Coronavirus. Speranza: segnali buoni, ma serve prudenza

Coronavirus. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, detta la linea sulla situazione del contagio in Italia, le restrizioni, le riaperture per Natale e il futuro prossimo della Sanità in Italia. Senza dimenticare i vaccini, che arriveranno presto e si sta preparando il piano per la distribuzione.

Coronavirus. Speranza: segnali buoni, ma serve prudenza
Coronavirus: il ministro della Salute Roberto Speranza analizza la sitauzione attuale del contagio in Italia e traccia la linea per le restrizioni e i vaccini.
7' di lettura

Scuola, vaccini, feste di Natale, sanità e stazioni sciistiche: il ministro della Salute, Roberto Speranza, traccia le linee tra aperture, obiettivi e divieti. nella lotta che ancora ci attende contro la diffusione del contagio da coronavirus. Lo ha fatto questa mattina, durante un intervento della Rcs Accademy Business School.

Il ministro Speranza è partito con una radiografia, quella dell’Italia del coronavirus di questi giorni. La parola d’ordine è sempre la stessa: prudenza. Una prudenza, così sembra, che dovrebbe caratterizzate anche le scelte del governo. Nell’immediato e nel prossimo futuro. Fino a quando il vaccino contro il coronavirus non sarà somministrato a un numero sufficiente di italiani.

Speranza: basta fughe in avanti

«Rispetto ad una curva del contagio da coronavirus che impennava in maniera radicale – ha dichiarato il ministro – abbiamo un segnale di stabilizzazione e di riduzione dell’Rt, che poi è il primo segnale di una pressione che sarà più bassa nelle prossime settimane».

«Ma – avverte Speranza – non dobbiamo commettere fughe in avanti e non pensare che questi risultati possano tradursi in un liberi tutti o in un pericolo scampato».

Ovvero lo stesso errore commesso questa estate, quando per molti il coronavirus sembrava solo un ricordo e le cautele, le misure di sicurezza, anche le più blande, sono state bellamente ignorate.

Non possiamo permetterci leggerezze

«La situazione – ha infatti ribadito il ministro – è ancora molto seria e non possiamo assolutamente abbassare la guardia e permetterci leggerezze, ma le misure adottate nelle ultime settimane stanno iniziando a dare degli effetti. Dobbiamo tenere la massima prudenza, c’è una pressione sul Sistema Sanitario Nazionale ancora molto molto significativa e una circolazione del coronavirus con numeri assolutamente alti che non possono farci abbassare la guardia: una situazione ancora di grande serietà e di gravità».

Tendenza incoraggiante, ma deve continuare

Questo non significa ignorare i dati di questi giorni, con l’infezione da coronavirus che sembra rallentare. «Abbiamo segnali incoraggianti: l’Rt due settimane fa era oltre l’1,7, poi è sceso a 1,4, i dati dell’ultima settimana parlano di 1,18 ed è possibile che già questa settimana ci possa essere un numero ancora più basso, spero che si accentui questa tendenza».

Rt in calo, ma situazione ancora densa di rischi

«L’Rt più basso – aggiunge Speranza – si traduce in una situazione più incoraggiante sugli accessi ai pronto soccorso, posti letto occupati in area medica e terapia intensiva da pazienti affetti da coronavirus, dove si inizia a segnalare un primo elemento di controtendenza. La partita è ancora molto dura, stiamo percorrendo una strada non semplice e ancora densa di rischi, ma la direzione è giusta».

Sarà una sanità territoriale

Il ministro ha parlato poi della sanità in Italia, messa a dura prova dai contagi da coronavirus. Una sanità che evidenziato, insieme a note positive, anche limiti preoccupanti. La soglia del collasso strutturale è stata ripetutamente sfiorata. In alcuni ospedali e in diversi territori abbondantemente superata.

«Bisogna trasformare – ha aggiunto il ministro Speranza – questa crisi in un’opportunità. La lezione del coronavirus ci dice che sul Sistema Sanitario nazionale dobbiamo investire di più ed aprire una nuova grande stagione di investimenti: abbiamo messo in questi mesi risorse che non abbiamo visto in anni, c’è il Recovery Fund e il Mes, che per me è uno strumento che bisogna guardare con assoluta serenità».

Per Speranza “abbiamo bisogno di riprogrammare il modello di spesa sanitaria che per troppi anni è stato costruito su silos chiusi e tetti: un modello non più in linea con questi tempi. Va sostituito con un modello senza questi silos verticali chiusi, ma c’è un unico grande silos orizzontale che attraversi il diritto alla salute delle persone».

