Coronavirus. L’Italia passa in zona rossa o arancione

Coronavirus. Con i nuovi criteri di valutazione a partire dall'indice Rt l'Italia dovrebbe passare nei prossimi giorni quasi per intero in zona rossa o arancione. Queste le Regioni che abbandoneranno la zona gialla. I motivi che hanno imposto al governo la nuova stretta.

Coronavirus. L'Italia passa in zona rossa o arancione
Coronavirus: con i nuovi criteri di valutazione a partire dall'indice Rt l'Italia dovrebbe passare nei prossimi giorni quasi per intero in zona rossa o arancione.
4' di lettura

Con i nuovi criteri di valutazione tra l’indice Rt e la colorazione delle Regioni, tra qualche giorno l’Italia potrebbe trovarsi in gran parte in zona arancione o rossa, con tutte le restrizioni previste. A partire dalla chiusura di bar e ristoranti.

Le elaborazioni saranno presentate venerdì prossimo dall’Istituto Superiore della Sanità e solo allora sarà ufficiale l’assegnazione delle fasce. Ma con i dati degli ultimi giorni, in alcuni casi delle ultime settimane, è già possibile formulare delle ipotesi credibili.

Coronavirus, la stretta del governo

La stretta imposta dal governo arriva anche sulla scorta di quello che sta accadendo in Europa. In Italia i numerosi sono alti, soprattutto la conta dei morti giornalieri, ma non drammatici come quelli britannici: l’obiettivo è evitare il disastro inglese, dove molti ospedali hanno sospeso anche gli interventi per i malati di cancro e le ambulanze non trasportano in ospedale i pazienti che non è possibile rianimare sul posto. E il governo ha imposto un lockdown duro fino alla fine di febbraio.

Il Veneto a rischio zona rossa

I criteri di valutazione sono stati modificati per il caso Veneto. La Regione è rimasta zona gialla per mesi, anche a fronte di un alto numero di contagi, perché il suo sistema sanitario, con molti posti letto nei reparti covid e nelle terapie intensiva, non era in affanno. Il risultato è stato quello di un aumento incontrollato del contagio da coronavirus. Oggi è nettamente la regione con il più alto numero di positivi e di morti.

Ora basta un Rt a 1.25 per passare al rosso (prima era a 1.50). E proprio il Veneto, che il 31 dicembre aveva un indice Rt a 1.07 e una valutazione sull’impatto delle infezioni da coronavirus sul sistema sanitario ritenuta alta, potrebbe passare dalla zona gialla a quella rossa (sembra più probabile dell’arancione).

Le altre regioni a rischio zona rossa o arancione

Altra Regione destinata ad avere un aggravamento delle misure restrittive è il Lazio, da sempre in fascia gialla. Ora il suo indice è vicino all’1. Ma i contagi sono in aumento e per la prima volta potrebbe passare in fascia arancione.

Stessa sorte anche per la Calabria – si ipotizza un salto nella zona rossa (o almeno arancione) -, dove l’indice Rt è superiore a 1 e il sistema sanitario in evidenti difficoltà.

Il Friuli Venezia Giulia è nella stessa situazione del Veneto (Rt vicino a 1) e anche Emilia Romagna e Umbria sembrano avviate verso la zona arancione.

Le altre regioni che sono in predicato di passare in zona arancione sono Abruzzo (dove c’è un aumento dei ricoveri), la Puglia, la Lombardia e la Sicilia (che ieri è stata la terza regione come numero di contagi).

Le Regioni che dovrebbero restare in zona gialla

Resterebbero per ora in zona gialla – ma bisognerà valutare gli ultimi dati – la Toscana, la Campania, il Piemonte e il Molise.

Si tratta comunque di una zona gialla “rinforzata”, con una serie di divieti e restrizioni per arginare la diffusione dei contagi da coronavirus, in linea con quelle imposti durante le feste di fine anno.

Coronavirus, il timore della variante inglese

Una stretta notevole, peraltro annunciata. I timori del governo sono evidenti e molteplici. In particolare la diffusione di varianti del coronavirus come quella inglese, più contagiose del virus per come lo conosciamo. Ora le mutazioni accertate sono diverse, come quella sudafricana, quella legata ai visoni, ma anche quella isolata qualche settimana fa dai ricercatori bresciani e che sembra simile e antecedente a quella britannica (al momento la più preoccupante).

Queste varianti hanno già causato una esplosione di contagi in Gran Bretagna e in Sud Africa, e casi per ora isolati sono stati accertati in almeno 40 Paesi nel mondo, Italia compresa (in Campania, Puglia, Marche).

L’incidenza delle feste di fine anno

L’altro timore è legato alle conseguenze delle feste di fine anno che entro la metà di gennaio potrebbero causare un aumento consistente del contagio da coronavirus nel Paese. Una crescita dei positivi che si è già riscontrato in questi giorni nonostante siano stati effettuati molti meno tamponi. Lo testimonia l’incremento del tasso di contagio, ovvero la percentuale tra testati e positivi, che è ormai stabilmente sopra il 10%. Con una conseguenza inevitabile: la ripresa della crescita del numero di pazienti ricoverati nei reparti covid e nelle terapie intensive (che era stato in calo per quasi un mese).

A rischio la campagna vaccinale

Una nuova esplosione dei contagi, oltretutto, rischierebbe di pregiudicare la campagna vaccinale appena iniziata (in verità a ritmo molto lento): renderebbe più difficile la somministrazione in sicurezza e più drammatica la carenza di medici e infermieri, che sarebbero più impegnati a curare pazienti infettati da coronavirus.

Lo dicevano in tanti, gennaio sarà un mese difficile. Forse il più delicato nella lotta alla pandemia di coronavirus. La previsione non era sbagliata.

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