Coronavirus, in 9 regioni si ferma la discesa dei contagi

Coronavirus, in 9 regioni si ferma la discesa dei contagi: il settimanale monitoraggio della Fondazione Gimbe ritiene sia finito l'effetto Decreto di Natale. Ma a preoccupare è anche il rallentamento della vaccinazione e la necessità di riorganizzarla in corsa per la seconda metà del primo trimestre e la diffusione delle nuove varianti. Il tutto in piena crisi di governo. I numeri e le schede.

4' di lettura

In nove regioni i contagi da coronavirus sono tornati a salire. Per la fondazione Gimbe, che segue dall’inizio la pandemia in Italia, si sono «esauriti gli effetti del Decreto Natale». Sono i dati del monitoraggio effettuato sulla settimana tra il 27 gennaio e il 2 febbraio.

Rispetto ai sette giorni precedenti, si registra una stabilizzazione dei nuovi casi (84.652 vs 85.358, calo dello 0,8%). Scendono i casi attualmente positivi (437.765 vs 482.417), i ricoveri con sintomi sono -1.038, pari al -4,9% (20.317 vs 21.355), le terapie intensive -158, pari a -6,7% (2.214 vs 2.372) e i decessi (2.922 vs 3.265, calo del 10,5%).

Le nove regioni con il coronavirus in risalita

Ma rispetto alla settimana precedente, in 9 regioni (Abruzzo, Campania, Liguria, Molise, Toscana, Umbria, Piemonte e province di Trento e di Bolzano), si evidenzia un aumento dei casi attualmente positivi per 100.000 abitanti.

«Segnali – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che invitano a tenere alta l’attenzione sulla diffusione delle nuove varianti del coronavirus, potenziando il sequenziamento del virus ove si rilevano incrementi anomali dei nuovi casi».

Coronavirus, in discesa i ricoveri ospedalieri

A livello ospedaliero – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – nonostante un’ulteriore lieve discesa di ricoveri e terapie intensive, l’occupazione da parte di pazienti con coronavirus supera in 5 regioni la soglia del 40% in area medica e in 6 Regioni quella del 30% delle terapie intensive.

La distribuzione dei vaccini

Quanto ai vaccini, la Fondazione ricorda che sulla base delle decisioni prese durante l’incontro di ieri tra governo, Regioni e commissario le forniture previste per il primo trimestre 2021 sono le seguenti: Pfizer-BioNTech si è impegnata a fornire 7,56 milioni di dosi; Moderna ha confermato la fornitura di 1,32 milioni di dosi previste dal piano vaccinale; AstraZeneca si è impegnata a consegnare 5,3 milioni di dosi, aumentate secondo quanto annunciato dalla presidente della Commissione europea, Von der Leyen.

Complessivamente nel primo trimestre, considerando anche le 480.000 consegnate nel mese di dicembre 2020, si stima la disponibilità di 14,7 milioni di dosi (di cui già consegnate quasi 2,4 milioni) che permetterebbero di completare il ciclo vaccinale di 7,3 milioni di persone (circa 12% della popolazione).

Imponente riorganizzazione

«In conseguenza degli annunciati ritardi – precisa Gili -le forniture si concentreranno nella seconda metà del primo trimestre e per la maggior parte nel mese di marzo. Senza un imponente potenziamento della macchina organizzativa, quindi, sarà impossibile somministrare tutte le dosi prima di fine aprile»
Capitolo somministrazioni. Alla data di ieri (aggiornamento alle 14.02) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 808.306 persone (1,36% della popolazione), con marcate differenze regionali: dallo 0,80% della Calabria all’1,89% dell’Emilia-Romagna.

Inoltre, negli ultimi 12 giorni, a causa dei ritardi nelle consegne, sono state somministrate quasi esclusivamente seconde dosi.

Complessivamente, il 71% delle dosi sono state destinate a operatori sanitari e sociosanitari, il 19% a personale non sanitario, il 9% a personale ed ospiti delle RSA e l’1% a persone di età pari o superiore agli 80 anni.

La fase più critica della pandemia da coronavirus

«È stato chiarito – spiega Cartabellotta – che il personale non sanitario, ufficialmente non previsto dal Piano vaccinale, include persone che a vario titolo lavorano nelle strutture ospedaliere e sanitarie. Ma, in assenza di un’anagrafe vaccinale nazionale, in questa categoria possono confluire anche soggetti al momento esclusi dalle categorie prioritarie».

Peraltro, rispetto alla media nazionale del 19%, dal database ufficiale risulta una notevole variabilità regionale: dal 2% dell’Umbria al 32% di Basilicata e Lombardia.

La Fondazione Gimbe ribadisce l’invito a Regioni e Province Autonome a verificare ed eventualmente rettificare i dati trasmessi a livello centrale che alimentano la dashboard sui Report Vaccini Anti Covid-19.

«Nel bel mezzo della crisi di governo – conclude Cartabellotta – stiamo attraversando una delle fasi più critiche della pandemia: da un lato l’inevitabile rallentamento della campagna vaccinale, segnata da continue revisioni al ribasso delle forniture, dall’altro i primi segnali di aumento di circolazione del virus, indubbiamente sottostimata. Ma soprattutto incombe la minaccia delle nuove varianti, già sbarcate in Italia, che rischiano di far impennare la curva dei contagi. Nel frattempo, in un’Italia quasi tutta gialla ci si continua ad appellare, in maniera paternalistica, al buon senso dei cittadini che in realtà non fanno altro che adeguarsi a quanto permesso».

Gruppo WhatsApp offerte di lavoro, bonus, concorsi e news

Ricevi ogni giorno gratis i migliori articoli su offerte di lavoro, bandi, bonus, agevolazioni e attualità. Scegli il gruppo che ti interessa:

  1. Telegram - Gruppo esclusivo

  2. WhatsApp - Gruppo base

Seguici anche su YouTube | Google | Gruppo Facebook | Instagram



Come funzionano i gruppi?
  1. Due volte al giorno (dopo pranzo e dopo cena) ricevi i link con le news più importanti

  2. Niente spam o pubblicità

  3. Puoi uscire in qualsiasi momento: la procedura verrà inviata ogni giorno sul gruppo

  4. Non è possibile inviare messaggi sul gruppo o agli amministratori

  5. Il tuo numero di cellulare sarà utilizzato solo per inviarti notizie