Coronavirus, sei segni sulla pelle annunciano il contagio

Coronavirus: tra i sintomi più diffusi per capire se si è contagiati dal coronavirus anche quelli sulla pelle e sono sei tipi associati alla gravità della malattia. Sono stati scoperti un team di scienziati italiani e consentono di intervenire per la cura con un significativo anticipo. Basta conoscerli.

5' di lettura

Sono sei i campanelli d’allarme per capire se si è stati infettati dal coronavirus. Non solo tosse, febbre e polmonite. Le strade per capire se si è stati contagiati passano anche attraverso la nostra pelle, come quelle possono sembrare delle banali alterazioni cutanee.

Lo ha dimostrato uno studio italiano, con il supporto della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse (SIDeMaSt), pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology, che ha individuato sei sintomi che possono essere associati al coronavirus e in diversi stadi della malattia.

Correlazione tra malattie cutanee e coronavirus

«Fin dall’inizio della pandemia da coronavirus – ha dichiarato Ketty Perris, presidente SIDeMaST e direttrice dell’Uoc di Dermatologia del Policlinico Gemelli di Roma – ci siamo attivati portando avanti diversi studi scientifici focalizzati su malattie cutanee ed infezione da coronavirus e svolgendo numerose attivitè di supporto per i pazienti affetti da malattie della pelle».

«Lo studio – continua Perris – è particolarmente interessante perché conferma che la cute può essere spia di una infezione da coronavirus. Per questo motivo, è fondamentale controllare ancora di più la nostra pelle, perché potrebbe metterci in guardia ed avvisarci preventivamente su quello che accade nel nostro organismo, dandoci la possibilità di muoverci in anticipo e aiutarci a fare una diagnosi precoce della malattia ed anche evitare possibili ulteriori contagi».

Studio coordinato dal primo paziente ricoverato per coronavirus

Lo studio è stato coordinato da Angelo Valerio Marzano, professore ordinario di Dermatologia e direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università degli Studi di Milano.

Marzano è stato anche il primo paziente ad essere ricoverato per coronavirus il 22 febbraio 2020 a Milano, subito dopo il paziente 1 di Codogno.

I sei fenotipi individuati

I 6 fenotipi cutanei individuati e che possono essere correlati al Covid-19 sono:

1) un quadro clinico simile all’orticaria,

2) un’eruzione morbilliforme sia agli arti che al tronco;

3) una reazione cutanea tipo varicella;

4) presenza di lesioni tipo geloni;

5) livedo reticularis, simile ad ecchimosi da trauma;

6) vasculite, con un colorito rosso vinoso e possibile formazione di ulcere sugli arti inferiori.

Lo studio è stato condotto su 200 pazienti in tutta Italia ed è il terzo per numero di pazienti osservati a livello mondiale.

L’obiettivo è stato chiaro: correlare statisticamente i 6 specifici quadri cutanei con la gravità della malattia da coronavirus i sintomi di quest’ultima (febbre, polmonite, difficoltà respiratoria, etc).

Con il supporto della SIDeMaST, 21 centri di dermatologia italiani hanno contribuito alla raccolta dei dati clinici dei pazienti con manifestazioni cutanee associate al coronavirus.

Coronavirus sulla pelle: i sei parametri

Le indagini sono state condotte nella prima fase della pandemia. I parametri presi in considerazione includevano:

sesso,

età al momento dell’insorgenza della malattia,

presenza o assenza di comorbidità,

manifestazioni cutanee,

presenza o assenza di lesioni mucose,

durata delle manifestazioni cutanee.

E ancora, sintomi correlati alla pelle, sintomi sistemici, durata dei sintomi sistemici, latenza tra le manifestazioni cutanee e sintomi sistemici e gravità della patologia.

Inoltre, ogni Centro partecipante ha fornito ai ricercatori i dati sulla base di alcuni criteri:

1) maggiore età;

2) positività confermata in laboratorio o fortemente sospetta;

3) presenza di manifestazioni cutanee da coronavirus confermate da un dermatologo esperto.

La gravità dell’infezione da coronavirus è stata classificata secondo 4 livelli:

stato asintomatico,

gravità lieve,

moderata

grave.

I pazienti presi in esame sono stati prevalentemente maschi (54 per cento), con un’età media al momento della diagnosi di 57 anni.

Sono risultati asintomatici 31 pazienti (15.5 per cento), mentre 51 (25.5%) presentavano una forma lieve della malattia.

Il 47.5 per cento dei pazienti (95) aveva una forma moderata, e l’11.5 per cento (23) una forma severa.

Inoltre, 86 dei 195 pazienti (con dati disponibili 43 per cento) avevano manifestato almeno una comorbidità.

Queste le percentuali dei fenotipi cutanei individuati:

orticarioide 13.2 per cento,

eritematosa o morbilliforme 27.4 per cento,

simile a varicella 16.2 per cento,

geloni 25.4 per cento,

ecchimosi 3.6 per cento,

vasculite 10.7 per cento.

A chi sono associati i diversi sintomi sulla pelle

«La durata media delle manifestazioni cutanee osservata – afferma Marzano – è stata di 12 giorni; quella dei geloni era di 22 giorni. Inoltre, abbiamo rilevato che i geloni erano il sintomo prevalente tra i giovani ed erano associati ad una manifestazione quasi sempre asintomatica del virus, mentre tutti gli altri fenotipi erano collegati ad una forma più o meno severa».

«A questo proposito – aggiunge -, due importanti lavori condotti precedentemente a livello internazionale avevano dato come assunto il fatto che le lesioni della pelle più gravi fossero correlate ad una forma più grave di Coronavirus, stabilendo quindi una proporzione diretta tra sintomi cutanei aggressivi e gravità del Covid. Una corrispondenza che invece, in base ai nostri studi, non esiste: non c’è alcuna correlazione diretta tra la gravità della manifestazione cutanea e quella della malattia da cotonavirus. Piuttosto, una correlazione esiste tra aumento dell’età e aumento della gravità della malattia».

Sei campanelli d’allarme

Per l’esperto è importante dunque non ignorare i segnali precisi che compaiono sulla pelle: un’apparente orticaria, un eritema molto esteso, una improvvisa vasculite, ecchimosi e geloni vanno considerati tutti possibili spie della malattia che devono indurci a fare un tampone.

«Il nostro lavoro comunque non si esaurisce qui – dice Marzano -.Vogliamo infatti studiare i meccanismi attraverso i quali il virus produce le lesioni cutanee una volta che si è introdotto nell’organismo attraverso l’apparato respiratorio».

«Per questo – conclude -, insieme ai miei collaboratori, stiamo scrivendo un progetto che verrà inviato al Ministero della Ricerca. L’obiettivo è contribuire a una sempre più rapida e approfondita conoscenza della malattia per far sì che la Comunità Scientifica possa sconfiggerla nel più breve tempo possibile».

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