Covid, un Paese impaurito e confuso difficilmente può salvarsi

Troppa confusione nel governo, tanta disinformazione, vince la logica della paura, così perdono tutti. Sembra difficile trovare una via d'uscita, con simili premesse.

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Il commissario straordinario per l’emergenza epidemiologica Domenico Arcuri, intervistato in prime-time, domenica a “Che tempo che fa”, ha sostenuto, poco imbarazzato, anzi evidentemente soddisfatto dell’essenza del suo pensiero che stava finalmente per comunicare alla Nazione intera: “Qui serve che tutti gli italiani ci diano una mano. Non ci fate più vedere le immagini di oggi (domenica 13 dicembre, ndr) con gli assembramenti nelle strade e nelle piazze. Pensate che il desiderio sacrosanto di tornare alla normalità deve aspettare solo un altro po’. Serve un vaccino per tornare alla normalità, arriviamoci nel modo più regolare possibile”.

Del vaccino ne parleremo domani. Degli assembramenti, secondo Arcuri, ne discutiamo ora.

Siamo frastornati e confusi. E incominciamo a diffidare di questa asserita sapienza che fino ad ora ha prodotto solo altra baraonda e altro sbandamento, per una Società impaurita ed immersa in una crisi sociale ed economica, fra qualche mese ancor più apprezzabile, in tutta la sua ferocia.

Non per colpa sua, però; della Società si intende.

Per una volta la responsabilità è crudelmente sulle spalle di chi avrebbe dovuto gestire un momento epocale. E sono trascorsi mesi, ormai.

Stiamo scrivendo la storia. La continueremo a scrivere nei prossimi anni. Stiamo partecipando ad uno dei periodi più complicati, intricati della modernità. Un tempo foriero, altresì, di mutazioni ed innovazioni irretrattabili. Una vera e propria rivoluzione. Un viaggio a senso solo.

Senza guida, per giunta. Che cosa stramba.

Una deriva in assenza di timone e vele. Una delle peggiori classi dirigenti, politiche ed amministrative, capaci di farci rimpiangere il passato che avremmo dovuto abbandonare, fosse solo per far spazio al futuro.

Ne hanno dette tante e ne abbiamo sentite troppe. Abbiamo dovuto tollerare un flop dopo l’altro. Qualcuno ha visto partire la campagna vaccini antinfluenzali? Dove è finita? E i ventilatori? Ed il tracciamento? E gli ospedali per il corrente? E la medicina sul territorio? Ed il piano pandemico? E l’organizzazione della pubblica amministrazione? E la cultura? E le arti? E gli autonomi? E la scuola, dulcis in fundo?

Ricordate la prima ondata che non avrebbe toccato l’Italia? E la seconda? Non sarebbe mai arrivata.

Era il 7 ottobre e lo stesso Arcuri, al congresso della federazione dei medici di famiglia Fimmg a Villasimius, profetizzava: “Siamo attrezzati a contenere la forza di un’eventuale seconda ondata pandemica”.

Tanto eventuale lei, quanto poco attrezzati noi.

Ci ha buttato gambe all’aria per la seconda volta ed abbiamo dovuto chiudere di nuovo, di corsa, alla meglio, in ritirata, con le linee ancora una volta rotte. E senza soldi.

Qualche giorno dopo, a margine della Conferenza Stato-Regioni, sempre il Commissario, andava oltre e chiariva meglio il concetto: “Non siamo in una fase drammatica. I ventilatori sono nella disponibilità delle Regioni. La seconda ondata è diversa dalla prima”.

Diversissima. Non aveva nemmeno ancora iniziato la sua “dissimile” marcia che già tutti gli Ospedali ripiombavano in una profonda crisi, con la Campania che, su tutte, scopriva di avere più lanciafiamme che ventilatori o posti per l’ospedalizzazione.

Risulta difficile comprendere, a questo punto, la vera nozione di assembramento. Ci rientrano anche persone con la mascherina, all’aperto, che passeggiano senza toccarsi, ciascuno per la sua strada, verso negozi, nell’attesa di entrare, secondo i protocolli di sicurezza (studiati dagli stessi vertici), con l’intenzione di dare un po’ di ossigeno a dei commercianti in ginocchio? Anche loro sono da considerarsi persone assembrate?

Se così è, l’informazione ci ha tradito. E ci ha tradito certamente, a prescindere dal singolo episodio, anche se così non è.

Paura e terrore mai risolveranno una crisi così profonda. Saremo sempre più confusi e sgomenti. E ci capiremo sempre di meno. In un momento storico in cui dovremmo capirci tutti di più, e meglio.

Si perché se proprio c’è un messaggio da lanciare, andrebbe indirizzato ai ragazzi. Far comprendere loro che gruppi di 5, 10, 15, o 20 persone nelle zone residenziali, nei vicoli e negli anfratti delle strade principali, senza mascherina e in situazioni di pacchia per il COVID19, diventano pericolosi per le proprie famiglie.

La loro spavalderia rispetto ad un virus che ritengono incapace di aggredirli, mal si attaglia con la solidarietà, la cooperazione e la necessità di proteggere le fasce più a rischio, a partire proprio dai genitori o dai nonni con i quali ciascuno di loro convive.

Come pure le abitazioni ed i luoghi di residenza o domicilio, che in queste vacanze potrebbero diventare palle infuocate.

Ma la comunicazione si limita al terrore ed alla paura, a mostrarci immagini di una pochezza unica.

E fino a quando ci saranno i vertici politici, gli enti per l’emergenza e gli apparati amministrativi a fare il loro stesso gioco, con tanta superficialità e avarizia culturale, difficilmente potremo ritenerci salvi.

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