Coronavirus. Scontri Napoli: «E’ la rivolta della camorra»

Lo dichiarano il presidente della commissione antimafia Nicola Morra, il vice ministro dell'Interno, Matteo Mauri e il presidente dei giornalisti campani, Ottavio Lucarelli. Sulla rivolta di Napoli, interviene anche il centro sociale Insurgencia: la povertà non si combatte con la paura. Due persone arrestate, due poliziotti contusi. Le forze dell'ordine: altri scontri? Saremo pronti

6' di lettura

Nelle proteste di piazza a Napoli contro il lockdown per arginare la diffusione del coronavirus in Campania c’era la regia della camorra. Lo dichiara Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia. «E’ stata accertata – ha dichiarato – la presenza reale di uomini dei clan della Pignasecca, del Pallonetto e dei quartieri Spagnoli. Ieri sera a Napoli, nell’irrazionalità di tante persone evidentemente inconsapevoli di quanto stavano facendo, c’era anche una sapiente regia».

Che nelle proteste contro il lockdown, imposto dal governatore De Luca dopo il vertiginoso aumento del contagio da coronavirus, si potessero infiltrare elementi della malavita organizzata partenopea si sapeva da tempo. I dossier dei servizi sono nelle mani del governo da settimane. Ed è stato uno dei motivi, oltre a quello economico, che ha spinto l’esecutivo a tentare la via morbida per contenere il contagio.

Ci siamo dimenticati le bare nei camion militari

«Ma insieme agli uomini del clan – continua Morra -, pur non essendoci fisicamente, c’erano anche con le loro fesserie tutti coloro che hanno sempre e soltanto ostentato sprezzo per le evidenze che la realtà ci ha offerto in questi mesi. Dimenticando cortei di camion militari impegnati a portare via bare, un Pontefice inverosimilmente solo in piazza San Pietro durante uno dei riti più importanti della cristianità, tutti i non ce n’è Coviddi, e i loro amplificatori tv e social, impegnati a ottenere share e ascolti, perché fa più rumore l’albero che cade piuttosto che la foresta che cresce, erano lì, immaterialmente, a ostentare la loro stupidità».

«Solo – continua Morra – che questi individui con la loro irrazionalità narcisistica, stanno facendo danni enormi alla salute collettiva. E non glielo possiamo consentire. Li sconfiggeremo con la forza della ragione, con l’evidenza della verità».

La radiografia di De Luca

C’è poi un riferimento al governatore De Luca, che ieri su Facebook, mentre annunciava il prossimo lockdown della Regione, ha esibito in pubblico la radiografia ai polmoni di una persona che è stata infettata dal coronavirus, un 37enne di Napoli.

«Ieri – ha infatti dichiarato il presidente della commissione antimafia – si è mostrata sui social la situazione polmonare di un malato di Covid-19. Inviterei tanti conduttori tv, finora sempre pronti a invitare nei loro dibattiti il meglio del peggio, a mostrare immagini riprese nei reparti dove sono ricoverati i pazienti infettati da coronavirus, dando la parola agli operatori sanitari realmente impegnato a fermare il virus».

«Non quelli – ha concluso Morra – che sono perennemente in tv, facendo pensare che non abbiano presenze significative in corsia, ma quelli anonimi, che preferiscono stare accanto ai degenti piuttosto che alle videocamere. Cambierebbe tanto. Si chiama realtà. Ricordiamoci cosa abbiamo visto e vissuto pochi mesi fa».

Mauri: azioni organizzate da ambienti criminali

Sulla stessa posizione di Morra, e cioè che la protesta a Napoli non fosse spontanea, c’è anche Matteo Mauri, vice ministro dell’Interno con delega alla sicurezza. «Quanto è accaduto la scorsa notte a Napoli – ha dichiarato – è gravissimo. L’aggressione alle forze dell’ordine e la guerriglia urbana scatenata tra le strade della città in prossimità della Regione sono atti criminali. E così verranno trattati. E’ del tutto chiaro che non si tratta di una protesta spontanea. Ma di azioni preordinate, organizzate nella quasi totalità da frange di tifosi violenti, da ambienti criminali, anche legati a settori dell’estremismo politico».

Insurgencia: prima i soldi, poi parliamo

Sulla protesta di Napoli contro il lockdown imposto dal governatore De Luca per frenare il contagio da coronavirus in Campania, hanno preso posizione anche gli attivisti del centro sociale napoletano Insurgencia, che in un post pubblicato sulla loro pagina Facebook hanno criticato le scelte e l’atteggiamento del presidente della giunta regionale.

