Coronavirus. Ecco cosa si potrà fare a Natale

Coronavirus: con i contagi che rallentano alcune regioni in zona rossa potrebbero rientrare in arancione il 27 novembre, soprattutto Lombardia e Piemonte. E il 3 dicembre, se la situazione epidemiologica dovesse continuare a migliorare, il governo sembra deciso a emettere un decreto che allenta le restrizioni. Il Lazio, fascia gialla, non ci sta: non rifacciamo gli stessi errori di questa estate, noi non cambieremo le regole.

Coronavirus. Ecco cosa si potrà fare a Natale
Coronavirus: i contagi stanno rallentando da giorni e alcune regioni in zona rossa potrebbero rientrare dopo il 27 novembre nella fascia arancione.
5' di lettura

Il 27 novembre alcune regioni in zona rossa potrebbero cambiare colore a tornare arancione. In particolare Piemonte e Lombardia, le prime ad andare in lockdown e dove la diffusione del coronavirus sta continuando a rallentare. Ossia: contagi stabili o in calo, indice Rt in ribasso, così come la percentuale tra testati/positivi. La conseguenza finale dovrebbe essere il miglioramento della situazione anche negli ospedali e nei pronto soccorso: presupposto base per diminuire le limitazioni.

La Regione Lazio: noi non cambiamo le regole

Tutte le regioni spingono per un allentamento delle misure restrittive. Tutte o quasi. Il Lazio, che è in fascia gialla, ha già detto «no, grazie». «Non rifacciamo gli stessi errori di questa estate – ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute, Alessio D’Amato – e ve lo dice una Regione che è forse l’unica con l’Rt sotto a 1. Noi non cambieremo le regole».

Bizzarro che a spingere di più siano invece le Regioni dove il coronavirus, anche in queste ore, continua a essere ad alta diffusione. Andrà meglio della scorsa settimana, ma siamo lontani da una situazione di sicurezza.

Allentamento restrizioni dal 3 dicembre

Ieri pomeriggio l’incontro tra le Regioni e il Governo per valutare la diffusione del coronavirus ed eventuali allentamenti delle restrizioni da disporre dopo il 27 novembre, magari in un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri (dpcm), da adottare il 3 dicembre.

E’ un pressing continuo quelle delle Regioni sull’esecutivo. Sono bastati pochi giorni di dati meno preoccupanti, ma pur sempre gravi (più di 30mila contagi e 600/700 morti al giorno), per una marcia indietro quasi collettiva. Un dietrofront rispetto alle misure anti coronavirus, con l’improbabile mission di “salvare il Natale”.

Il governo invita alla prudenza

O meglio: salvare lo shopping di Natale. Che è certo un obiettivo importante per dare respiro a tante attività commerciali. Ma, ricorda il ministro della Salute, Roberto Speranza, «nessuno sottovaluti la serietà della situazione, non si può assolutamente scambiare qualche primissimo e ancora insufficiente segnale incoraggiante in uno scampato pericolo». Più caustico il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia: «Questa storia del Natale è un discorso lunare in questa fase».

Ma se la curva dei contagi da coronavirus dovesse iniziare a scendere in modo significativo e per il 3 dicembre consentire il passaggio delle zone rosse ad arancione e quelle arancione a giallo, come potrebbe cambiare la geografia delle restrizioni in Italia? O meglio, quali misure potrebbero essere contenute del decreto di Natale sul quale si sta ragionando all’interno dell’esecutivo e con le Regioni?

Ora, al netto dei numeri, sarà da valutare anche la pressione sulle strutture ospedaliere. E, quindi, se anche negli ospedali la situazione fosse migliorata, e di molto, allo studio c’è l’allentamento di queste restrizioni anti coronavirus.

Apertura dei negozi

L’apertura dei negozi dovrebbe essere consentita dalle 9 alle 22, i centri commerciali aprirebbero anche nei fine settimana, così come i ristoranti. Sarebbero escluse solo le regioni che sono ancora in zona rossa.

Zone rosse provinciali

Fino al 3 dicembre, comunque, nessuna deroga. Anzi, il governo sta valutando la possibilità di imporre lockdown in province ad alto rischio che sono all’interno di regioni in fascia gialla o arancione. Se la soluzione funziona, potrebbero essere imposte zone gialle o arancioni, in province di regioni “rosse” dove la situazione epidemiologica è meno a rischio di determinate aree. Sarebbe il caso della Campania, dove Avellino, Benevento o Salerno hanno numeri da piena fascia gialla o arancione, mentre Napoli e Caserta sono decisamente in zona rossa, con casi di coronavirus molto superiori alla media regionale.

Bar, ristoranti e pub

L’obiettivo del governo è consentire ai cittadini la possibilità di fare acquisti in vista delle feste di Natale. L’apertura dei negozi fino alle 22, quindi l’orario prolungato, dovrebbe impedire affollamenti.

Riaprirebbero la sera, come detto, anche bar, ristoranti e pub. Ma solo se vengono mantenute le rigide linee guida: limite dei quattro posti a tavola, mascherina se ci si alza, distanziamento. Le regole già in vigore, dunque. Ma con controlli ripetuti per evitare “leggerezze” che possano contribuire alla diffusione del coronavirus,

Con l’apertura dei negozi fino alle 22, non avrebbe senso un coprifuoco che inizia alla stessa ora. Si pensa di allungare il limite massimo per restare in strada fino alle 23 e nei giorni precedenti e successivi il Natale e il Capodanno fino alle 24.

Ma niente assembramenti e mini cenoni

Resta in vigore, e non potrebbe essere altrimenti, il divieto di assembramenti. All’aperto e al chiuso. Non si potranno organizzare feste, né all’interno dei locali, né nelle abitazioni private. Come ora. Con la viva raccomandazione di evitare cenoni in casa con molti invitati: si potranno ricevere parenti, ma senza esagerare. Potrebbe essere imposto un limite. Ma all’interno degli appartamenti non ci saranno controlli. Anche per questo il governo parla di «raccomandazioni», non di obblighi. E si chiede si tutelare, anche in famiglia, gli anziani e le persone con fragili condizioni di salute da un eventuale contagio da coronavirus.

Restano i limiti agli spostamenti

Resterà il divieto di entrare o uscire dalle regioniche sono state inserite nelle fasce rosse o arancione. Su questo il governo non è disposto a fare concessioni: è ancora troppo recente il disastro estivo, quando viaggi e assembramenti hanno contribuito a riaccendere la miccia coronavirus in tutta la Nazione.

Niente palestre

Al momento sembra da escludere la riapertura delle palestre e concessioni per gli sport da contatto. Sembra anche improbabile una decisione che riapra le stazioni sciistiche, nonostante gli appelli di diversi governatori. Ma anche in questo caso, mai dire mai. Anche a maggio sembrava improbabile andare in vacanza o in discoteca.

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