«L’altro grande nodo – ha continuato Speranza – è il territorio: nel modello di riforma del Sistema sanitario nazionale vorrei che la parola chiave diventasse prossimità. La casa deve e può diventare il primo luogo di cura, le cronicità devono essere curate ovunque possibile a casa. Vorrei che l’Italia sia il primo paese europeo per assistenza domiciliare».

Il ministro Speranza non poteva non intervenire anche sulla questione vaccini contro il coronavirus. Per fare il punto sui tempi, ma anche per ribadire che quei prodotti quando saranno in distribuzione, saranno prodotti efficaci e sicuri.

I vaccini saranno sicuri

«Ho grandissima fiducia – ha dichiarato il ministro Speranza – nelle agenzie che dovranno verificare la sicurezza dei vaccini. In Europa è l’Ema, in Italia l’Aifa. Quando queste agenzie avranno completato il percorso di verifica il vaccino contro il coronavirus che verrà reso disponibile sarà sicuro».

«A quel punto – ha continuato Speranza – dovremo lavorare per costruire una campagna di vaccinazione molto larga in Italia: il vaccino contro il coronavirus non arriverà subito per tutti, Pfizer per esempio darà dosi per 3,4 milioni, quindi per 1,7 milioni di persone. Saremo chiamati a scegliere e stiamo ragionando sul partire da quelle categorie che hanno più possibilità di incrociare il coronavirus: in primis il personale sanitario e poi le persone anziane e quelle con più patologie».

«È il percorso – ha aggiunto il ministro Speranza – che ci consentirà finalmente di aprire una fase diversa: dobbiamo resistere ancora per alcuni mesi, ma il Covid verrà sconfitto dall’umanità, dall’Europa, dal nostro Paese, grazie alla ricerca scientifica, con soluzioni che saranno strutturali».

Ma non basta l’arrivo del vaccino contro il coronavirus, serve anche un piano efficiente di distribuzione, per farlo arrivare a tutti, senza creare caos, perdite di tempo, pericolose dispersioni.

«Questa è una priorità assoluta del governo. Il 2 dicembre presenterò il piano nazionale per la distribuzione. A differenza del vaccino anti influenzale – ha chiarito il ministro Speranza – con il vaccino anti coronavirus gli acquisti sono centralizzati da parte dello Stato. L’Italia è stato il primo Paese, già da maggio, a promuovere un’iniziativa europea sui vaccini. La Commissione europea ha poi iniziato a costruire contratti con le aziende farmaceutiche, altri verranno sottoscritti nelle prossime ore, anche rilevanti, e questo consentirà all’Italia di avere il 13,65% di tutti i vaccini già opzionati in sede europea».

Molto cauti con la riapertura per le feste

«Non sono le singole Regioni – ha aggiunto il ministro Speranza – che comprano il vaccino, ma è lo Stato attraverso le procedure europee che lo avrà direttamente. Ci sarà una condivisione sul piano anche con i territori, ma è una partita fondamentale».

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, è molto cauto sulle riaperture di Natale e in particolare sulla ripresa delle attività negli impianti sciistici, una questione che sta alimentando dibattiti e polemiche, anche a livello europeo, nelle ultime ore.

«Quello sul Natale e sulla stagione sciistica – ha dichiarato Speranza – è un dibattito che c’è e lo rispetto: da ministro della Salute quando vedo 853 persone che perdono la vita, credo che la nostra attenzione, cautela e prudenza e devono essere massime. Purtroppo ci sono ancora limitazioni inevitabili».

Non possiamo permetterci una terza ondata

«Mi farebbe molto piacere – ha proseguito Speranza – poter dire nel più breve tempo possibile che i problemi sono tutti risolti, che possiamo riaprire tutto e tornare immediatamente alla normalità: ma se lo dicessi oggi non direi la verità al Paese, perché la situazione epidemiologica è ancora molto seria, i numeri sono molto significativi e non ci consentono un approccio che non abbia la massima prudenza».

«Non dimentichiamo – ha continuato il ministro Speranza – quello che è avvenuto nei mesi estivi, quando una parte significativa del Paese ha pensato che la battaglia fosse definitivamente vinta e che si potesse tornare alla normalità. Stiamo vedendo in queste settimane che prezzo salato abbiamo dovuto pagare: non possiamo permetterci una ulteriore ondata a inizio 2021».

«Vediamo segnali positivi e incoraggianti – ha concluso il ministro Speranza -, ma la mia linea è e resta quella della massima prudenza: fino a quando non avremo cure certe e un vaccino certo, sicuro, efficace e validato, l’unica arma che abbiamo sono le misure, che comportano sacrifici».

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