Coronavirus, l’Italia riapre con l’incubo variante inglese

Coronavirus, l'Italia riapre con l'incubo variante inglese: il 17 febbraio scade il dpcm che impone il divieto degli spostamenti tra la Regioni in fascia gialla. Il governo non c'è ancora e il Cts invita alla massima prudenza perché cresce il timore per la diffusione della variante inglese, molto più contagiosa e già segnalata in molte zone del Paese.

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Nel giorno dell’Italia quasi tutta in zona gialla l’Istituto Superiore di Sanità invita tutti alla prudenza. In circolazione c’è un “nemico” nuovo, più insidioso del precedente: la variante del coronavirus.

E infatti, in una Penisola quasi tutta a rischio moderato (17 Regioni), ci sono anche delle piccole ma preoccupanti zone rosse: mezza Umbria (la provincia di Perugia e sei comuni del ternano), Chiusi (Siena), la provincia di Bolzano. Ma è allarme anche in Abruzzo (con l’esplosione di casi a Pescara), nell’ospedale di Sant’Orsola a Bologna, dove c’è un focolaio di contagi, nelle Marche. Sono aree del Paese dove la variante inglese, in particolare, e la mutazione brasiliana si stanno diffondendo. O meglio: dove sono state individuate.

Piccoli segnali di un rischio imminente

Sono piccoli sintomi di una situazione che rischia di precipitare e che consigliano di tenere molto alta la guardia. La mutazione inglese del coronavirus (così come le altre), ha una velocità di trasmissione molto più elevata rispetto al ceppo originario, quello che sta circolando da mesi in Italia.

L’aumento anomalo dei nuovi contagi da coronavirus – non ancora attribuibile alla variante – è stato certificato in Molise e il governatore ha disposto la zona rossa in 27 comuni.

Altri casi di variante inglese del coronavirus sono stati segnalati in quasi tutte le regioni, dalla Campania, alla Lombardia, dalla Toscana al Veneto. Negli Stati Uniti il nuovo ceppo rappresenta il 4% dei contagi totali e si duplica ogni settimana. Per gli esperti entro marzo sarà dominante.

Il decreto in scadenza e gli spostamenti tra Regioni

Il Comitato tecnico scientifico ritiene sia necessario prorogare lo stop agli spostamenti tra le Regioni, che sarebbero possibili tra zone gialle. Ma che offrirebbero alla variante inglese l’occasione di estendersi con più facilità in tutto il Paese.

Ma non solo. Rispetto al pericolo rappresentato dalla variante inglese del coronavirus le misure previste nella zona gialla non sarebbero sufficienti secondo il Cts. È stato proposto di far passare una regione in una fascia superiore quando i nuovi casi – rispetto alla media nazionale – superano i 250 per ogni 100.000 abitanti. Ma la sollecitazione del Comitato tecnico scientifico è stata respinta dalle Regioni. Il timore è abbastanza evidente: altri colori, altre complicazioni, altre polemiche.

C’è una data, lunedì 15 febbraio. Quel giorno scade il dpcm Conte e il nuovo governo, se ci sarà, ne dovrà varare un altro. I tempi sono stretti, ma potrebbero farcela, soprattutto se il nuovo esecutivo, come si pensa, dovesse nascere entro la fine di questa settimana.

Senza un nuovo provvedimento gli spostamenti tra Regioni potrebbero riprendere. Per il Cts, e proprio a causa delle varianti di coronavirus, la ripresa dei viaggi tra le regioni potrebbe provocare un nuovo aumento dei contagi. Il Comitato tecnico scientifico vorrebbe invitare tutti i cittadini a limitare al massimo anche le uscite da casa.

Una fase delicata della pandemia

È una fase delicata, e anche un po’ strana della pandemia. Il numero dei contagi e i ricoveri nei reparti covid degli ospedali sembra in costante calo (anche per questo 17 Regioni sono in fascia gialla), ma c’è il timore che tutto possa cambiare in modo radicale con la diffusione delle nuove varianti. Ci sono infatti alcuni dati in controtendenza, e che vengono monitorati con grande attenzione: l’aumento dei nuovi ingressi in terapia intensiva (un aumento del 7%) e dei nuovi positivi (+400).

Il caso Campania

Il Cts ha puntato, per ragioni opposte, lo sguardo su due Regioni. Ovvero: il Veneto, dove si registra da giorni un importante e continuo calo dei contagi, e la Campania, dove accade l’esatto contrario e ieri con più di 1.700 casi di infezioni di coronavirus in 24 ore è stata più colpita in Italia.

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