Coronavirus. Lockdown all’italiana per salvare il Natale

Il lockdown a gradazioni diverse in tutta Italia è di fatto l'alternativa perseguita dal governo per evitare il blocco totale di questa primavera. Il 4 dicembre si farà il punto della situazione: se l'indice Rt sarà sceso a 1 si potrà immaginare un Natale più sereno, senza cenoni e maxi tombolate, ma più vicino alla normalità.

Coronavirus. Lockdown all'italiana per salvare il Natale
Coronavirus: è un lockdown all'italiana quello a variazioni cromatiche imposto dal governo e si punta a salvare almeno in parte il Natale nella Penisola.
4' di lettura

Il lockdown esteso a gradazioni diverse in tutta la Penisola rientra nell’operazione «salviamo il Natale». «Novembre sarà dedicato a questo: riportare sotto controllo la curva del contagio – ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – per arrivare alle feste con qualche concessione in più per le famiglie». Ma si tratta, appunto, di qualche concessione. Non sarà un Natale in zona verde, per intenderci. E non ci sarà un altro liberi tutti, come lo scorso agosto. Si punta ad avere delle feste di fine anno senza lockdown e un po’ più prossime alla normalità. Anche se resteranno esclusi i cenoni con nonni e zii, per non parlare di veglioni e tombolate «tutti insieme».

La piccola decrescita dell’Rt

Intanto ci sono parziali segnali che lascerebbero intendere una leggera decrescita nella diffusione del contagio da coronavirus. Niente di decisivo, per intenderci, e nell’attesa che il trend venga confermato anche nei prossimi giorni: l’indice Rt è sceso da 1.7 a 1.4. Ancora molto alto, ancora preoccupante, ma un segnale in controtendenza è più che benedetto, soprattutto in questa fase.

Il lockdown che è stato di fatto imposto nelle zone rosse, il lockdown light di quelle arancioni e le restrizioni a pioggia che hanno di fatto molto limitato le possibilità di contagio del virus anche nelle Regioni inserite nella fascia gialla, quella del rischio moderato, potrebbero aver messo in sicurezza un Paese che da settimane sta subendo la crescita impetuosa dei contagi.

Il lockdown di Campania e Toscana

Ma torniamo al famoso indice Rt. E’ sceso in modo consistente nelle regioni che sono già zona rossa, ovvero Lombardia, Piemonte e Sicilia. Un calo che ha contribuito a rendere meno negativa la media nazionale. Il che significa che il lockdown a colori variabili ha un effetto veloce nel ridurre la velocità di contagio e che il lockdown imposto anche in Campania e Toscana, potrebbe avere effetti positivi anche nel breve periodo, una, due settimane.

La data da ricordare: il 4 dicembre

Per capire come saranno le prossime feste di Natale bisognerà aspettare venerdì 4 dicembre, quando anche le ultime ordinanze avranno avuto un loro effetto. Per quella data si dovrà vedere se l’indice Rt sarà a 1, e dare una buona notizia a commercianti e ristoratori: ovvero, pur con tutte le precauzioni possibili, si potranno acquistare regali e andare a pranzo fuori. E quindi ingressi contingentati, protocolli sanitari e limiti alle tavolate. Insomma, se pure va bene, dimentichiamoci le feste di Natale degli anni scorsi, sarebbe già buona cosa se fossero almeno vissute in un clima più sereno e con una prospettiva aperta sul 2021, quando dovrebbero arrivare i vaccini e le cure per il coronavirus potrebbero aver fatto altri passi avanti. Con la speranza di cancellare dal vocabolario termini come lockdown, zona rossa e Rt.

Sarà importante, per Natale, aver l’Italia di un solo colore, il giallo: quello che indica il rischio moderato di contagio. Ma anche con gli ospedali e le terapie intensive in grado di gestire con efficienza e senza affanni sia le persone infettate dal coronavirus sia quelle che hanno altre patologie.

Le regioni più esposte e dove il lockdown potrebbe incidere maggiormente, sono Lombardia e Piemonte, anche più della Campania. In quelle due regioni infatti si registra ogni giorno il 25 per cento dei contagi nazionali.

Il lockdown creativo delle zone gialle

Ma perché si parla di lockdown anche per le zone arancioni (dove in realtà c’è un semi lockdown) e in quelle gialle? Semplice, le restrizioni “base” imposte dal governo, sono state implementate quasi ovunque da ordinanze di sindaci e governatori. Una somma di divieti e restrizioni che era proprio quello che si aspettava il governo: avere un lockdown nazionale senza averlo dichiarato e che lasciasse, rispetto a questa primavera, aperture sufficienti alle attività produttive. E cioè: il Paese rallenta, ma non si blocca. L’unica strada possibile per avere una ripartenza più efficace e ridurre, per quanto è possibile, le conseguenze di un disastro economico altrimenti annunciato.

Sono ricomparse in molti comuni le auto con megafono (come nelle campagne elettorali degli anni ’70), per ricordare ai cittadini di indossare la mascherina, di non assembrarsi, ma anche come promemoria per i divieti e le restrizioni. In altri comuni si sono attivate le “sentinelle” per evitare affollamenti che a Roma sono costantemente monitorati anche con gli elicotteri. Centinaia la ville, i giardini pubblici sigillati. Anche nelle regioni che ricadono nella fascia arancione,

Nel Lazio, in Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, nel fine settimana chiusi centri commerciali e outlet. Chiusi quasi ovunque i mercatini. E la didattica a distanza si sta imponendo in quasi tutte le scuole italiane.

E’ un’Italia che si chiude, che cerca di proteggersi. Viene fatto a macchia di leopardo, e potrebbe funzionare.

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