con sintomi (32.811 vs 34.577), sia le terapie intensive (3.663 vs 3.816).

Ma sono ancora in aumento i morti (5.055 vs 4.842).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni.

Decessi: 5.055 (+9,9%)

terapia intensiva: -153 (-4%)

ricoverati con sintomi: -1.766 (-5,1%)

nuovi casi: 165.879 (+11,4%)

casi attualmente positivi: -18.441 (-2,3%)

casi testati: -105.971 (-13,6%)

tamponi totali: -85.654 (-5,8%)

Funzionano del governo?

«Si conferma – ha dichiara Nino Cartabellotta – la riduzione dell’incremento percentuale dei casi totali (11,4% vs 17,5%), del numero di nuovi casi settimanali (165.879 vs 216.950) e, in misura minore, del rapporto positivi/casi testati (24,7% vs 27,9%), con una sensibile riduzione dei casi testati (-13,6%).

Una parte del calo si può attribuire alle misure del governo, ma non è da sottovalutare l’incidenza sul numero dei positivi al coronavirus causato dalla diminuzione dei tamponi. Un inspiegabile – 106mila.

«Le misure di contenimento – continua Cartabellotta – si riflettono anche sulle curve degli attualmente positivi, di ricoveri e terapie intensive, che sembrano avere superato il picco e iniziato la fase discendente, mentre la curva dei decessi continua a salire».

La situazione negli ospedali

Nonostante tutto la soglia di occupazione per pazienti infetti da coronavirus rimane oltre il 40% nei reparti di area medica in 15 Regioni e quella del 30% nelle terapie intensive in 16 Regioni.

E dove i tassi di occupazione sono molto più elevati, continua Cartabellotta, «i pazienti contagiati dal coronavirus invadono gli altri reparti limitando la possibilità di curare pazienti con diverse patologie e determinando il rinvio di altre prestazioni, interventi chirurgici inclusi».

Tutti gli altri indici

La Fondazione Gimbe ha anche valutato l’impatto delle misure introdotte dal decreto del 3 novembre con il “sistema a colori”, verificando il trend di alcuni indicatori nel periodo compreso dal 6 novembre (data d’introduzione delle misure) al 28 novembre (ultimo giorno prima degli allentamenti in alcune Regioni).

Sono state riportate le variazioni in 23 giorni di osservazione su 5 indicatori:

variazione dell’indice Rt:

valore limite inferiore intervallo di confidenza, riportato dai “Report Monitoraggio Fase 2 ai sensi del DM Salute 30 aprile 2020.

Variazione percentuale dei nuovi casi nel periodo 6-28 novembre, rispetto ai 23 giorni precedenti.

Variazione dei casi “attualmente positivi” per 100.000 abitanti nel periodo 6-28 novembre.

Variazione del numero di ricoverati con sintomi nel periodo 6-28-novembre.

Variazione del numero di ricoverati in terapia intensiva nel periodo 6-28-novembre

Solo la riduzione dell’Rt

Risulta evidente che sull’allentamento delle misure del 29 novembre, deciso sulla base dei criteri del DPCM 3 novembre, pesa solo la riduzione dell’indice Rt, visto che tutti gli altri indicatori sono peggiorati rispetto al 6 novembre, tranne rare eccezioni.

Non si intravedono risultati tangibili

«La nostra analisi – ribadisce Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – conferma che, Rt a parte, non si intravedono risultati tangibili a 3 settimane dall’introduzione delle misure. Inoltre, suggerisce che sbiadire troppo presto il colore delle Regioni rischia di determinare una risalita prima dell’indice Rt, poi della curva epidemica e quindi dei tassi di ospedalizzazione».

Problemi per i pazienti con altre patologie

«In altre parole – continua Gili -, con la circolazione del virus ancora troppo elevata per riprendere un efficace contact tracing e con la pressione sugli ospedali molto alta, i primi timidi segnali di miglioramento rischiano di essere vanificati dall’allentamento delle misure».

«L’entità del miglioramento di alcuni parametri – spiega Cartabellotta – è peraltro sovrastimata sia da ritardi di notifica e completezza dei dati comunicati dalle Regioni, sia da alcuni fattori di non sempre chiara interpretazione. Diminuzione dei casi testati e limitata esecuzione del tampone nei contatti di positivi, con conseguente riduzione dell’incidenza di nuovi casi; ritardo di comunicazione delle date di diagnosi, prelievo e inizio sintomi, che abbassano il valore dell’indice Rt; conversione di posti letto di area medica destinati a pazienti affetti da altre patologie, con conseguente riduzione del tasso di occupazione ospedaliera”.

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