Coronavirus, i numeri nel mondo: il contagio non rallenta

Coronavirus, i numeri nel mondo: il contagio non rallenta. Solo ieri quasi mezzo milione di nuovi contagiati e 14.839 vittime, situazione difficile in America latina. Gli Stati Uniti hanno avuto più morti della seconda guerra mondiale e rispetto al numero di abitanti l'Europa è il continente più colpito. Rispetto al numero di abitanti la nazione con più decessi è la Gran Bretagna, subito dopo l'Italia.

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In Italia il coronavirus rallenta ma continua a circolare in modo preoccupante, nel resto del mondo, in molte nazioni, il ritmo dei contagi continua ad aumentare con un ritmo esponenziale, anche a causa delle nuove varianti. Solo ieri si sono registrati 444.670 contagi, quasi mezzo milione. Un livello di crescita enorme, se proseguisse così in un anno gli infetti da coranvirus sarebbero altri 150 milioni. Una enormità,

I morti nel mondo

I morti nel mondo sono stati ieri 14.839. I dati sono stati elaborati e diffusi dalla Johns Hpkins University, che informa anche sul numero di contagi dall’inizio della pandemia: sono stati 103 milioni e 894.882. I morti invece, 2milioni e 253.565.

L’America Latina ha superato, proprio come l’Europa, le 600mila vittime (601.000). Il Vecchio Continente è a 747mila morti. Più indietro il Nordamerica (464mila) e l’Asia (241mila).

Gli Stati Uniti restano di gran lunga il Paese con il maggior numero di morti (446.744, più delle vittime della seconda guerra mondiale) e il maggior numero di contagi (26milioni e 435.560).

Tra le nazioni che hanno superato i due milioni di contagi ci sono l’India (10,76 milioni), il Brasile (9,28), la Gran Bretagna (3,86), la Russia (3,84). Seguono quindi la Francia (3,28), la Spagna (2,85), l’Italia (2,57), la Turchia (2,49), la Germania (2,24) e la Colombia (2,11).

Le nazioni più colpite

Questa classifica cambia quando ci si sofferma sui dati che riguardano la mortalità. In questo caso, dopo gli Stati Uniti c’è il Brasile (con 226.309 morti), subito dopo il Messico (159.533) e l’India (154.596). Seguono poi le nazioni europee: a Francia (77.383), la Russia (72.982), la Spagna (59.805), la Germania (58.992). Poco distante l’Iran, con 58.110 morti.

C’è un altro indicatore da tenere presente per valutare l’impatto che l’infezione da coronavirus ha avuto nelle singole nazioni, quello della mortalità rispetto al numero alla popolazione. Al primo posto c’è la Gran Bretagna, che sta subendo la diffusione di una variante più contagiosa del coronavirus. Nel Regno Unito si contano 160 morti ogni 100.000 abitanti, subito dopo l’Italia (147), gli Usa (135), il Messico e la Spagna (126), la Francia (114) e il Brasile (107).

Sono numeri che raccontano di una epidemia ancora in corso e difficile da domare, nonostante i vaccini. Anche perché la campagna vaccinale, che deve essere planetaria, non sarà né semplice, né veloce e soprattutto non sarà omogenea, con i Paesi poveri che arriveranno più tardi all’immunizzazione. E poi, con un coronavirus così diffuso e un numero cos’ elevato di contagi giornalieri, sarà molto più probabile imbattersi in mutazioni del virus, e qualcuna potrebbe eludere del tutto gli attuali vaccini in fase di somministrazione.

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