Coronavirus Italia. In 3 milioni hanno rinunciato a curarsi

Coronavirus Italia: in 3 milioni hanno rinunciato a curarsi. E altri due milioni sono dovuti ricorrere a prestiti per potersi sottoporre a visite mediche. Con le strutture sanitarie sotto stress molti si sono rivolti alla sanità privata, ma non tutti avevano le risorse sufficienti per pagarsi controlli o interventi. In tanti hanno rinunciato anche a controlli per patologie molto gravi. Soprattutto al sud. Tutti i dati.

Coronavirus Italia. In 3 milioni hanno rinunciato a curarsi
Coronavirus Italia: in 3 milioni hanno rinunciato a curarsi e altri due milioni sono dovuti ricorrere a prestiti per potersi sottoporre a visite mediche.
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Coronavirus, sono 3 milioni gli italiani che hanno rinunciato a curarsi per i problemi economici causati dalla pandemia. Numeri che si riferiscono solo al periodo tra marzo e dicembre dello scorso anno. Tre milioni di italiani che hanno rinunciato a visite specialistiche e interventi chirurugici. Tanto ha pesato la crisi economica innescata dal coronavirus, ma non solo.

Il dato è stato diffuso dopo una indagine condotta per Facile.it e Prestiti.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta.

Altri due milioni sono stati costretti a chiedere prestiti

A fronte di questi 3 milioni di italiano che hanno rinunciato a curarsi, ce ne sono altri 2 milioni e 200mila che invece sono stati costretti a chiedere prestiti a familiari, amici o finanziarie per poter accedere alla sanità privata. Non si contano naturalmente quelli che hanno fatto scelte più estreme, ricorrendo agli usurai.

Visite annullate o rinviate

Gli italiani che si sono rivolti alle strutture private hanno speso in media 292 euro per ogni visita. Su 125mila richieste di finanziamento personale valutate dalle agenzie da gennaio a dicembre del 2020 l’importo medio per spese mediche è stato pari a 6.145 euro, da restituire in 53 rate.

Ma non solo. Sono 32.8 milioni gli italiani che si sono visti rimandare – o annullare – visite, esami o interventi programmati nel 2020.

In particolare: 27.9 milioni di italiani, ovvero il 73.9% di quanti avevano un appuntamento presso una struttura sanitaria, hanno subito uno o più rinvii. Mentre per 13 milioni di pazienti (1 su 3), la visita o l’intervento sono stati annullati.

Buona parte della popolazione adulta ha fatto i conti con disservizi sanitari a causa della pandemia da coronavirus.

Soprattutto gastroenterologia e urologia

Il primato spetta, in percentuale, a gastroenterologia e urologia (rispettivamente con l’81,2% e il 75% di pazienti che hanno subito ritardi o annullamenti su visite, esami od operazioni già programmate).

Stop anche a visite per patologie molto gravi

Ma anche chi è affetto da patologie molto gravi ha subito ritardi o annullamenti: il 61,1% dei pazienti cardiologici (c’è stato infatti un boom di morti tra i cardiopatici), ed il 47,2% di quelli oncologici.

In media il rinvio è stato di quasi due mesi (53 giorni), ma il dato ancor più preoccupante è che nel 68% dei casi l’appuntamento è stato rimandato a data da destinarsi.

Per alcune specialità i giorni di rinvio sono stati ancora più lunghi:

nel caso dell’oncologia lo slittamento medio è stato di 63 giorni

per la cardiologia di 72 giorni

81 giorni per la ginecologia.

Strutture sanitarie sotto stress

La pandemia da coronavirus ha messo sotto stress tutte le strutture sanitarie, soprattutto quelle pubbliche. Fra coloro cui è stato rinviato o annullato un appuntamento già programmato, nel 54,7% dei casi questo si sarebbe dovuto svolgere in struttura pubblica, nel 45,3% in una privata

Fra chi ha subito un rinvio o un annullamento, il 30,2% degli intervistati ha poi scelto di svolgere il controllo in struttura privata, il 31% in struttura pubblica, ma soprattutto, per il 38,8% l’esame e’ stato annullato senza alcuna riprogrammazione.

Il ricorso al privato

Questa situazione ha spinto molti italiani ad abbandonare la sanità pubblica in favore di quella privata: secondo l’indagine circa 7 milioni di cittadini, a seguito del rinvio o annullamento (causato dall’emergenza coronavirus), hanno scelto di spostare da una struttura pubblica ad una privata una o più visite.

Quando si chiede la ragione del ricorso al privato si scopre che il 18,9% dei pazienti lo hanno fatto per paura che la loro patologia peggiorasse, il 12,6% perché avevano un’assicurazione che ne copriva i costi.

Al sud chiesti più prestiti per curarsi

Chi si è rivolto ad una struttura privata ha dichiarato di aver speso, in media, 292 euro per singola visita, esame o operazione. Per far fronte ai costi legati alla sanità privata, il 73,2% ha pagato usando i propri risparmi, mentre il 16,6% ha fatto ricorso ad un’assicurazione sanitaria.

Circa 2,2 milioni di pazienti (pari al 9,1% di chi è ricorso alla sanità privata) hanno dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie.

La soluzione del prestito è più frequente tra i rispondenti residenti al Sud e nelle Isole, dove la percentuale arriva all’11,9%.

I motivi della rinuncia

Oltre ai disservizi, vi è una fetta importante della popolazione italiana che nel 2020 ha scelto di propria iniziativa di rinunciare a prenotare o effettuare una o più visite, esami specialistici od operazioni. Secondo l’indagine sono 68,6% degli italiani, pari a circa 30 milioni di individui.

Nel 71,3% dei casi lo hanno fatto per paura di contrarre il Coronavirus recandosi in una struttura medica, nel 19,7% perché scoraggiati dai lunghissimi tempi di attesa.

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