«Dopo mesi di deliri a reti unificate del governatore – si legge – la favola del modello campano entra in crisi. Ora inizierà la solita canea di analisi sociologiche delle piazze: chi c’era stanotte e chi c’era dietro, se parlavano bene italiano, se erano giusti o sbagliati i modi, se era una piazza di sinistra, una piazza antipolitica, una piazza negazionista, una piazza chi più ne ha più ne metta».

La povertà non si governa con la paura

Agli attivisti di Insurgencia «interessa dire una cosa: non si governa la povertà con la paura. Sostegno a reddito diretto e indiretto per tutte le persone che dovranno fare sacrifici per le prossime restrizioni imposte dall’emergenza pandemica; risorse straordinarie immediate per garantire a tutte e tutti l’accesso a screening, cure e diritto alla salute. Siamo sull’orlo di una guerra civile: dovete lasciarci il denaro, poi ne riparliamo».

Lucarelli: rivolta di camorra e giornalisti aggrediti

A farne le spese, ieri sera, sono stati molti giornalisti. Minacciati e aggrediti. Come Paolo Fratter, l’inviato di Sky Tg 24, insultato, malmenato e inseguito mentre era in diretta. Su queste aggressioni è intervenuto con una nota il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della campania, Ottavio Lucarelli.

«L‘auto di Canale 21 distrutta – scrive Lucarelli -, i giornalisti dell’emittente e di diverse altre testate minacciati e aggrediti. La rivolta di camorra di ieri sera non ha solo mostrato il volto della Napoli dei clan ma ha messo a rischio l’incolumità di forze dell’ordine, giornalisti e cittadini».

«Chiediamo pertanto a prefetto, questore e comandante provinciale dei carabinieri -aggiunge il presidente dei giornalisti campani – di tenere conto, nella assoluta necessità di riportare la situazione sotto totale controllo, di valutare i rischi a cui sono esposti i giornalisti nel difficile compito di raccontare la città. Napoli deve ora reagire con tutte le sue energie positive che rappresentano la stragrande maggioranza. Protezione ai giornalisti e solidarietà alle forze dell’ordine».

Scontri a Napoli: arrestate due persone

Durante gli scontri di ieri a due passi da Palazzo Santa Lucia, sede dell’amministrazione regionale, sono state arrestate dalla polizia due persone. Si tratta di due 32enni, già noti alle forze dell’ordine per spaccio e porto di armi improprie. Sono entrambi del quartiere Vasto. Devono rispondere di violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Due invece gli agenti contusi e numerose le auto delle forze dell’ordine danneggiate negli scontri di ieri sera innescati dalla decisione di imporre il lockdown in Campania contro la diffusione del contagio da coronavirus. Si tratta di due investigatori del reparto mobile. Hanno riportato rispettivamente contusioni a una mano e a una gamba. Un carabiniere ha invece problemi a uno orecchio, causati dall’esplosione ravvicinata di un potente petardo.

Comitato in prefettura

Questa sera alle 18 è intanto prevista una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica nella prefettura di Napoli. All’ordine del giorno, e non potrebbe essere altrimenti, «i gravi fatti accaduti nella serata e nella notte scorsa nella città di Napoli».

Altri scontri? La polizia sarà pronta

Sugli incidenti anti lockdown, esplosi in una città in piena pandemia e al culmine di una crisi sanitaria, è intervenuto anche Ernesto Morandini, segretario provinciale del Sap a Napoli. «Oggi – ha dichiarato all’Adn Kronos – è il giorno in cui si cercano i colpevoli, perché di colpevoli si deve parlare. Ieri notte ci siamo trovati a fronteggiare comportamenti criminali che nulla hanno a che fare con il disagio sociale, quindi non giustificabili».

«In una prima fase – ha continuato l’esponente del sindacato di polizia – ci siamo trovati di fronte a persone che protestavano piuttosto pacificamente. In una seconda fase a persone che si sono organizzate per fare una protesta diversa, quasi da guerriglia, e si sono schierate contro le forze dell’ordine. E’ un comportamento assolutamente intollerabile in un paese civile. Nuovi scontri sono possibili, certo, ma la polizia ci sarà sempre ed è pronta a fronteggiarli».

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