Coronavirus, perché ci sono persone che non si contagiano

Coronavirus, perché ci sono persone che non si contagiano: è il tema di una ricerca internazionale che evidenzia l'esistenza di una immunità di tipo cellulare. E che va quindi oltre la produzione di anticorpi. La risposta potrebbe es sere nei linfociti.

4' di lettura

Coronavirus, perché alcuni contagiati non hanno sintomi e altri sì, anche gravi. E perché ci sono persone che non si contagiano, anche se restano accanto a chi è positivo all’infezione? Gli studi vanno avanti da tempo. Non ci sono ancora risposte precise, studi clinici pubblicati, ma diverse ipotesi. Alcune ritenute molto credibili.

La ricerca si è puntata sull’ospite

«Quando c’è una pandemia – ha dichiarato a Il Messaggero Giuseppe Novelli, genetista del policlinico Tor Vergata di Roma e presidente della Fondazione Giovanni Lorenzini di Milano – i fattori in gioco sono il patogeno, l’ospite e l’ambiente, ossia il contesto in cui si sviluppa l’infezione».

«Noi siamo concentrati sul secondo (l’ospite)– aggiunge Novelli -, che è fondamentale. Nei primi mesi dell’infezione da coronavirus ci siamo accorti che ci sono gli asintomatici, i moderati lievi, i casi gravi. Ma se il virus è lo stesso allora è chiaro che la differenza la fa l’ospite. Questo accade sempre, con tutte le infezioni».

Al lavoro 250 laboratori in tutto il mondo

E in che modo la differenza la fa l’ospite? Quali sono i meccanismi che regolano in modo diverso il contrasto alla diffusione del coronavirus nel nostro organismo? Scoprirlo potrebbe consentire di comprendere molto meglio il comportamento del nostro corpo e dello stesso coronavirus, e quindi rendere meno difficile arrivare a curare l’infezione.

La ricerca è internazionale, il team degli scienziati di Tor Vergata stanno lavorando con un gruppo di oltre 250 laboratori di tutto il mondo, che hanno come riferimento la Rockfeller University di New York.

C’è chi non produce interferone

«Studiamo il dna delle persone, facciamo correlazione statistica in base all’età e al sesso – ha spiegato Novelli -. Ci siamo prima concentrati sui malati gravi e abbiamo scoperto che esiste un 10-12 per cento di casi che hanno una caratteristica genetica particolare, non riescono cioè a produrre interferone che è la prima molecola di difesa».

Ma cosa hanno i resistenti al coronavirus?

«Sulla base di questa esperienza – ha continuato – ci siamo chiesti se ci sono differenze genetiche in quelli che noi chiamiamo i “resistenti”, cioè persone che quando convivono con un soggetto che è certamente positivo non solo non si ammalano, ma non si infettano nemmeno».

I ricercatori hanno individuato una cinquantina di geni che costituiscono fattori di rischio, ovvero sono più suscettibili di altri ad infettarsi di coronavirus.

Ma questi geni hanno un ruolo?

«Ma non basta – ha continuato Novelli -, perché ciò può essere scientificamente valido, ma deve essere clinicamente utile. Bisogna capire in sostanza se questi geni hanno un peso. Ce ne sono alcuni che regolano l’interferone e hanno un ruolo maggiore, altri come i gruppi sanguigni che hanno un peso molto minore, inferiore anche all’età e all’obesità. Bisogna studiarli tutti».

Non basta un test per capire se si è immuni al coronavirus

Capire se una persona è davvero immune al coronavirus non è così semplice e non basta un test.

«L’immunità – ha spiegato Roberto Luzzati, professore di malattie infettive dell’Università di Trieste – non è data solo dagli anticorpi. Esiste anche l’immunità cosiddetta cellulare».

Bisogna indagare anche altrove, e la risposta potrebbe essere nei linfociti.

L’immunità cellulo-mediata

«Noi abbiamo la cosiddetta immunità cellulo-mediata nella quale – aggiunge Luzzati – entra in gioco il sistema immunitario cellulare che poi è quello che mantiene la memoria nel tempo, molto più a lungo degli anticorpi che possono anche scomparire. Sulla durata dell’immunità che deriva dagli anticorpi, sappiamo in effetti ancora relativamente poco. Secondo gli ultimi studi, dopo l’infezione gli anticorpi dovrebbero essere presenti almeno 6-8 mesi, o forse di più».

Sulla effettiva immunità al coronavirus di alcune persone pesa anche un altro aspetto che non può essere ignorato. Alcuni tamponi hanno una sensibilità del 70%, e quindi qualche presunto immune potrebbe essere solo un falso negativo. Senza dimenticare gli asintomatici, che sono circa il 50% e che sono il vero veicolo della trasmissione del coronavirus,

Gruppo WhatsApp offerte di lavoro, bonus, concorsi e news

Ricevi ogni giorno gratis i migliori articoli su offerte di lavoro, bandi, bonus, agevolazioni e attualità. Scegli il gruppo che ti interessa:

  1. Telegram - Gruppo esclusivo

  2. WhatsApp - Gruppo base

Seguici anche su YouTube | Google | Gruppo Facebook | Instagram



Come funzionano i gruppi?
  1. Due volte al giorno (dopo pranzo e dopo cena) ricevi i link con le news più importanti

  2. Niente spam o pubblicità

  3. Puoi uscire in qualsiasi momento: la procedura verrà inviata ogni giorno sul gruppo

  4. Non è possibile inviare messaggi sul gruppo o agli amministratori

  5. Il tuo numero di cellulare sarà utilizzato solo per inviarti notizie