Avellinese operato due volte finisce in coma e muore: “Il Covid non c’entra”

La vittima è un 63enne del capoluogo irpino. La famiglia ha presentato denuncia e così è scattata l'inchiesta su tre ospedali. Il legale: "Non può essere liquidata come morte da Covid".

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Una storia che il Covid rischia di far archiviare troppo in fretta. Eppure ci sono due donne che hanno perso l’uomo che amavano. Un padre e un marito al quale la moglie e la figlia non hanno potuto dire addio.

Avellino, morto in ospedale dopo due operazioni

L’uomo che non c’è più è un 63enne, dipendente pubblico, originario di Avellino, oggi rischia di diventare l’ennesima vittima senza nome, archiviata nel grande schedario grigio dei “morti per Coronavirus.”

La verità potrebbe non essere così netta, avere sfumature che richiedono di essere esplorate. Lo chiede la famiglia che ha denunciato tutto in Procura e cerca la verità.

Il 63enne è finito sotto i ferri la prima volta, lo scorso anno (fine 2019), nell’ospedale Giovanni Fucito di Mercato San Severino (Salerno). Un intervento al colon che, come racconta l’avvocato della famiglia Costantino Sabatino, ha segnato l’inizio del calvario.

Per qualche mese, dopo l’operazione, l’uomo avverte dei dolori e comunque non è più lo stesso. Nel 2020 segue una seconda operazione, sempre in quell’ospedale.

E’ allora che il 63enne peggiora, racconta il legale, inizia ad avere la febbre alta. Il tampone per il Covid-19 dà esito positivo. Segue il trasferimento al Ruggi di Salerno.

Trasferito al Cotugno prima del decesso

L’uomo finisce in terapia intensiva, in coma, la famiglia non può vederlo.

Le norme anti-contagio sono chiare, anche se è difficile educare il cuore alle leggi della ragione.

Quella madre e quella figlia si costringono a resistere, continuano a sperare, a chiedere come sta quell’uomo che non torna a casa.

Il suo “viaggio” non è ancora finito. Si decide un nuovo trasferimento all’ospedale Cotugno di Napoli.

Dove purtroppo il 63enne morirà dopo una lunga agonia. Ma, da un mese e mezzo, questa è la parte della storia da segnare col pennarello rosso, l’uomo era negativo al Covid. Guarito dal mostro invisibile, eppure non si è mai ripreso.

La famiglia, a maggio, ha denunciato tutto alla magistratura.

C’è l’inchiesta. Il legale della famiglia: ora la verità

“Vogliono essere certe – spiega a TheWam.net l’avvocato Costantino Sabatino – che la persona che amavano sia stata curata nel miglior modo possibile, che non siano stati commessi errori che ne hanno causato la morte. Di certo, di questo siamo convinti, questo decesso non può essere liquidato come morte causata dal Covid-19”.

I carabinieri hanno acquisito i documenti, relativi alla degenza medica del 63enne, nelle tre strutture ospedaliere. È stata aperta un’indagine contro ignoti. Giovedì ci sarà il conferimento dell’incarico e l’autopsia.

Ad Avellino, quelle due donne continuano a lottare. Ad aspettare: il loro uomo non tornerà più indietro, ma la verità la pretendono. Almeno quella, per onorarne la memoria.

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